ROMA - "Ragazzi andate a ballare". Fu questo, cinquant'anni fa, il primo salto di qualità. Ballando si migliorava in scioltezza, il salto in alto cambiava pelle, oltreché scarpe e superfici, lo scavalcamento dell'asticella diventava sempre più flessuoso e armonico. Oggi e domani Assoluti Indoor ad Ancona con fari puntati sulla specialità regina dell'atletica azzurra. La Trost ha vinto senza brillare, ma c'è tempo (1,94). Domani Tamberi, Chesani e anche il piccolo Sottile. Mancherà Fassinotti. Alto di alto gradimento.
Una volta c'era Erminio Azzaro, colui che aveva intuito quanto la danza pagasse. Gli ci volle un po' per convincere i tecnici che trascorrere una serata su un'altra pedana rischiava di irrobustire l'allenamento. Pareva una provocazione e invece era un concetto quasi rivoluzionario. "Fu con Vittori che il salto in alto cambiò, soprattutto con la velocità d'entrata". Ex-primatista italiano, bronzo agli Europei di Atene del '69, marito e allenatore di Sara Simeoni, Azzaro fu uno dei padri azzurri della modernità in una disciplina alla quale un tempo andavamo sforbiciando, poi si sdoganò un movimento che ricordava l'involtino primavera (e si chiamava "belly roll"), il ventrale, poi venne Fosbury. Colui che dette l'imprimatur al gesto della rincorsa laterale (ideata solo perché nel suo giardino di casa non c'era abbastanza spazio per partire frontalmente) era americano e si chiamava Horine. Passò per eretico (e la Iaaf non era ancora nata). Cancellato lo scavalcamento ventrale, superati i 2,40, coccolati dallo sguardo penetrante del principe Sotomayor, ancora insuperato, sia indoor che outdoor (2,43 e 2,45), nell'anno olimpico l'Italia dell'atletica percepisce una strana sensazione e di questa vive: che il salto in alto sia l'unico "event" che possa autorizzare, dati alla mano, di prefigurare un podio. Più al maschile che al femminile. Però anche Alessia Trost, dosando gli sforzi e migliorando per quel che può la sua rincorsa, potrebbe non sentirsi più a disagio in compagnia della Kuchina, che da ragazzina sconfiggeva regolarmente, o della Chicherova, della Vlasic, della Licwinko, della Palsyte o della Lowe. Ma certo deve avvicinarsi ai 2,00. Altrimenti non se ne parla.
Ma è con Gianmarco Tamberi che il sogno sviluppa la trama più affascinante: 2,38 a Hustopece il 13 febbraio scorso per rispondere al qatarino Barshim che poche ore prima aveva saltato 2,36. Il capofila del 2016 è un cavallo di razza. "Ai nostri tempi i più forti erano lontani", ricorda Azzaro, "sapevamo che la scuola russa, sulla scia del magnifico Brumel, poteva sistemarsi sempre cinque o sei centimetri sopra di noi". Ma non sempre. Ad Atene Gavrilov vinse con la stessa misura che regalò il bronzo ad Azzaro (2,17). Anche negli ultimi anni sembrava che il distacco fosse incolmabile. Quando regnava Holm non c'era partita. Poi, di colpo, l'egemonia Bondarenko-Barshim, cui possiamo aggiungere Drouin e Ukhov, si è interrotta. Prima i Ciotti, poi Chesani, quindi Tamberi e Fassinotti. Il gap non è più un dramma. Quelli lì non sono più inarrivabili. Anzi. Tamberi potrebbe andare a Rio come l'uomo da battere. Mezzabarba è allegro come è sempre stato, ma non è più sventato, come è sempre stato. Forte della sua storia familiare, di suo papà Marco che lo allena, altista da 2,26, dal nonno Bruno, altista pure lui, che nel '39 arrivava a 1,86, ora sa gestire il patrimonio: "E Ancona è la mia pedana, il giardino di casa".
Maschietti dunque in gara domani, Mezzabarba ha definitivamente metabolizzato la saggezza: "In un anno così importante e lungo non bisogna farsi male, o del male cedendo al panico". Rio è ancora lontana e restare al top per mesi non è agevole per nessuno: "C'è anche da saper valutare bene quali gare disputare (farà sicuramente i Mondiali Indoor di Portland a metà marzo, ndr). E le prime gare outdoor potrebbero non andare bene. Ci sta. E' così per tutti. Se vuoi fare 2,40 a Rio, a luglio potresti anche non andare oltre i 2,30". Il "picco" di forma non può durare altrimenti non si chiamerebbe picco. "E poi c'è anche l'amministrazione del cibo. Io so cosa fare, ma so anche che il più delle volte, essendo maniacale, rischio di scollinare dalla parte opposta, irrigidendo troppo il programma alimentare". Ecco allora che si riscopre che per volare, qualche volta, farebbe bene, come diceva Azzaro, andare a ballare. Oppure: "Se il giorno prima della gara olimpica andassi a cena fuori e bevessi una birra potrebbe essere perfetto". Mezzabarba fa di necessità virtù. A Hustopece, prima del 2,38, è finito da McDonald's perché altro non c'era di aperto. Fosse che fosse che con un hamburger si sale?
Una volta c'era Erminio Azzaro, colui che aveva intuito quanto la danza pagasse. Gli ci volle un po' per convincere i tecnici che trascorrere una serata su un'altra pedana rischiava di irrobustire l'allenamento. Pareva una provocazione e invece era un concetto quasi rivoluzionario. "Fu con Vittori che il salto in alto cambiò, soprattutto con la velocità d'entrata". Ex-primatista italiano, bronzo agli Europei di Atene del '69, marito e allenatore di Sara Simeoni, Azzaro fu uno dei padri azzurri della modernità in una disciplina alla quale un tempo andavamo sforbiciando, poi si sdoganò un movimento che ricordava l'involtino primavera (e si chiamava "belly roll"), il ventrale, poi venne Fosbury. Colui che dette l'imprimatur al gesto della rincorsa laterale (ideata solo perché nel suo giardino di casa non c'era abbastanza spazio per partire frontalmente) era americano e si chiamava Horine. Passò per eretico (e la Iaaf non era ancora nata). Cancellato lo scavalcamento ventrale, superati i 2,40, coccolati dallo sguardo penetrante del principe Sotomayor, ancora insuperato, sia indoor che outdoor (2,43 e 2,45), nell'anno olimpico l'Italia dell'atletica percepisce una strana sensazione e di questa vive: che il salto in alto sia l'unico "event" che possa autorizzare, dati alla mano, di prefigurare un podio. Più al maschile che al femminile. Però anche Alessia Trost, dosando gli sforzi e migliorando per quel che può la sua rincorsa, potrebbe non sentirsi più a disagio in compagnia della Kuchina, che da ragazzina sconfiggeva regolarmente, o della Chicherova, della Vlasic, della Licwinko, della Palsyte o della Lowe. Ma certo deve avvicinarsi ai 2,00. Altrimenti non se ne parla.
Ma è con Gianmarco Tamberi che il sogno sviluppa la trama più affascinante: 2,38 a Hustopece il 13 febbraio scorso per rispondere al qatarino Barshim che poche ore prima aveva saltato 2,36. Il capofila del 2016 è un cavallo di razza. "Ai nostri tempi i più forti erano lontani", ricorda Azzaro, "sapevamo che la scuola russa, sulla scia del magnifico Brumel, poteva sistemarsi sempre cinque o sei centimetri sopra di noi". Ma non sempre. Ad Atene Gavrilov vinse con la stessa misura che regalò il bronzo ad Azzaro (2,17). Anche negli ultimi anni sembrava che il distacco fosse incolmabile. Quando regnava Holm non c'era partita. Poi, di colpo, l'egemonia Bondarenko-Barshim, cui possiamo aggiungere Drouin e Ukhov, si è interrotta. Prima i Ciotti, poi Chesani, quindi Tamberi e Fassinotti. Il gap non è più un dramma. Quelli lì non sono più inarrivabili. Anzi. Tamberi potrebbe andare a Rio come l'uomo da battere. Mezzabarba è allegro come è sempre stato, ma non è più sventato, come è sempre stato. Forte della sua storia familiare, di suo papà Marco che lo allena, altista da 2,26, dal nonno Bruno, altista pure lui, che nel '39 arrivava a 1,86, ora sa gestire il patrimonio: "E Ancona è la mia pedana, il giardino di casa".
Maschietti dunque in gara domani, Mezzabarba ha definitivamente metabolizzato la saggezza: "In un anno così importante e lungo non bisogna farsi male, o del male cedendo al panico". Rio è ancora lontana e restare al top per mesi non è agevole per nessuno: "C'è anche da saper valutare bene quali gare disputare (farà sicuramente i Mondiali Indoor di Portland a metà marzo, ndr). E le prime gare outdoor potrebbero non andare bene. Ci sta. E' così per tutti. Se vuoi fare 2,40 a Rio, a luglio potresti anche non andare oltre i 2,30". Il "picco" di forma non può durare altrimenti non si chiamerebbe picco. "E poi c'è anche l'amministrazione del cibo. Io so cosa fare, ma so anche che il più delle volte, essendo maniacale, rischio di scollinare dalla parte opposta, irrigidendo troppo il programma alimentare". Ecco allora che si riscopre che per volare, qualche volta, farebbe bene, come diceva Azzaro, andare a ballare. Oppure: "Se il giorno prima della gara olimpica andassi a cena fuori e bevessi una birra potrebbe essere perfetto". Mezzabarba fa di necessità virtù. A Hustopece, prima del 2,38, è finito da McDonald's perché altro non c'era di aperto. Fosse che fosse che con un hamburger si sale?