Atletica, Bolt scalda i motori: vince in 9''88 e in Giamaica è già festa
di ENRICO SISTIIl fuoriclasse, che non correva a Kingston da tre anni, nonostante una partenza mediocre domina senza problemi i 100 continuando la marcia di avvinamento a Rio. Spettacolo sui 300 dove Van Niekerk batte Merritt
ROMA - Se è festa nel mondo, quando corre Bolt, figuriamoci in Giamaica. Non scendeva sulla pista di Kingston dal 2013. Tutti gli spettatori del Racers Grand Prix aspettavano lui mangiando junk food e cantando canzoni. Molti ragazzini sugli spalti. Usain ha vinto i 100 quasi esclusivamente giamaicani, con Blake, Powell, Ashmeade, Bailey-Cole, Frater. Ha scontato una pessima partenza, una di quelle che ogni tanto gli capita di vivere: "Stavo quasi per cadere (come gli capitò lo scorso anno in semifinale ai Mondiali di Pechino, ndr), credo di aver alzato un po' troppo i piedi e così ho perso equilibrio e aderenza". E' uscito dai blocchi muscolarmente angosciato, sbilanciato come un dilettante extra-large, come se il suo corpo fosse stato irretito da un invisibile uomo ragno. Poi si è disteso e non ha avuto problemi a vincere. Anche perché i suoi connazionali, sul lanciato, non sono più così competitivi. Tempo buono: 9&qu…
ROMA - Se è festa nel mondo, quando corre Bolt, figuriamoci in Giamaica. Non scendeva sulla pista di Kingston dal 2013. Tutti gli spettatori del Racers Grand Prix aspettavano lui mangiando junk food e cantando canzoni. Molti ragazzini sugli spalti. Usain ha vinto i 100 quasi esclusivamente giamaicani, con Blake, Powell, Ashmeade, Bailey-Cole, Frater. Ha scontato una pessima partenza, una di quelle che ogni tanto gli capita di vivere: "Stavo quasi per cadere (come gli capitò lo scorso anno in semifinale ai Mondiali di Pechino, ndr), credo di aver alzato un po' troppo i piedi e così ho perso equilibrio e aderenza". E' uscito dai blocchi muscolarmente angosciato, sbilanciato come un dilettante extra-large, come se il suo corpo fosse stato irretito da un invisibile uomo ragno. Poi si è disteso e non ha avuto problemi a vincere. Anche perché i suoi connazionali, sul lanciato, non sono più così competitivi. Tempo buono: 9"88. Diciamo normale per lui. A due centesimi dalla miglior prestazione dell'anno di Jimmy Vicaut (il francese ha eguagliato il record europeo da lui stesso e da Obikwelu detenuto). Qualunque sia il dosaggio del suo talento di giornata, la gente acclama Bolt.
E' il suo bello, è il grande patrimonio dell'atletica che non ha certo bisogno di mostri, ma di eroi sì. Bolt non incanta, si limita a scaldare il motore. Questa è l'impressione. Non si danna, non consuma. Vive questi giorni che lo separano da Rio de Janeiro (a prescindere dal numero di gare che farà) richiamandosi al sano (dal suo punto di vista) principio di non guastare la macchina. Spending review fisica e mentale. Prevenzione contro possibili infortuni (che a questo punto della stagione sarebbero un cul-de-sac). Dal meeting emergono altri dati: la non brillante forma di "pocket rocket" Shelley-Ann Fraser-Pryce, dominatrice degli ultimi anni di velocità femminile ma ora non sempre pronta a scendere sotto gli 11": deve ancora smaltire l'infortunio all'alluce e non è detto che riesca ad allenarsi abbastanza, e abbastanza bene, per presentarsi competitiva ai Giochi, con la Gardner, la Bowie e la Schippers pronte a rubarle lo scettro. Molto intrigante il 200 di Miguel Francis, 21enne di Antigua, che chiude con 19"88, suo miglior crono di sempre.
Come detto, il mondo ha bisogno di duecentisti veri. Francis sta crescendo in quella direzione? Aggiungete altri centro metri e arriverete ai 300, distanza "spuria", spesso usata durante gli allenamenti dai quattrocentisti e, appunto, dai duecentisti, ma raramente vissuta come gara vera e propria. A Kingston nei 300 si sono sfidati il sudafricano Wayde Van Niekerk e l'americano LaShawn Merritt, i due che insieme con il grenadino Kirani James, campione olimpico in carica, si contenderanno con ogni probabilità l'oro dei Giochi nei 400 (attesa come uno degli "event" più promettenti del programma). E' stato un 300 sfolgorante in cui il sudafricano, che il pubblico italiano ha avuto modo di conoscere al Golden Gala, ha confermato di possedere un rush finale clamoroso e di essere, anche per queste sue crescenti doti, uno degli uomini di punta dello spettacolo della prossima atletica mondiale. Ha fermato il cronometro a 31"03 contro i 31"23 di Merritt. Per Van Niekerk si tratta della terza prestazione mondiale di tutti i tempi, dopo il 30"85 di Michael Johnson, corso nel 2000 a Pretoria e il 30"97 di Bolt corso a Ostrava nel 2010: "Ogni volta che mi capita di battere Merritt penso che sto battendo una leggenda". Ma un po' leggenda sta diventando anche lui. E' stato il primo uomo a scendere sotto i 10" nei 100, sotto i 20" nei 200 e sotto il 44" nei 400. Non si esclude che possa attaccare il record del mondo dei 400 di Michael Johnson (43"18).
E' il suo bello, è il grande patrimonio dell'atletica che non ha certo bisogno di mostri, ma di eroi sì. Bolt non incanta, si limita a scaldare il motore. Questa è l'impressione. Non si danna, non consuma. Vive questi giorni che lo separano da Rio de Janeiro (a prescindere dal numero di gare che farà) richiamandosi al sano (dal suo punto di vista) principio di non guastare la macchina. Spending review fisica e mentale. Prevenzione contro possibili infortuni (che a questo punto della stagione sarebbero un cul-de-sac). Dal meeting emergono altri dati: la non brillante forma di "pocket rocket" Shelley-Ann Fraser-Pryce, dominatrice degli ultimi anni di velocità femminile ma ora non sempre pronta a scendere sotto gli 11": deve ancora smaltire l'infortunio all'alluce e non è detto che riesca ad allenarsi abbastanza, e abbastanza bene, per presentarsi competitiva ai Giochi, con la Gardner, la Bowie e la Schippers pronte a rubarle lo scettro. Molto intrigante il 200 di Miguel Francis, 21enne di Antigua, che chiude con 19"88, suo miglior crono di sempre.
Come detto, il mondo ha bisogno di duecentisti veri. Francis sta crescendo in quella direzione? Aggiungete altri centro metri e arriverete ai 300, distanza "spuria", spesso usata durante gli allenamenti dai quattrocentisti e, appunto, dai duecentisti, ma raramente vissuta come gara vera e propria. A Kingston nei 300 si sono sfidati il sudafricano Wayde Van Niekerk e l'americano LaShawn Merritt, i due che insieme con il grenadino Kirani James, campione olimpico in carica, si contenderanno con ogni probabilità l'oro dei Giochi nei 400 (attesa come uno degli "event" più promettenti del programma). E' stato un 300 sfolgorante in cui il sudafricano, che il pubblico italiano ha avuto modo di conoscere al Golden Gala, ha confermato di possedere un rush finale clamoroso e di essere, anche per queste sue crescenti doti, uno degli uomini di punta dello spettacolo della prossima atletica mondiale. Ha fermato il cronometro a 31"03 contro i 31"23 di Merritt. Per Van Niekerk si tratta della terza prestazione mondiale di tutti i tempi, dopo il 30"85 di Michael Johnson, corso nel 2000 a Pretoria e il 30"97 di Bolt corso a Ostrava nel 2010: "Ogni volta che mi capita di battere Merritt penso che sto battendo una leggenda". Ma un po' leggenda sta diventando anche lui. E' stato il primo uomo a scendere sotto i 10" nei 100, sotto i 20" nei 200 e sotto il 44" nei 400. Non si esclude che possa attaccare il record del mondo dei 400 di Michael Johnson (43"18).