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Pugilato, Olimpiadi; De Carolis boccia l'apertura ai pro: ''E' una presa in giro''

Il romano, attuale re Wba dei supermedi, boccia la decisione di far gareggiare i professionisti ai Giochi: ''È come mettere a competere un mezzofondista contro un centometrista, pro e dilettanti fanno due sport totalmente diversi"
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ROMA - "No, così è una presa in giro, e lo dico da professionista". Giovanni De Carolis, l'ultimo italiano campione del mondo nella boxe, attuale re Wba dei supermedi, è contrario all'avvento a Cinque cerchi dei suoi colleghi e avversari sul ring.
Cosa non le torna, De Carolis?
"Quella di ammettere i pro ai Giochi quando mancano due mesi soltanto all'appuntamento olimpico è una follia ed è solo una scelta politica che niente ha a che fare con i sogni, i progetti, le idee dei pugili".
Che tentativo le sembra?
"Mi pare che si voglia convogliare in modo rozzo più interesse nei confronti del torneo olimpico di boxe, portando i grandi nomi e le loro storie. Ma non è chiaro come i professionisti possano combattere contro dilettanti, sulla misura delle tre riprese. È come mettere a competere un mezzofondista contro un centometrista, pro e dilettanti fanno due sport totalmente diversi".
Pericolos…
ROMA - "No, così è una presa in giro, e lo dico da professionista". Giovanni De Carolis, l'ultimo italiano campione del mondo nella boxe, attuale re Wba dei supermedi, è contrario all'avvento a Cinque cerchi dei suoi colleghi e avversari sul ring.
Cosa non le torna, De Carolis?
"Quella di ammettere i pro ai Giochi quando mancano due mesi soltanto all'appuntamento olimpico è una follia ed è solo una scelta politica che niente ha a che fare con i sogni, i progetti, le idee dei pugili".
Che tentativo le sembra?
"Mi pare che si voglia convogliare in modo rozzo più interesse nei confronti del torneo olimpico di boxe, portando i grandi nomi e le loro storie. Ma non è chiaro come i professionisti possano combattere contro dilettanti, sulla misura delle tre riprese. È come mettere a competere un mezzofondista contro un centometrista, pro e dilettanti fanno due sport totalmente diversi".
Pericoloso, oltre che senza senso.
"Assolutamente, c'è una grande distanza in termini fisici, tecnici e di esperienza, non si può. L'Olimpiade, per un pugile, deve restare un punto di partenza, un passaggio in una carriera. Non ha senso che arrivi al termine o nel mezzo del proprio percorso, tra la difesa di un Mondiale e un'altra. Che senso ha? No, davvero non capisco".
In lei, mai si è affacciata in queste settimane l'idea di esserci?
"Mai e poi mai, è anche una questione di rispetto verso se stessi e verso altri atleti che invece fino ad ora avevano imboccato una carriera diversa".
In futuro, invece?
"Di questa scelta non mi convincono per nulla i tempi: cioè, non si può cambiare i connotati di un torneo così, improvvisamente. Si poteva, al limite, dire "tra quattro anni ci saranno anche i pro", e questo avrebbe avuto più senso. Io comunque resterò sempre della stessa idea, l'Olimpiade è per i dilettanti, è sempre stata così e così deve restare".