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Boxe, Lomachenko a suon di record: doppio mondiale al settimo incontro

Martinez al tappeto: sullo sfondo Lomachenko (afp)
L'ucraino, fuoriclasse tra i dilettanti, è sulla strada giusta anche tra i prof. Dopo il titolo nei piuma, arriva quello nei superpiuma con il primato di precocità: il portoricano Martinez fulminato al quinto round
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ROMA - Non ha ancora l'appeal di grandissimi come Mayweather (a proposito, sembra voglia tornare), oppure il seguito di Joshua, che gli inglesi coccolano nella proiezione, all'apparenza non vana, di farne il dominatore della categoria dei pesi massimi. Vasyl Lomachenko però sta per arrivare, anzi a nostro avviso è già arrivato, nei primi posti assololuti del panorama pugilistico pound for pound. Il primo indizio a confermare la tesi sono i numeri: stanotte nel tempio del Madison Squadre Garden di New York ha stabilito un record importante. Dopo aver detenuto il titolo dei pesi piuma, ha infatti conquistato il secondo mondiale di sigla (Wbo) appena al settimo combattimento da professionista: per la corona dei superpiuma il portoricano Roman Martinez è andato giù alla quinta ripresa.

Ma parte l'importanza del primato di precocità, strappato al giapponese Naoya Inoue (altra pasta, con tutto il rispetto, due titoli all'ottavo incontro), è la bellezza della sua boxe a impressionare. Martinez non è un fuoriclasse, rende anche 5 anni all'ucraino (28 contro 33), ma viene da una zona geografica dove la boxe è roba quasi mistica e aveva testato praticamente tutti quelli forti della categoria. Ebbene, dopo averlo dominato senza problemi, Lomachenko ha spento l'interruttore di Martinez con una straordinaria combinazione: un montante sinistro seguito da una gancio destro. Due clic che hanno spedito il portoricano nel mondo dei sogni.

Lomachenko è un predestinato, non ci voleva molto a capirlo seguendone la carriera dilettantistica praticamente perfetta (una solta sconfitta, al Mondiale di Chicago contro il russo Selimov): campione olimpico dei pesi piuma a Pechino nel 2008, bis nei leggeri quattro anni dopo a Londra. Una sola macchia vera nella sua carriera. Non è riuscito a fare meglio del thailandese Seanseak Muangsurin, campione mondiale nel 1975 al terzo incontro da professionista. Lo ha 'solo' eguagliato, perché al secondo -ancora oggettivamente troppo acerbo- fu battuto da Orlando Salido. Sarà lui il suo prossimo avversario, ed a giudicare dalla crescita esponenziale dell'ucraino, per il messicano non tira una buona aria.
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