ROMA - Altri guai per Coe. Adesso il presidente della Iaaf, eletto prima dei Mondiali di Pechino dello scorso agosto, deve anche rispondere di un tentativo di forzare la propria elezione ai danni del suo concorrente Sergej Bubka. Ci sarebbero delle prove che dimostrerebbero che Lord Coe abbia indirettamente infranto il codice etico federale a circa due mesi dalla sua nomina, chiedendo "una mano" ad almeno un suo sottoposto in vista della sfida con l'ex-campione ucraina, sfida poi vinta nell'urna con 115 voti contro 92. Un membro importante del comitato per la candidatura di Coe, Jan Paterson, direttore degli affari olimpici della federazione britiannica, avrebbe inviato una mail all'allora direttore della comunicazione della Iaaf Nick Davies, divenuto poi il braccio destro di Coe nella nuova amministrazione, chiedendo, o meglio supplicando, il suo appoggio (peraltro scontato). Nella mail, in sostanza, si legge: "Nick, Seb vorrebbe che tu possa avere il controllo finale della situazione in ufficio e che PD sorvegli il profilo commerciale". Un brutto dettaglio, anche perché sembra ragionevolmente certo che il "Seb" citato, a pochi giorni dall'elezione, sia effettivamente Coe.
Nel quale caso sarebbe una conclamata infrazione del codice etico che recita: "I candidati non possono invocare il sostegno o l'appoggio di alcun membro federale o di altri connessi con la loro attività di candidati". Lo staff di Coe ovviamente nega: "Mai chiesto supporto a Nick Davies, il suo è stato un sostegno spontaneo". Allora però non si spiegherebbe come mai Davies si relazionasse al gruppo allestito per la candidatura di Coe con un nome fittizio: Manolo Yanes. Paterson chiede aiuto a Nick ma poi spedisce la mail anche a Manolo Yanes. Per ora la Commissione Etica della Iaaf, oberata di lavoro dopo i tanti problema legati al presunto doping "occultato", non ha rilasciato dichiarazioni. Rimane per ora il sospetto che quella mail avesse come obiettivo l'assicurarsi in anticipo l'elezione del candidato Coe e che per questo sia stata spedita a Nick Davies, il quale nelle vesti di direttore della comunicazione Iaaf viveva e lavorava nell'ufficio dell'allora presidente Lamine Diack, ora sotto investigazione criminale, così come lo stesso Davies. L'unico punto oscuro rimane il "PD" citato nella mail. Tutto però farebbe propendere per il Professor Helmut Digel, ex membro del consiglio federale e vice-presidente della sezione marketing della Iaaf.
Nel quale caso sarebbe una conclamata infrazione del codice etico che recita: "I candidati non possono invocare il sostegno o l'appoggio di alcun membro federale o di altri connessi con la loro attività di candidati". Lo staff di Coe ovviamente nega: "Mai chiesto supporto a Nick Davies, il suo è stato un sostegno spontaneo". Allora però non si spiegherebbe come mai Davies si relazionasse al gruppo allestito per la candidatura di Coe con un nome fittizio: Manolo Yanes. Paterson chiede aiuto a Nick ma poi spedisce la mail anche a Manolo Yanes. Per ora la Commissione Etica della Iaaf, oberata di lavoro dopo i tanti problema legati al presunto doping "occultato", non ha rilasciato dichiarazioni. Rimane per ora il sospetto che quella mail avesse come obiettivo l'assicurarsi in anticipo l'elezione del candidato Coe e che per questo sia stata spedita a Nick Davies, il quale nelle vesti di direttore della comunicazione Iaaf viveva e lavorava nell'ufficio dell'allora presidente Lamine Diack, ora sotto investigazione criminale, così come lo stesso Davies. L'unico punto oscuro rimane il "PD" citato nella mail. Tutto però farebbe propendere per il Professor Helmut Digel, ex membro del consiglio federale e vice-presidente della sezione marketing della Iaaf.