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Pugilato, Cammarelle dice basta: "Mai odiato nessuno, ma adoravo Tyson"

Chiude la carriera a 36 il milanese, tre volte sul podio alle Olimpiadi nei supermassimi, noto per la sua straordinaria correttezza: "Non ho mai odiato gli avversari". Un punto di riferimento per i tanti giovani che si avvicinano ai guantoni. E che per i Giochi di Rio punta tutto su Irma Testa e Clemente Russo
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ROMA - Roberto Cammarelle dice basta. Stasera al Pala Badminton di Milano sarà uno degli azzurri che si misureranno nel dual match contro la Francia, evento organizzato per celebrare i 100 anni della federazione. Sarà il suo ultimo incontro. A 36 anni appende i guantoni al chiodo uno dei più grandi pugili dilettanti che l'Italia abbia mai avuto. Parla un palmares da brividi, ottenuto nella categoria più affascinante, quella dei supermassimi. Tre podi olimpici: il picco a Pechino nel 2008 con la medaglia d'oro (nello stesso anno è stato insignito del titolo Commendatore dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), l'argento a Londra 2012 dopo una discussa sconfitta in finale contro il britannico Joshua (ora diventato un 'remuneratissimò personaggio tra i professionisti), il bronzo ad Atene 2004. Due volte campione del mondo - a Chicago nel 2007 e Milano nel 2009 - e due volte terzo. E ancora: tre argenti euro…
ROMA - Roberto Cammarelle dice basta. Stasera al Pala Badminton di Milano sarà uno degli azzurri che si misureranno nel dual match contro la Francia, evento organizzato per celebrare i 100 anni della federazione. Sarà il suo ultimo incontro. A 36 anni appende i guantoni al chiodo uno dei più grandi pugili dilettanti che l'Italia abbia mai avuto. Parla un palmares da brividi, ottenuto nella categoria più affascinante, quella dei supermassimi. Tre podi olimpici: il picco a Pechino nel 2008 con la medaglia d'oro (nello stesso anno è stato insignito del titolo Commendatore dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), l'argento a Londra 2012 dopo una discussa sconfitta in finale contro il britannico Joshua (ora diventato un 'remuneratissimò personaggio tra i professionisti), il bronzo ad Atene 2004. Due volte campione del mondo - a Chicago nel 2007 e Milano nel 2009 - e due volte terzo. E ancora: tre argenti europei, quattro titoli dell'Unione Europea, tre trionfi i Giochi del Mediterraneo. Una bacheca degna di leggende del pugilato dilettantistico come i cubani Teofilo Stevenson e Felix Savon e l'ungherese Laszlo Papp. Una carriera senza macchie, mai una dichiarazione o un comportamento fuori dalle righe, un vero punto di riferimento per i giovani che si avvicinano al mondo non sempre 'tranquillo' della boxe.

Cammarelle, lei è universalmente riconosciuto come pugile di straordinaria correttezza.
"La cosa mi rende orgoglioso. Non ho mai odiato i miei avversari, sul ring non sono mai salito per buttarli giù, anzi. Diciamo che li ho sempre aiutati a perdere bene..."
Eppure ci risulta che lei si ispirasse al re del ko brutale, Mike Tyson..
"Quando ho cominciato, in Italia c'era il grande Parisi, i cui match venivano raccontati da Rino Tommasi. Ma a livello internazionale non potevo che restare affascinato dal campione del mondo dei pesi massimi, Mike Tyson. Lo conoscevano tutti, a livello pugilistico era lontanissimo da me, ma era ricco e famoso, e io volevo diventare quello".
Però contro il cinese nella finale di Pechino sembrava proprio Tyson.
"Sbagliato. Ho vinto per ko, è vero, ma non volevo abbatterlo. Il colpo decisivo non l'ho neanche forzato, ma è stato perfetto, portato in scioltezza. Il 99% dei ko viene se non lo cerchi, io lo volevo portare alla sconfitta ai punti. Poi nella categoria sono uno dei pochi che fa scherma pura, aiuto a perdere bene gli avversari, non spendo energie. I tornei sono lunghi e bisogna amministrarsi".
La sua correttezza è scoraggiante. Confessi almeno che da bambino ha picchiato qualche compagno di scuola.
"No, mai. E ovviamente non ho picchiato nessuno neanche da adulto..."
Il suo armadio è pieno di medaglie, c'è il rimpianto di non essere passato professionista?
"Nessun rimpianto, anche se molto probabilmente avrei fatto bene anche lì. La mia è stata una scelta di cuore, quindici anni fa aveva senso fare il professionista, ora non più.  Inoltre il livello si è abbassato, il match tra Fury e Klitschko ad esempio ha deluso. Poi c'è il lato economico. Per monetizzare avrei dovuto combattere in Usa, Germania, Inghilterra. Sarei stato un emigrante del ring, in Italia si guadagna troppo poco. Fragomeni per difendere un mondiale in casa guadagnò 40mila euro, De Carolis andrà ancora in Germania nonostante sia il campione. Speriamo in un onda mediatica che ci dia una mano, anche se poi arriva Ricci e rovina tutto..."
Già Ricci, arrestato per aver rapito un bambino a scopo di estorsione...
"Bisogna fare una precisazione. Ricci non è diventato così perché fa il pugilato, anzi proprio grazie a questo non è diventato ancora peggio. La boxe resta uno sport di recupero, c'è tanta gente difficile, borderline: alcuni ne escono fuori, altri no. Torno al discorso di prima. La boxe in Italia non dà da mangiare, per campare bisogna anche lavorare e chi non lavora fa altro..."

Con la boxe è stato un colpo di fulmine?
"No, un incontro casuale a cui è seguito un graduale innamoramento. A undici anni ero cicciottello, entrai in palestra per dimagrire, ci andava anche mio fratello maggiore. Iniziai ad interessarmi ai più grandi che facevano i guanti sul ring, e a 12 anni mi sentivo campione del mondo. Forse lo sarei stato, visto che a quell'età ero già alto 1,75"
Cicciottello. Quindi con la bilancia sono stati dolori?
"Nessuna dieta rigida, sennò mica facevo il supermassimo. Sono goloso, l'unico con cui faccio a cazzotti è il nutrizionista. Io il dolce lo mangio a pranzo e cena, mica come integrazione dopo l'allenamento".
Si parla tanto di aprire le Olimpiadi ai professionisti, che ne pensa?
"Non è fattibile e non ha senso. È un autogol dell'Aiba che ha provato a fare un ibrido, e così diventa un marasma. Penso sia fumo negli occhi, al massimo ai Giochi potrebbe andare un professionista poco affermato. Ma che Pacquiao o Mayweather vadano a combattere sui tre round ve lo scordate".
Ora avrà un ruolo dirigenziale nelle Fiamme Oro, eppure è stato anche un personaggio dello spettacolo.
"Se si riferisce a Ballando con le stelle, è stata una parentesi, in un mondo dello spettacolo dove in realtà non ci sono mai entrato. Ho sempre pensato solo alla mia storia sportiva: il personaggio Cammarelle mi interessa poco, l'atleta possiamo raccontarlo".
Senza Cammarelle, alle Olimpiadi perdiamo una medaglia sicura.
"Possiamo fare bene ugualmente. Irma Testa è molto forte, la vedo a medaglia così come Clemente Russo. Poi c'è Manfredonia, uno di grande volontà che avrà anche il tifo locale essendo di origine brasiliana. Mangiacapre è una garanzia, anche se è salito di categoria. Cappai è molto talentuoso e nei 49 kg la qualità generale non è altissima. Insomma, sono fiducioso".