Sport

Atletica, soldi al figlio di Diack: ombre su Tokyo 2020

Secondo l'indiscrezione del "Guardian" i Giochi del 2020 sarebbero stato assegnati con un passaggio di mazzette sottobanco a Papa Massata Diack, figlio dell'allora presidente della Iaaf

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Anche i Giochi di Tokyo 2020, secondo l'indiscrezione del "Guardian" (già al vaglio della polizia francese), sarebbero stati assegnati con un passaggio di mazzette sottobanco. Con una tangente mascherata da bonifico di un milione e trecento mila euro "come anticipo sulla costruzione di alcune infrastrutture",  nel 2012 il Comitato organizzatore giapponese avrebbe ingrossato un conto cifrato di Papa Massata Diack, figlio dell'allora presidente della Iaaf Lamine Diack e uomo dal potere smisurato, affinché il brav'uomo agevolasse mediante le sue diavolerie l'assegnazione dei Giochi del 2020 a Tokyo (avvenuta nel 2013). Dal Giappone replicano: "Respingiamo le accuse. La designazione di Tokyo è stata determinata dall'affidabilità del nostro sistema sportivo e dalle garanzia strutturali ed economiche".
 
Ma forse non è così. Presto si tornerà a guardare con sospetto il ruolo della Dentsu, il gigante industriale giapponese, nell'assegnazione dei Giochi del 2020. A fatica si può considerare una "coincidenza" il fatto che il contratto che la Dentsu aveva stipulato con la Iaaf è stato allungato, con decisione unilaterale, da parte della famiglia Diack sino al 2029. E proprio nei mesi finali della presidenza di Lamine Diack. Un atto dovuto perché avevano raggiunto l'obiettivo comune?
 
Come si può intuire, lo sport più praticato non è il calcio, non è l'atletica, non sono le maratone, bensì quello in cui eccelle chi passa sotto i tavoli buste di varia forma ma sempre dallo stesso contenuto, o che rende visibile sull'estratto conto della persona giusta una già pattuita somma di denaro. Ecco lo sport. Volgari corruzioni. Gli illusi sono avvertiti per l'ennesima volta. Forse di pulito non c'è più niente. Come sempre, sembra tutto a posto e invece no. La trama pare chiara e invece no. La superficie del racconto era il contrario della verità sottostante.
 
E adesso sappiamo, come se non bastassero i mestatori di media e piccola taglia, che nello sport mondiale c'era "Keyser Söze". Si chiamava, appunto, Papa Massata Diack (ora per fortuna è stato cancellato, ma i danni resteranno a lungo). Nelle mail, nei post attaccati al minibar delle stanze d'albergo in cui avvenivano gli incontri più delicati e più ricchi di prospettive economiche, con i tavolini bassi invasi da buste o bustone appesantite da tangenti robuste, mentre a parole si gettavano le basi per futuri scambi illeciti, il suo nome spariva regolarmente dietro tre lettere: "Pmd". E così nei discorsi dei suoi sgherri, a cominciare dall'avvocato francese Habibe Cissé, uno degli elementi di spicco di questo governo ombra dello sport mondiale e uno dei primi sollevare il coperchio della corrotta cultura della Iaaf quando non c'era più niente da fare, perché tutto era venuto a galla: "We apololgize, diceva spesso Cissé quando era ancora in sella, "but unfortunately Mr. Pmd will not join us for today's briefing". Il figlio dell'ex-presidente della Iaaf Lamine Diack ha avuto un potere sconfinato. Sorvegliava, decideva, spingeva l'ultimo bottone per accendere l'ultimo e forse più succulento affare. Dove non arrivava Pmb, era solo perché quello era il territorio di "Jsb", di Joseph. S. Blatter, quello che ha trasformato la Fifa nella Spectre.
 
Una sola differenza. Mentre Blatter ha sempre amato esporsi, certo di poter contare sull'idiozia dei suoi affiliati o su qualche medievale forma di immunità, Papa Massata non appariva quasi mai in prima persona, con quelle sue fogge da miliardario africano, quelle vesti bianche e quegli occhialoni scuri che ha tenuto nascoste finché gli è stato possibile, ossia finché non ha dovuto posare per la schedatura nel casellario giudiziario dell'Interpol, e che adesso lo fanno confondere con qualche sassofonista jazz-rock degli anni Ottanta. V'erano partecipanti, a certe riunioni in cui si finiva per discutere di dettagli importanti (il quanto, il quando, il come, il dove e soprattutto, a chi), che non erano affatto sicuri di averlo incontrato di persona. Solo un sentito dire: proprio come Keyser Söze nei "Soliti Sospetti". Il gruppo in una stanza, lui in quell'altra, collegato con un interfono. Se non è Spectre questa. Dovunque ci fosse da stringere amicizie con gli sponsor, dovunque partissero candidature, dovunque si annusasse la possibilità di entrare nel pacchetto di qualche diritto tv, Papa Massata era lì. Il vero business non erano le occasioni che trasformava in oro (per sé e per i suoi fratelli d'armi): per anni il vero business era lui. Lui moderava la contesa dall'alto dell'ampia suite del Fairmont Hotel di Montecarlo, affittata sine die.

Che fosse in arrivo un mondiale d'atletica e che ci fosse da far convergere i voti necessari per la vittoria di una città su un'altra, lui sapeva come conciliare le posizioni, convincendo che sarebbe stato un affare per tutti, anche per i perdenti. Per anni girò il mondo chiudendo affari, negoziando diritti, sviluppando nuovi mercati. Il suo talento, s'è poi scoperto, era quello di riuscire sempre a mettere una delle sue società a raccogliere i frutti dell'occupazione manu militari dell'intera geo-politica dell'atletica e dei Giochi Olimpici, manipolando candidature e favorendone altre. Molti servizi erano "già appaltati" alle sue consociate, cui venivano riconosciuti compensi con cifre largtamente fuori mercato. In pratica non c'era assegno che non svolazzasse sulla sua scrivania. L'indagine del gennaio 2015 che ha smantellato il potere di Papa Keyser Söze Massata ha concluso, tanto per fare un esempio, che "la consulenza di marketing serviva come scudo per frode e estorsione". Nei conti della Black Tidings, a Singapore, a nome dell'industriale suo amico Ian Tan Tong Han, ufficialmente consulente dell'Athlete Management & Services Company, sono affluiti milioni di euro. Il tizio era così devoto a Keyser Söze che chiamò il suo primo figlio, nato nel 2014, Massata. Il suo legame principale era con i dignitari del Qatar. Per fare arrivare i Giochi a Doha nel 2020 pare abbia chiesto 5 milioni in una mail. Lui ha sempre negato. Nel 2008, in un'altra mail, Papa Massata parlava di "parcelle" a sei importanti membri dei Cio da ammorbidire per assegnare a Doha i Giochi del 2016. Ci ha provato almeno tre volte. I Diack sono riusciti soltanto a portare a Doha i Mondiali di Atletica del 2019. Chissà se l'hanno presa come una mezza sconfitta, nel loro sport chiamato "bribery".
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