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Atletica, Schwazer: "Non sono dopato, voglio vincere a Rio"

Il marciatore altoatesino in conferenza stampa da Vipiteno con Sandro Donati e il legale: "Non voglio che mi diano ragione tra un anno, voglio giustizia subito: sono quattro anni che mi preparo per i Giochi e non mi serve doparmi per vincere. Mi basta allenarmi"
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VIPITENO - A poche settimane dalla prima conferenza stampa, successiva al rilevamento della positività al testosterone sintetico, Alex Schwazer torna a parlare. Insieme al suo allenatore Sandro Donati e al legale Brandstaetter.

SCHWAZER: NON SONO DOPATO, VOGLIO ANDARE A RIO -
"Non ho tanto da dire. Continuo ad allenarmi in questi giorni perché per vincere le Olimpiadi non ho bisogno di doping né di una giornata di grazia, ma di una semplice giornata di allenamento. Ma forse per qualcuno chiedo troppo. Io non mi sono dopato, quindi questa sostanza o qualcuno me l'ha somministrata nei giorni prima oppure la provetta è stata manipolata. Siamo ancora qui a qualche giorno dalla scadenza del termine per iscriversi ai Giochi. Siamo come una pallina passata da una mano all'altra senza nemmeno poter dire la nostre ragioni. Sono 4 anni che mi preparo per Rio. Se tra un anno mi danno ragione non mi frega niente, voglio giustizia subito perché meri…
VIPITENO - A poche settimane dalla prima conferenza stampa, successiva al rilevamento della positività al testosterone sintetico, Alex Schwazer torna a parlare. Insieme al suo allenatore Sandro Donati e al legale Brandstaetter.

SCHWAZER: NON SONO DOPATO, VOGLIO ANDARE A RIO -
"Non ho tanto da dire. Continuo ad allenarmi in questi giorni perché per vincere le Olimpiadi non ho bisogno di doping né di una giornata di grazia, ma di una semplice giornata di allenamento. Ma forse per qualcuno chiedo troppo. Io non mi sono dopato, quindi questa sostanza o qualcuno me l'ha somministrata nei giorni prima oppure la provetta è stata manipolata. Siamo ancora qui a qualche giorno dalla scadenza del termine per iscriversi ai Giochi. Siamo come una pallina passata da una mano all'altra senza nemmeno poter dire la nostre ragioni. Sono 4 anni che mi preparo per Rio. Se tra un anno mi danno ragione non mi frega niente, voglio giustizia subito perché merito di andare alle Olimpiadi".
I colleghi l'hanno chiamata?
"Non mi ha chiamato nessuno. Più controlli di quanti ne ho fatti negli ultimi mesi non posso farne. Ma non posso garantire che quello che è successo a me non succeda ancora, a qualcun altro".
Perché avete chiesto di anticipare le controanalisi?
"Volevamo anticipare il test sul campione B ma il laboratorio di Colonia, tra i più preparati in Europa, ci ha detto: dovete chiedere alla Iaaf. Avete capito? Da marzo non ho più avuto un controllo Iaaf sulle urine. Perché non ho più avuto un test sulle urine? Perché loro volevano poter tornare solo sul test di gennaio".
C'è un filo che lega lei allo scambio di provette di Sochi?
"Il filo è che qualcuno degli atleti russi andrà alle Olimpiadi e io no. Sulle provette l'atleta ha mille obblighi, ma chi lo controlla ne ha molto pochi. Ho pensato tanto a cosa può essere successo. Io ho fatto l'urina in due tempi: nel primo tentativo non sono riuscito a fare il quantitativo. In questo caso il bicchiere io non lo posso tenere in mano, devo versarlo in un contenitore intermedio di plastica che viene sigillato con un nastro. Quando poi ho di nuovo lo stimolo devo prendere un altro bicchiere e fare il resto accompagnato da uno dei due controllori. L'altro contenitore però ha il tappo morbido e può essere aperto di qualche millimetro di lato per metterci quello che vuoi. E l'altro controllore resta da solo con quel contenitore. Io non posso nemmeno controllare che il codice del campione sia proprio il mio, perché non posso tenere il foglio con il mio codice. In più sono stato l'unico atleta controllato il 1 gennaio. Ho scelto tra tante provette, ma potevano essere tutte preparate, tanto ero l'unico da controllare".DONATI: MI HANNO RICATTATO - "Prima del campionato del mondo di Roma la Iaaf ha intrapreso un'azione serrata sulla federazione per avere tutta una serie di specifiche sul test che Alex aveva fatto il 13 marzo, senza nemmeno cronometristi. La federazione ha potuto spiegare che non fosse una gara, visto che non c'erano concorrenti, comunicati di una manifestazione ufficiale. Ma c'era la volontà di spazzare via questo atleta. Questo pensiero lo indirizzo a tutte le istituzioni sportive. Non sono il tipo che parla a vanvera. Tra fine aprile e inizio maggio ho ricevuto una serie di mail da una certa Maria Zamora. Le ho fatte leggere ai carabinieri e al responsabile dell'aera Europa della Wada e mi hanno detto: sembra un ricatto. Veniva detto che un russo già noto, di cui non ripeto il nome, era in contatto con me. Ma io non ho mai avuto a che fare con i russi. Venivano richiesti 3mila euro, che sono una cifra ridicola. Non era chiaramente quello il punto, allora ho capito che dietro c'era altro, che significava altre cose. Dai primi allenamenti con Schwazer ho detto: questo è un super asso, sarà facile farlo emergere, non gli serve il doping. A La Coruna abbiamo scelto che arrivasse secondo per le pressioni ricevute. Sennò si vinceva pure lì. Nel finale l'ho frenato, avevo una paura fottuta che gli alzassero i cartellini rossi".
Perché avrebbero incastrato Alex?
"Ieri mattina abbiamo fatto un allenamento di 3 ore. E la velocità che lui teneva con facilità assoluta la tengono in gara 2-3 atleti. Lui la teneva in allenamento. Così forse capite quali business stronca la sua eventuale presenza a Rio. A una mia atleta misero della caffeina nel test e poi il campione B era pulito. Pensavo che lo sport non avrebbe più fatto una miserevole azione del genere ma sbagliavo. Paura? Io la vedo nelle persone amiche che mi stanno vicino. Io non la butto sulla paura. Scorta? Spero di non avere questa necessità, volevo solo tornare a fare l'allenatore".
Ci racconta della convocazione dell'Antimafia?
"Ho ricevuto questa convocazione e giovedì mattina andrò lì. E mi ha chiamato anche un'altra procura".
Sulla sostanza individuata nelle urine...
"La dose di testosterone è minima. Non è la classica "bomba". Corrisponde all'uso di microdosi per recuperare. Mettiamo che l'abbia presa per recuperare: e questan corrisponde a un modello. Mettiamo che prenda 20 giorni al mese, e 10 no, queste microdosi. Vuol dire che se fai un test hai 2 probabilità su 3 di trovarlo. Ma dopo 11 controlli la probabilità di non essere controlli è una su 12mila. Praticamente non esiste possibilità di non essere beccato. Alcuni giornalisti dicono che Alex è un dopato, è bipolare, che ha ingannato anche me. Non vorrei che il giornalismo sportivo tenda a chiudersi in questi pregiudizi e a non occuparsi di questo caso. Giorni fa mi ha chiamato un girnalista di Sports Leaks, dove sono arrivate segnalazioni anonime sul caso. Qui molti sanno".
Può fare i nomi di qualcuno che cerca di screditare lei e Schwazer?
"Luciano Barra ha cercato di dire che Alex non marcia ma corre. Peccato che poi si sia dimostrato il contrario, che la sua tecnica è perfetta. Mi dispiace che alla sua età si sia accanito su Alex mandando in giro per le redazioni foto per screditare Schwazer. Poi s'è detto che intorno a Alex c'era un marketing: ma dove sta questo marketing, se Alex s'è pagato l'albergo a Roma e persino le scarpe perché non c'erano fornitori disposti a dargliele?".IL LEGALE/1: I GIORNALI AIUTINO ALEX: L'atleta che dimostra di non avere negligenza o colpa non può essere sanzionato. Chi ci ha messo nelle condizioni di dover andare di fretta a Roma o al Tas aveva un piano. Vi chiedo: l'1 gennaio facciamo il prelievo. Il 5 i test in laboratorio. Il testosterone è un po' alzato come spesso dopo festeggiamenti, ma ampiamente negativo. Stranamente pochi giorni prima che venisse distrutta la prova, perché dopo 90 giorni le urine vengono distrutte, ci viene una domanda dello Iaaf di riconsiderare questa urina con delle analisi molto sofisticate. Chi di fronte a una prova negativa la riapre o ha una sfera di cristallo o sa cosa va a cercare. Eravamo certi che le controanalisi fossero positive, perché il campione analizzato è lo stesso. Qui, è chiaro, c'è stata una ingerenza esterna fortissima. Questo è un profilo antidoping con un solo riscontro positivo comunicato 6 mesi dopo, che non ha nessuna sponda né nei controlli fatti due-tre settimane dopo, né 20 giorni prima. Se ci fosse stato un comportamento dopante si vedrebbe. E' molto strano che un esame negativo diventi positivo 6 mesi dopo e che qualcuno su una prova negativa cerchi un positivo e lo vada a trovare. A noi interessa il ricorso al Tas, che venga valutata la straordinarietà di 60 controlli a cui s'è sottoposto. E valutata l'impossibilità di difenderci. Qualcuno deve prendersi il coraggio e la trasparenza di un procedimento cautelare. Ci arrivano notizie anonima di chi dice: sappiamo tutto ma non possiamo dirlo per paura. Abbiamo anche segnalato un indirizzo che forse potrebbe essere reperito. Abbiamo preso vari contatti: la normativa è molto lacunosa, ci sono tante lacune nei passaggi tra il codice Wada e il Tas di Losanna. Ci vorrebbe un testo unico. Il Tas olimpico parte 10 giorni prima dell'Olimpiade, ma noi non ci rientriamo e marciamo con una normativa non allineata. Speriamo ora il Tas possa offrire la propria competenza. Anche nel merito della questione, perché in 5 giorni non si fa in tempo a farlo. Se ci credete, mi piacerebbe che diceste: Alex deve andare a Rio, Alex è una vittima. Stanno sfilando una medaglia a una nazionale che non so quante ne vincere".

IL LEGALE/2: POTREBBERO AVERGLI MANIPOLATO LA BORRACCIA - "La provetta non è stata consegnata in maniera corretta. Non è stata consegnata al trasportatore Wada. La procedura non era corretta. Qui si sta ingannando la morale sportiva. Il test antidoping deve essere anonimo. Invece c'era scritto "Racines", e provate a vedere quanti atleti vengono da Racines: la provetta era riconoscibile. Questo è un processo che può durare due anni. Il ricorso era radicato a Roma che però s'è dichiarata incompetente. Vale il procedimento cautelare della Iaaf. Ci serve un parere che possa sospendere il provvedimento cautelare. E la Iaaf non prevede appelli contro provvedimenti cautelari. Poi però tre righe sopra dice che tutte le decisioni sono appellabili. Roma è disponibile a pronunciarsi sul merito ma non a sospendere il provvedimento cautelare della Iaaf. Il codice Wada-Iaaf dice che quando non ci sono più rimedi nazionali - e per noi è questo il caso - si può ricorrere al Tas".
Avete i documenti sulle tempistiche dell'esame?
"No, non ci sono state trasmesse. Ci è stato detto solo che la richiesta del riesame del campione è arrivata in zona Cesarini. Al ché io ho dubbi che sia arrivata anche oltre. Inoltre mi dicono che il dna mi permetterebbe di dire se il testosterone l'ho ingerito o se è stata manipolata la provetta. Ma la Iaaf non ci concederà la prova dna perché non è prevista".
Avete sospetti su come potrebbe essere arrivata la contaminazione?
"Lui qui si allenava portando la borraccia che lasciava in macchina, a Natale. E la macchian gli è già stata aperta 3 volte per dei furti. Nulla di più facile che avergli manomesso la borraccia aprendo la macchina. Oggi abbiamo pagato mille Franchi per l'iscrizione".