Dibaba e gli altri, l'ultimo scandalo dell'atletica malata
di ENRICO SISTIVenerdì i risultati dei controlli sugli atleti del tecnico somalo Aden, già arrestato dalla polizia catalana per possesso di doping e sorvegliato dalla Iaaf sin dal 2013: "Vogliamo fare pulizia". E a Rio la pista rischia di restare vuota...
ROMA - Venerdì si conoscerà l'esito dei test anti-doping cui sono stati sottoposti i 22 atleti del gruppo di Jama Aden, una banda di mezzofondisti di livello assoluto (Genzebe Dibaba, il nome più eclatante, Ayanlah Souleiman, Abukaker Kaki che adesso rischia di diventare l'ennesima amara e corrotta barzelletta dello sport professionistico (come tante altre che non verranno mai individuate). Non si sa ancora cosa troveranno in quelle provette e in quel sangue ma si può già dire che c'è già odore acido di sconfitta, l'ennesima sconfitta di un'atletica pericolante. Se il sindaco di Rio de Janeiro proclama lo stato di calamità pubblica, l'atletica dovrebbe proclamare lo stato di calamità chimica. Ma anche questo sforzo andrebbe sostenuto da qualche robusto integratore e non si sa chi, tra coloro che occupano i vertici, può dirsi sufficientemente allenato per affrontare la sfida.
E' uno spett…
E' uno spett…
ROMA - Venerdì si conoscerà l'esito dei test anti-doping cui sono stati sottoposti i 22 atleti del gruppo di Jama Aden, una banda di mezzofondisti di livello assoluto (Genzebe Dibaba, il nome più eclatante, Ayanlah Souleiman, Abukaker Kaki che adesso rischia di diventare l'ennesima amara e corrotta barzelletta dello sport professionistico (come tante altre che non verranno mai individuate). Non si sa ancora cosa troveranno in quelle provette e in quel sangue ma si può già dire che c'è già odore acido di sconfitta, l'ennesima sconfitta di un'atletica pericolante. Se il sindaco di Rio de Janeiro proclama lo stato di calamità pubblica, l'atletica dovrebbe proclamare lo stato di calamità chimica. Ma anche questo sforzo andrebbe sostenuto da qualche robusto integratore e non si sa chi, tra coloro che occupano i vertici, può dirsi sufficientemente allenato per affrontare la sfida.
E' uno spettacolo desolante. Crollano le certezze, i record andrebbero forse tutti cancellati, come dice la federatletica britannica. Ormai ogni raid delle polizie, ogni apertura di stanza d'albergo, ogni soffiata, ogni inseguimento o appostamento, porta al disvelamento di una macchinazione perversa. Il tecnico somalo scoperchiato professionalmente e, si presume, umanamente a meno di due mesi dai Giochi, grande allenatore e adesso forse anche furbo farmacista, vanta una coda di gente che trema dietro di lui. Messo in manette da Los Mossos's d'Esquadra (la polizia catalana che poche ore fa ha arrestato anche un atleta qatarino di cui non ha divulgato l'identità ma che secondo indiscrezioni sarebbe l'ottocentista Musaeb Balla) dopo giorni di sorveglianza cinematografica, con gente camuffata alla moda di Gene Hackman sulle tracce di Fernando Rey, ex "consigliere ufficioso" di Mo Farah nel 2015, ex-assistente di Tirunesh Dibaba ed ex-coach dell'oro olimpico 2012 dei 1500 Taoufik Makhloufhi, Aden si è ritrovato in manette (viene interrogato in queste ore, vogliono capire quanto sarà possibile usarlo per allargare il raggio dell'azione di "Operacion Rial") e non solo: si è anche ritrovato a capo di una squadra di potenziali imbroglioni che avevano costruito la propria tana in una albergo di Sabadell, alle porte di Barcellona. Se confermato, sarebbe lui la guida spirituale e la causa materiale del più grande scandalo del mezzofondo mondiale (non avendo partorito nulla il sospetto su Alberto Salazar) e il più grande scandalo non-nazionale di doping legato all'atletica dopo quello del laboratorio Balco.
Lo scenario era il solito dipinto macchiato di colpa: siringe, steroidi, epo. Dei 30 atleti presenti durante l'irruzione della polizia, solo 8 non sono allenati da Aden. Il possesso di sostanze dopanti (se verrà confermata la loro presenza nelle stanze di Aden e dei suoi atleti) porterebbe a un'inevitabile squalifica di 4 anni. Per paradosso che sia, non c'è bisogno di aspettare la positività dei test (la regola 2.6.2 della Wada prevede squalifica anche in caso di atleta che supporti persona in possesso di...). Del resto il doping è scaltro. Non si esclude che i test possano risultare negativi. Non è sempre detto che l'intervento delle autorità coincida con i tempi di carico e scarico, ammesso che gli atleti siano effettivamente dopati. E' lecito immaginare che ormai chi somministra doping conosca alla perfezioni i tempi in cui evitare al massimo i rischi di essere sorpresi con la "bumba" in corpo. La Iaaf si stava occupando di Aden sin dal 2013. Ma c'è chi sospetta che le quattro settimane di appostamenti a Sabadell siano da mettere soprattutto in relazione alla "fuga" dal gruppo dell'americano David Torrence, che adesso gareggia per il Perù: Torrence si unì al gruppo di Aden nel 2014 ma non ci restò a lungo. Non si sentiva a suo agio: "Continuavano a dirmi che avrei fatto meglio a farmi certe iniezioni di vitamine, io rispondevo che non sapevo di vitamine da prendere intramuscolo e che avrei comunque preferito delle pasticche classiche. E loro no, mi volevano a tutti i costi fare iniezioni con la scusa che si trattava di una concentrazione di principio attivo molto più alta e più diretta sarebbe stata la metabolizzazione". Aden è sotto torchio. Rischia anche due anni di prigione. Doparsi in Spagna non è reato, ma amministrare il doping sì. Intanto le Olimpiadi si avvicinano, i pezzi del mosaico cadono, l'atletica si svuota come un sacchetto di plastica bucato. E dietro le tessere che crollano si intravede una nebbia angosciante. Ossia il nulla. E nel nulla la paura che il mondo degli appassionati giri la testa per sempre, non credendo più alle favole.
E' uno spettacolo desolante. Crollano le certezze, i record andrebbero forse tutti cancellati, come dice la federatletica britannica. Ormai ogni raid delle polizie, ogni apertura di stanza d'albergo, ogni soffiata, ogni inseguimento o appostamento, porta al disvelamento di una macchinazione perversa. Il tecnico somalo scoperchiato professionalmente e, si presume, umanamente a meno di due mesi dai Giochi, grande allenatore e adesso forse anche furbo farmacista, vanta una coda di gente che trema dietro di lui. Messo in manette da Los Mossos's d'Esquadra (la polizia catalana che poche ore fa ha arrestato anche un atleta qatarino di cui non ha divulgato l'identità ma che secondo indiscrezioni sarebbe l'ottocentista Musaeb Balla) dopo giorni di sorveglianza cinematografica, con gente camuffata alla moda di Gene Hackman sulle tracce di Fernando Rey, ex "consigliere ufficioso" di Mo Farah nel 2015, ex-assistente di Tirunesh Dibaba ed ex-coach dell'oro olimpico 2012 dei 1500 Taoufik Makhloufhi, Aden si è ritrovato in manette (viene interrogato in queste ore, vogliono capire quanto sarà possibile usarlo per allargare il raggio dell'azione di "Operacion Rial") e non solo: si è anche ritrovato a capo di una squadra di potenziali imbroglioni che avevano costruito la propria tana in una albergo di Sabadell, alle porte di Barcellona. Se confermato, sarebbe lui la guida spirituale e la causa materiale del più grande scandalo del mezzofondo mondiale (non avendo partorito nulla il sospetto su Alberto Salazar) e il più grande scandalo non-nazionale di doping legato all'atletica dopo quello del laboratorio Balco.
Lo scenario era il solito dipinto macchiato di colpa: siringe, steroidi, epo. Dei 30 atleti presenti durante l'irruzione della polizia, solo 8 non sono allenati da Aden. Il possesso di sostanze dopanti (se verrà confermata la loro presenza nelle stanze di Aden e dei suoi atleti) porterebbe a un'inevitabile squalifica di 4 anni. Per paradosso che sia, non c'è bisogno di aspettare la positività dei test (la regola 2.6.2 della Wada prevede squalifica anche in caso di atleta che supporti persona in possesso di...). Del resto il doping è scaltro. Non si esclude che i test possano risultare negativi. Non è sempre detto che l'intervento delle autorità coincida con i tempi di carico e scarico, ammesso che gli atleti siano effettivamente dopati. E' lecito immaginare che ormai chi somministra doping conosca alla perfezioni i tempi in cui evitare al massimo i rischi di essere sorpresi con la "bumba" in corpo. La Iaaf si stava occupando di Aden sin dal 2013. Ma c'è chi sospetta che le quattro settimane di appostamenti a Sabadell siano da mettere soprattutto in relazione alla "fuga" dal gruppo dell'americano David Torrence, che adesso gareggia per il Perù: Torrence si unì al gruppo di Aden nel 2014 ma non ci restò a lungo. Non si sentiva a suo agio: "Continuavano a dirmi che avrei fatto meglio a farmi certe iniezioni di vitamine, io rispondevo che non sapevo di vitamine da prendere intramuscolo e che avrei comunque preferito delle pasticche classiche. E loro no, mi volevano a tutti i costi fare iniezioni con la scusa che si trattava di una concentrazione di principio attivo molto più alta e più diretta sarebbe stata la metabolizzazione". Aden è sotto torchio. Rischia anche due anni di prigione. Doparsi in Spagna non è reato, ma amministrare il doping sì. Intanto le Olimpiadi si avvicinano, i pezzi del mosaico cadono, l'atletica si svuota come un sacchetto di plastica bucato. E dietro le tessere che crollano si intravede una nebbia angosciante. Ossia il nulla. E nel nulla la paura che il mondo degli appassionati giri la testa per sempre, non credendo più alle favole.