Sport

Atletica, Europei; doppia gioia nella mezza maratona: Inglese argento, Meucci di bronzo

La gioia di Veronica Inglese (afp)
L'azzurra seconda alle spalle della portoghese Moreira, il toscano non riesce a confermare l'oro di due anni fa a Zurigo ma riesce comunque a salire sul podio
2 minuti di lettura
AMSTERDAM - Mezza maratona mezza italiana: argento per Veronica Inglese, bronzo per Daniele Meucci. Una strada che porta sempre lontano i colori azzurri. Sono partite prima le ragazze, venti minuti dopo gli uomini. Hanno vinto lo svizzero Abraham e la portoghese Moreira. I tempi: 1h2'38" per Meucci, 1h10'35" per la Inglese. E' successo tutto tra le viuzze di Amsterdam, fra i canali, tra la gente ferma a fare il tifo o in movimento a correre a fianco della gara ufficiale, nella zona centrale del Museumplein, passando sotto i palazzi, schiacciandosi tra gli alberi del Vondel Park.

Daniele doveva confermare l'oro europeo di Zurigo nella maratona di due anni fa. Ma non aveva la stessa sfrontatezza e se non ce l'hai certe qualità non te le puoi inventare all'ultimo momento. Né due ore prima di partire, né tantomeno all'ultimo chilometro. Veronica Inglese, che sembra la controfigura bianca della velocista americana Allyson Felix, sentiva di poter migliorare la prestazione nei 10 mila. E' andata come il corpo indicava. Non erano da oro. Ma da podio sì. Ora, aspettando Tamberi, Forolunso e le staffette, le medaglie azzurre salgono a cinque, comprendendo anche l'argento della maratona femminile a squadre e il bronzo della squadra maschile.

Maratona mezza tosta e mezza no (è così diverso gestire soltanto 21 chilometri che tatticamente non ha quasi nulla a che vedere con la maratona, con cui pur condivide il nome). Amsterdam offriva anche una complicazione supplementare: in città non esiste asfalto, sulle strade soltanto mattonelle marroncine, o verdi, o grigiastre, incastonate a spina di pesce, non c'è un solo punto che si possa definire piatto, i tombini, rispetto al livello stradale, sono tre o quattro centimetri più bassi. Ci sono le salitelle dei ponti, le discesette angolate e rognose, e poi non c'è viale che non sia disseminato di dissuasori stradali, o corti e appuntiti o lunghi e con le gobbe ampie. Difficile correre, soprattutto quando i piedi cominciano a fare i capricci. Tra gli azzurri correvano anche la 44enne dottoressa Bertone, che fa i turni di notte in ospedale, fa corsa in montagna, ha due figli, è una "dilettante" e si è ritrovata qui perché aveva corso una maratona in 2h30' e se oggi avesse corso sotto 1h13' forse sarebbe andata a Rio e un coltivatore diretto che cura patate e vigne, Xavier Chevrier, aostano, per il quale "infilare le mani nella terra è come infilare una maglietta per correre". Per i due azzurri medagliati c'è stato un momento cruciale. Al 38° chilometro Meucci, con la sua corsa forse troppo dispendiosa, capiva di colpo due cose: che non avrebbe vinto l'oro ma che comunque avrebbe vinto una medaglia, si stava staccando dai due battistrada, il turco Ozbilen e lo svizzero Abraham, ma stava anche staccando l'azerbaijano Kiplagat. Ormai il podio era quasi certo. Ha continuato perdendo quel che bastava per non incrinare il traguardo. A meno di un minuto dall'ora di corsa Veronica ha avuto più o meno le stesse sensazioni: l'oro se ne stava andando via davanti ai suoi occhi, aveva pantaloncini verdi e un toppino bianco striato di rosso e bordato di verde. Ma dietro di lei, l'altra vestita allo stesso modo (la portoghese Augusto) non ce l'avrebbe fatta a riprenderla. Bella storia la maratona, bella storia anche questo esperimento di mezza maratona, introdotta per la prima volta in una manifestazione europea (quest'anno c'è stato il mondiale di mezza maratona a Cardiff) per la eccessiva vicinanza con la maratona olimpica. Veronica è barlettana, ha avuto un mare di guai fisici, ha passato un 2015 drammatico. Poi si è ripresa. Allungando progressivamente le distanze di competizione. Meucci non ha replicato la maratona di Zurigo. L'ingegnere ha sofferto un po' la stagione. Emotivamente ha gestito con disagio tutta la faccenda dei mancati controlli per cui è stato deferito insieme con tanti altri alla Procura Antidoping. Quasi mai l'anima si cura prima del corpo.
I commenti dei lettori