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Atletica, Europei: Galvan 'eguaglia' se stesso. Va in finale e fa il record italiano

L'arrivo record di Galvan (ap)
Grande prova dell'azzurro, che conquista la finale dei 400 con lo stesso tempo (45”12) ottenuto a Rieti. Nell'ultimo atto lo attendono Kevin Borlée, Pavel Maslak e Martyn Rooney. In finale anche la Grenot. Nei 100 Tortu impressiona per la sua corsa
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AMSTERDAM - Matteo Galvan non aveva scelta. Dopo tanto tempo passato a entrare e uscire dalla stanza dei sogni, pur mettendocela tutta, facendo gare belle e gare deludenti, alternando luce e malinconia, doveva confermare il record italiano appena ottenuto a Rieti e soprattutto doveva rendere facile l'accesso nella finale europea dei 400. Che non è mai facile. C'è riuscito. Non è da tutti. E' solo per gente che sente la polpa dell'atletica di un altro livello, che comincia a ragionare e a esprimersi partendo da una base più gratificante. Uno step più avanti. E' arrivato secondo nella sua semifinale dietro il ritrovato Martyn Rooney ma ribadendo lo stesso, identico tempo di Rieti: 45"12. Quindi di nuovo record italiano. Ecco cosa significa alzare l'asticella. Correre forte in sequenza, restare indifferenti a ciò che ti sta intorno, grandi o piccini che siano i tuoi avversari o la ribalta. Di Matteo non si è mai messo in discussione il talento (magari si può ancora discutere di quanti margini abbia, di quanto possa ancora scendere con il cronometro se trovasse un modo per correre più decontratto negli ultimi centoventi metri).

Semmai la forza psicologica nell'esibire continuità. Ora no. Non è mai successo in Italia che un 400entista corresse per due volte un 45" basso con tanta, visibile confidenza. E' un grande passo avanti per lui e per il movimento. Ma anche un grande "passo indietro", a ripescare i tempi in cui l'Italia di Fiasconaro andava sul podio nella disciplina (argento europeo a Helsinki nel 1971). Nelle ultime stagioni i 400 azzurri sono stati una partita faticosa, a giocarsi carte che avrebbero voluto pesare di più sul piatto. Anni con qualche piccolo lampo ma niente di più. Ora una certezza, almeno a livello europeo. Galvan venerdì correrà in finale con il secondo tempo europeo dell'anno (Rooney ha corso in 45"04), che sino a ieri era il primo. Deve vedersela con degli arrabbiati naturali, come il belga Kevin Borlée, il ceco Pavel Maslak e lo stesso britannico Rooney, sicuramente ragazzi più di lui abituati a sostenere la pressione e forse a gestire lo sforzo nei turni (e attenti al polacco Omelko e al francese Anne). Anche oggi come ha conmfessato egli stesso dopo la gara, ha accumulòato un po' troppo acido lattico nella fase finale. Lì bisogna perfezionare. Venerdì comunque conterà solo il cuore, la pompa che porta il sangue ai muscoli e la metafora rossa che ti ci fa credere.

Ispirata, forse "galvanizzata" da Galvan, Libania Grenot entra in finale nei suoi 400 con una delle sue più convincenti prestazioni, autoritaria, vitale: 50"43, a soli 13 centesimi dal suo stesso primato italiano (50"30). Ha corso da sola, lasciando metri alle altre. L'unico limite è forse potrebbe aver consumato un po' troppo, dovendo disputare la finale venerdì. Ma solo che corre sa quanto e come dosare, forse stavolta Libania, che deve confermare il titolo di due anni fa a Zurigo, non aveva dubbi e poca viscosità nei suoi muscoli flessuosi. Se si conferma difficile, molto difficile che qualcuna possa insidiarle l'oro. Poi Grenot scherza in grande confidenza: "Sono una cavalla, se rinasco voglio essere quella ragazza lì vestita d'azzurro". Poi rettifica: "No cavalla, panterita!".

E che bellezza Filippo Tortu. Corre come se fosse la cosa più facile del mondo. Una piuma muscolata ma ancora non completamente formata. Non agguanta la finale ma è terzo in semifinale e fa 10"19, nuovo record italiano juniores. Ed è il modo che continua a stupire e forse non dovrebbe più. Ha una leggerezza e una potenza sorprendenti: "Ringrazio la federazione che ha avuto pazienza per aspettarlo", dice suo padre Salvino anche lui ex-velocista, come del resto il nonno. Non si preoccupa mai Filippo, è come se fosse decontratto dentro, da quando è nato forse. Diciotto anni, pazzesco: "Però volevo andare in finale, comunque sono contento di essere sceso sotto i 10"20". E poi è arrivato spalla a spalla con gente che ha 10 netti di personale. "Ai cinquanta metri ho sentito che stavo andando più veloce". E' quello che deve sentire un velocista di razza, che nel lanciato, dopo la giusta accelerazione, la situazione cambia radicalmente, si cresce mentre gli altri cominciano, almeno un po', a perdere. Si corre senza fatica, sfruttando l'abbrivio dei primi venti/trenta metri a testa bassa quanto più possibile. Filippo è in crescita esponenziale. Basterebbe il fatto che in pochi mesi  è diventato più alto, da 1,82 a 1,86. Ora per lui, fra due settimana, i mondiali juniores a Bydgoszcz in Polonia. E poi la staffetta a Rio. Deludono trost e rossit, che nell'alto si fermano a 1,89 con una serie di tormenti, paure, problemi.


 
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