Confusa, felice, a Rio. Ma il bello viene adesso, Irma Testa.
"Il bello sarà combattere per l'oro. Andrò in Brasile per quello. Per vincere. Lavorerò per vincere. Combatterò con tutte le mie forze per l'oro. Non dovesse arrivare, avrò comunque la coscienza di averci provato. Questo conta più di tutto".
Bella grinta, per una diciottenne.
"Cromosomi, vengo da una famiglia in cui la boxe si è respirata, ho iniziato a praticarla dopo mia sorella, a 10 anni, la destinata ai guantoni era lei. Io l'accompagnavo in palestra, il pugilato, mi ha attratta. Non l'ho più lasciato".
Boxe Vesuviana, il maestro Lucio Zurlo, il quartiere Provolera. Cos'è fare pugilato a Torre Annunziata?
"È vita. È superarsi, costruirsi come persona, uscire dalla paura e da quello che non va, diventare grandi. Lo sono diventata in fretta. Devo ringraziare il maestro Zurlo, un mito, su di lui hanno anche girato un documentario qualche mese fa. Ha 80 anni, ha visto passare pugili e storie sul suo ring. Questa vittoria è tanto sua, che ha dato l'anima per il nostro sport. E per Torre Annunziata".
Come vive la teenager Irma Testa?
"Vivo in perenne ritiro, ad Assisi, un posto ideale nel quale preparare un evento come l'Olimpiade. Poca vita, sempre quella, vorrei dire, citando una canzone. Palestra, palestra, palestra. Allenamenti, poi un po' di musica in cuffia, qualche buon libro nei momenti di raccoglimento, nelle settimane scorse leggevo il Piccolo Principe, ad esempio. Amo ridere, sono una persona solare. Cattiva, mai".
Elegante, semmai. La chiamano "Butterfly".
"Sì, ho anche una piccola farfalla tatuata. Penso ad Ali, fu definito una farfalla che punge come un'ape, beh, così mi piacerebbe essere, una pugile che danza e colpisce. Non mi sta andando male ma non mi fermo qui. Rio è un punto di partenza".
Lei ha già vinto tanto da ragazza: oro nei 57 kg ai Mondiali jrs nel 2015, oro europeo, il premio come miglior Under 20 del mondo. Poi il salto di categoria.
"Sì, perché volevo l'Olimpiade, per le donne ci sono solo tre categorie (51, 60, 75 kg), e io ero un po' nel mezzo. Ho deciso di mettere massa. Non è facile, credetemi, non è sufficiente mangiare, come s'immagina. Perdi mobilità, acquisti potenza ma è un guadagno che devi saper usare. Ora mi sento pienamente nella mia dimensione di atleta".
Ha anche un altro tatuaggio sul braccio, una donna-samurai.
"Una guerriera, una onna-bugeisha. Mi rivedo in quella cultura. Mi piace immaginarmi così".
Cosa significa essere la prima donna italiana a qualificarsi per i Giochi nella boxe?
"Un grande onore, una responsabilità, ma anche la consapevolezza che il movimento c'è, cresce, è vivo, ed è bello rappresentarne la punta più avanzata. Sono certa che in futuro, e magari già a Rio, anche altre italiane ci saranno. Sarebbe straordinario".
"Il bello sarà combattere per l'oro. Andrò in Brasile per quello. Per vincere. Lavorerò per vincere. Combatterò con tutte le mie forze per l'oro. Non dovesse arrivare, avrò comunque la coscienza di averci provato. Questo conta più di tutto".
Bella grinta, per una diciottenne.
"Cromosomi, vengo da una famiglia in cui la boxe si è respirata, ho iniziato a praticarla dopo mia sorella, a 10 anni, la destinata ai guantoni era lei. Io l'accompagnavo in palestra, il pugilato, mi ha attratta. Non l'ho più lasciato".
Boxe Vesuviana, il maestro Lucio Zurlo, il quartiere Provolera. Cos'è fare pugilato a Torre Annunziata?
"È vita. È superarsi, costruirsi come persona, uscire dalla paura e da quello che non va, diventare grandi. Lo sono diventata in fretta. Devo ringraziare il maestro Zurlo, un mito, su di lui hanno anche girato un documentario qualche mese fa. Ha 80 anni, ha visto passare pugili e storie sul suo ring. Questa vittoria è tanto sua, che ha dato l'anima per il nostro sport. E per Torre Annunziata".
Come vive la teenager Irma Testa?
"Vivo in perenne ritiro, ad Assisi, un posto ideale nel quale preparare un evento come l'Olimpiade. Poca vita, sempre quella, vorrei dire, citando una canzone. Palestra, palestra, palestra. Allenamenti, poi un po' di musica in cuffia, qualche buon libro nei momenti di raccoglimento, nelle settimane scorse leggevo il Piccolo Principe, ad esempio. Amo ridere, sono una persona solare. Cattiva, mai".
Elegante, semmai. La chiamano "Butterfly".
"Sì, ho anche una piccola farfalla tatuata. Penso ad Ali, fu definito una farfalla che punge come un'ape, beh, così mi piacerebbe essere, una pugile che danza e colpisce. Non mi sta andando male ma non mi fermo qui. Rio è un punto di partenza".
Lei ha già vinto tanto da ragazza: oro nei 57 kg ai Mondiali jrs nel 2015, oro europeo, il premio come miglior Under 20 del mondo. Poi il salto di categoria.
"Sì, perché volevo l'Olimpiade, per le donne ci sono solo tre categorie (51, 60, 75 kg), e io ero un po' nel mezzo. Ho deciso di mettere massa. Non è facile, credetemi, non è sufficiente mangiare, come s'immagina. Perdi mobilità, acquisti potenza ma è un guadagno che devi saper usare. Ora mi sento pienamente nella mia dimensione di atleta".
Ha anche un altro tatuaggio sul braccio, una donna-samurai.
"Una guerriera, una onna-bugeisha. Mi rivedo in quella cultura. Mi piace immaginarmi così".
Cosa significa essere la prima donna italiana a qualificarsi per i Giochi nella boxe?
"Un grande onore, una responsabilità, ma anche la consapevolezza che il movimento c'è, cresce, è vivo, ed è bello rappresentarne la punta più avanzata. Sono certa che in futuro, e magari già a Rio, anche altre italiane ci saranno. Sarebbe straordinario".