Atletica, processo doping: assolti anche i velocisti della 4X100
di MATTEO MACORDopo la prima tornata di assoluzioni, proscioglimento anche per Galvan, Licciardello e Collio (argento europeo con la staffetta nel 2010), il lanciatore del disco Giovanni Faloci e il lanciatore del peso Daniele Secci
ROMA - Seconda tornata di sentenze nel processo ai 26 azzurri dell'atletica coinvolti nel caso "Whereabouts", dopo quella di lunedì scorso, e stesso identico verdetto: tutti assolti. Dopo il proscioglimento da ogni addebito dei primi otto azzurri (da Donato a Greco, passando per Howe e Salis), questa mattina a Roma la Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping ha assolto dalle accuse di "eluso controllo" e "mancata reperibilità" nei controlli altri cinque atleti: i velocisti Matteo Galvan, Claudio Licciardello e Simone Collio (argento europeo con la staffetta 4×100 nel 2010), il lanciatore del disco Giovanni Faloci e il lanciatore del peso Daniele Secci. Tutti deferiti a dicembre per violazione dell'articolo 2.3 delle Nsa, e ora "sollevati di una croce che abbiamo sostenuto per troppo tempo, e ingiustamente - è il primo commento, a caldo, dopo l'assoluzione - che purtroppo, però, ci porteremo tutti …
ROMA - Seconda tornata di sentenze nel processo ai 26 azzurri dell'atletica coinvolti nel caso "Whereabouts", dopo quella di lunedì scorso, e stesso identico verdetto: tutti assolti. Dopo il proscioglimento da ogni addebito dei primi otto azzurri (da Donato a Greco, passando per Howe e Salis), questa mattina a Roma la Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping ha assolto dalle accuse di "eluso controllo" e "mancata reperibilità" nei controlli altri cinque atleti: i velocisti Matteo Galvan, Claudio Licciardello e Simone Collio (argento europeo con la staffetta 4×100 nel 2010), il lanciatore del disco Giovanni Faloci e il lanciatore del peso Daniele Secci. Tutti deferiti a dicembre per violazione dell'articolo 2.3 delle Nsa, e ora "sollevati di una croce che abbiamo sostenuto per troppo tempo, e ingiustamente - è il primo commento, a caldo, dopo l'assoluzione - che purtroppo, però, ci porteremo tutti dietro per un bel po'".
Coinvolti in quattro mesi di bufera doping con l'accusa di aver volutamente omesso di compilare i documenti necessari per garantire la loro reperibilità da parte del sistema Wherabout, il programma con il quale il Coni monitora lo spostamento di ogni atleta e gestisce i controlli antidoping, "oggi ci sentiamo liberi da un grande, pesantissimo peso - spiega il catanese Claudio Licciardello, che nel frattempo ha appeso le scarpette al chiodo e sta intraprendendo la carriera di allenatore con le Fiamme Gialle - In questi siamo sempre stati tranquilli, sia della nostra coscienza, sia della fiducia nelle istituzioni, ma è comunque importantissimo avere la prova finale di come gli errori, in questa vicenda, siano stati di altri. E di come sia dal punto di vista normativo, sia dal punto di vista giuridico, l'accusa non potesse stare in piedi".
"Si tratta di un'ulteriore dimostrazione, se mai fosse necessaria, della nostra assoluta innocenza dall'accusa di aver volutamente eluso i controlli antidoping. Un'ulteriore passo fatto verso l'assoluzione dell'intero gruppo di atleti indagati ed esposti al pubblico lubidrio con una imputazione gravissima - attacca il comunicato ufficiale diffuso nel pomeriggio dal fonte comune dei 26 atleti - Un'ulteriore conferma di come l'atletica leggera sia non solo estranea ma al doping ma anche lontana da qualunque sospetto che qualcuno può avere ingenerato nell'opinione pubblica. Ora non ci resta che attendere il verdetto per gli altri 13 colleghi che ancora sono in attesa di giudizio, anche se dopo quanto accaduto in questi giorni, riteniamo che possano affrontare il loro processo con maggiore fiducia e determinazione".
Se la seconda tornata di assoluzioni "è importante doppiamente, perché tranquillizza e rasserena anche gli altri 13 ancora in attesa di giudizio" - continuano i cinque atleti - dal fronte comune dei 26 azzurri travolti dalla bufera doping emergono però anche "ancora tanta rabbia e delusione". "Questo polverone è capitato nel momento più infelice della storia del nostro sport - continua Licciardello - Poteva essere tutto gestito molto meglio, sia dalla Procura, sia dai media". "Il lavoro che fa la Procura antidoping è fondamentale, importantissimo, e in generale va solo che supportato, ma in questo caso non ha fatto una buona figura, né un ottimo lavoro, anzi", è l'accusa del velocista siciliano dopo l'assoluzione.
"Penso ai miei colleghi che sono ancora in attività, e provo a immaginare cosa voglia poter dire preparare una Olimpiade con questo ambiente intorno. Per tutti noi questa vicenda, seppur a lieto fine, sarà una croce da portarsi sulle spalle per sempre - conclude Licciardello - Spero che chi sta lottando per qualificarsi per Rio ce la faccia, ma in tanti, se non ce la faranno, avranno il rimpianto di aver preparato l'appuntamento della vita con uno stress insopportabile a causa di un'accusa ingiusta e infamante come quella di doping. Onore a chi riuscirà ad andare e far bene comunque. Ma per tutti gli altri, che si sono ritrovati in una situazione del genere dopo una vita passata a tenere sotto controllo con tutte le precauzioni possibili ogni singolo farmaco, riprendere sarà comunque dura".
Coinvolti in quattro mesi di bufera doping con l'accusa di aver volutamente omesso di compilare i documenti necessari per garantire la loro reperibilità da parte del sistema Wherabout, il programma con il quale il Coni monitora lo spostamento di ogni atleta e gestisce i controlli antidoping, "oggi ci sentiamo liberi da un grande, pesantissimo peso - spiega il catanese Claudio Licciardello, che nel frattempo ha appeso le scarpette al chiodo e sta intraprendendo la carriera di allenatore con le Fiamme Gialle - In questi siamo sempre stati tranquilli, sia della nostra coscienza, sia della fiducia nelle istituzioni, ma è comunque importantissimo avere la prova finale di come gli errori, in questa vicenda, siano stati di altri. E di come sia dal punto di vista normativo, sia dal punto di vista giuridico, l'accusa non potesse stare in piedi".
"Si tratta di un'ulteriore dimostrazione, se mai fosse necessaria, della nostra assoluta innocenza dall'accusa di aver volutamente eluso i controlli antidoping. Un'ulteriore passo fatto verso l'assoluzione dell'intero gruppo di atleti indagati ed esposti al pubblico lubidrio con una imputazione gravissima - attacca il comunicato ufficiale diffuso nel pomeriggio dal fonte comune dei 26 atleti - Un'ulteriore conferma di come l'atletica leggera sia non solo estranea ma al doping ma anche lontana da qualunque sospetto che qualcuno può avere ingenerato nell'opinione pubblica. Ora non ci resta che attendere il verdetto per gli altri 13 colleghi che ancora sono in attesa di giudizio, anche se dopo quanto accaduto in questi giorni, riteniamo che possano affrontare il loro processo con maggiore fiducia e determinazione".
Se la seconda tornata di assoluzioni "è importante doppiamente, perché tranquillizza e rasserena anche gli altri 13 ancora in attesa di giudizio" - continuano i cinque atleti - dal fronte comune dei 26 azzurri travolti dalla bufera doping emergono però anche "ancora tanta rabbia e delusione". "Questo polverone è capitato nel momento più infelice della storia del nostro sport - continua Licciardello - Poteva essere tutto gestito molto meglio, sia dalla Procura, sia dai media". "Il lavoro che fa la Procura antidoping è fondamentale, importantissimo, e in generale va solo che supportato, ma in questo caso non ha fatto una buona figura, né un ottimo lavoro, anzi", è l'accusa del velocista siciliano dopo l'assoluzione.
"Penso ai miei colleghi che sono ancora in attività, e provo a immaginare cosa voglia poter dire preparare una Olimpiade con questo ambiente intorno. Per tutti noi questa vicenda, seppur a lieto fine, sarà una croce da portarsi sulle spalle per sempre - conclude Licciardello - Spero che chi sta lottando per qualificarsi per Rio ce la faccia, ma in tanti, se non ce la faranno, avranno il rimpianto di aver preparato l'appuntamento della vita con uno stress insopportabile a causa di un'accusa ingiusta e infamante come quella di doping. Onore a chi riuscirà ad andare e far bene comunque. Ma per tutti gli altri, che si sono ritrovati in una situazione del genere dopo una vita passata a tenere sotto controllo con tutte le precauzioni possibili ogni singolo farmaco, riprendere sarà comunque dura".