Pellegrini, a Rio l'Italia si specchia nella sua bandiera più celebre
di ALESSANDRA RETICO
La signora del nuoto azzurro festeggerà i 28 anni proprio il 5 agosto, quando inizierà la sua quarta Olimpiade. Rappresenterà il paese nel momento più suggestivo, poi cercherà il suo ultimo show
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ROMA - Cloro tricolore e samba. L'Italia si specchia nella sua bandiera più celebre, vincente e longeva, e affida lo stendardo del Paese all'alfiere Federica Pellegrini perché lo sventoli alto ai Giochi di Rio. "E' un onore e il coronamento di una lunga carriera". La signora del nuoto azzurro festeggerà 28 anni proprio nel giorno della cerimonia inaugurale, il 5 agosto, quando inizierà la sua quarta e quasi di certo ultima Olimpiade. Al Salone d'Onore del Coni l'ufficializzazione di quello che tutti avevano previsto da tempo: Federica è la 41esima portabandiera d'Italia, l'11esima donna tra Olimpiadi Estive e Invernali. Ha battuto la concorrenza di Tania Cagnotto, la tuffatrice che in Brasile avrà 31 anni e il desiderio di una medaglia a Cinque Cerchi che le manca in una storia piena di successi che volge al termine. La campionessa veneta l'ha spuntata nella battaglia della popolarità, nonostante il rifiuto (prima che le venisse chiesto) di rappresentare la nazione a Londra 2012 le abbia procurato molte critiche. Fu Valentina Vezzali poi a impugnare il vessillo e a vincere il bronzo nell'individuale e l'oro a squadre, gli ultimi della sua strepitosa vita in pedana. La fiorettista più medagliata di sempre ha annunciato proprio nei giorni scorsi il definitivo ritiro dalle scene.
Fede invece cerca l'ultimo show. Dopo Rio, vedrà: se mettere su famiglia, sposarsi, avere figli. Magari tornare a Tokyo 2020 per le staffette. C'è tempo, ci sono ancora 200 metri di bellezza da coronare. La sua prima convocazione in azzurro nel 2003, come staffettista ai mondiali di Barcellona. Ebbe la febbre. L'anno dopo salì con la sua faccia da ragazzina piena di brufoli, a 16 anni e 12 giorni, sul podio olimpico di Atene con un argento nei 200 stile libero, diventando la più giovane medaglia olimpica nella storia dello sport italiano. Da allora non ha più smesso di rimanere al vertice. Rimontando anche da brutali cadute, nel cloro e fuori: le crisi di panico, la morte nel 2009 del suo allenatore mentore Alberto Castagnetti; le molteplici rotture con i tecnici, da Federico Bonifacenti a Philippe Lucas ex coach della rivale Laure Manaudou, ingaggiato e lasciato due volte, a Claudio Rossetto ex allenatore del suo compagno Filippo Magnini e ora di Luca Dotto; gli amori e gli intrecci del cuore, da Luca Marin ex fidanzato di Manaudou a Filippo, che dopo varie crisi è diventato il suo partner di vita. In mezzo alle curve dell'esistenza, quelle delle corsie: oro a Pechino 2008 nei 200 stile libero, 4 titoli mondiali oltre a 4 argenti e 1 bronzo, 6 Europei (e 1 argento e 4 bronzi). Il record del mondo nei 400 stile libero del 2009 caduto appena due stagioni fa per mano dell'adolescente Usa Ledecky, quello nei 200 sl che ancora resiste dai mondiali di Roma (1'52''98), epoca dei costumi gommati.
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Per Federica il cerchio si chiuderà tra il 7 e l'8 agosto con batterie, semifinali e finali delle sue adorate quattro vasche. Ha detto addio definitivamente ai non amati 400 stile libero dopo gli Europei di Berlino 2014 e con loro ha salutato il tecnico francese Lucas, che glieli voleva far nuotare per forza. Si allena con Matteo Giunta, cugino di Magnini, da allora. E si allena come avesse ritrovato il tempo perduto. Soprattutto da Londra, l'Olimpiade disastrosa per lei (2 quinti posti) e per tutto il nuoto italiano, che ne uscì con zero medaglie e una squadra in frantumi. La ricostruzione è cominciata sulle macerie londinesi, con un anno sabbatico che per molti sarebbe stato definitivo.
Invece niente vacanze. E niente reality show, nonostante in molti glielo abbiano chiesto. Lei così fotogenica, amante e amata dalla moda, non ha mai ceduto alle lusinghe dello spettacolo. L'acqua è ancora il suo palcoscenico. Per questo eccola a sorpresa sui blocchetti dei 200 sl ai mondiali di Barcellona 2013, dove in teoria avrebbe dovuto gareggiare solo nel dorso: argento. L'anno dopo agli Europei di Berlino è oro sempre nei 200 sl (e oro nella staffetta 4X200 con una pazzesca rimonta), a Kazan 2015 è argento il giorno del suo compleanno, il sesto podio di fila a un mondiale, dieci anni dopo la prima volta (Montreal 2005). Ha pianto in Russia lo scorso 5 agosto, ha detto: "Lacrime di gioia, per la prima volta in vita mia. Molti dicevano che i 200 erano diventati troppo veloci per me. Invece eccomi, sempre qui dopo 10 anni". Pronta al prossimo 5 agosto, a tenere in alto e a festa la bandiera d'Italia.