Un po' in fondo è così perché il record del mondo del suo Wayde nei 400 metri, la gara più densa, appassionante, massacrante, attraente e al tempo stesso respingente, quello strabiliante 43"03, strabiliante per il tempo e strabiliante per come è venuto fuori, per la dolcezza con cui Van Niekerk ha saputo esaltare uno spettacolo di inaudita supremazia agonistica (quando si dice la "performance"!), di potenza liberata ma controllata, è una chiave per aprire la porta di una nuova epoca, tutta da esplorare, nella quale non è più un'assurdità porsi il problema di come e quando l'uomo potrà scendere sotto i 43" (nell'ottenere il record del mondo Wayde si è migliorato di quasi mezzo secondo). Ormai ci siamo. E' futuro ma ci siamo: "Ecco", prosegue Ans Soffia Botha, la "nonna" dello sprint moderno, ma ai sudafricani piace più chiamarla "tannie", ossia zia, comunque genitrice tecnica e madre putativa, di pista, di un figlio capolavoro.
Rio 2016, Van Niekerk vince i 400m: nuovo record del mondo
Wayde Van Niekerk ha conquistato la medaglia d'oro nei 400 metri. L'atleta sudafricano ha inoltre stabilito il nuovo record mondiale concludendo la finale di Rio de Janeiro con il tempo di 43''03, migliorando il precedente primato di 43''18, fatto segnare da Michael Johnson ai Mondiali di Siviglia nel 1999. Medaglia d'argento per il campione uscente Kirani James (43''76) e bronzo per lo statunitense LaShawn Merritt (43''85).
Il nuovo record del mondo dei 400 metri nasce dunque dall'ascolto del silenzio o di quello che sembra un silenzio ma in realtà è un concerto di segnali che rimbalzano nel cuore e nei pensieri di un allenatore così come i piedi di un atleta rimbalzano sulla pista. Non è raro che un allenatore sia un po' su con gli anni, oltre i settanta, per esempio Vitaly Petrov, che ha vinto l'ennesimo oro della sua clamorosa carriera con il brasiliano Thiago Braz nell'asta. Di Ans Soffia Botha colpisce tuttavia l'aspetto e la natura: apparentemente in sintonia con quel che si vede (tanto è vero che in Friuli l'hanno spesso vista lavorare a maglia). Diventa anche un adorabile limite, da riderci sopra, questo dare nell'occhio alla rovescia: "Agli accessi olimpici non volevano mai farmi entrare: per i parenti da quella parte signora, prego...!".
Qualcuno, non di primissimo pelo magari, la considera una sosia di Barbara Bush, la moglie dell'ex presidente degli Stati Uniti. I giovani non sanno nemmeno chi è Barbara Bush. Giovedì alle 18.30 il gruppo (quattro atleti) sarà festeggiato nella Sala Consiliare del Comune di Gemona. C'è infatti un po' d'Italia in questo record, come ce n'era nel record dei 100 di Asafa Powell (9"74). Subito dopo Rio la banda olimpica ha fatto tappa a Monaco di Baviera per un ripristino medico della funzionalità di Wayde. Ed è proprio in Friuli, nell'ambito del progetto SportLand, con la partecipazione di più municipi, che si è sedimentato il record di Van Niekerk: "Da quando siamo stati in Giamaica per il camp assieme a Bolt e al gruppo di Glen Mills tutti dicono che Wayde è pronto per passare ai 200. Ma la verità è che lui dai 200 proviene e nei 200 vinse i campionati nazionali sudafricani a 18 anni". Non stupisce che sia dunque sceso sotto 20" pochi mesi fa, nella stagione della sua definitiva consacrazione dopo l'oro mondiale di Pechino dello scorso anno, concluso con quella specie di crisi organica totale che lo ha costretto a uscire dal "Nido" in barella.
Rio 2016, l'uomo più veloce nei 400m è allenato da una bisnonna 74enne
Doveva essere l'erede di Bolt, il futuro fulmine dei 100m. E invece il sudafricano Wayde van Niekerk, complice un infortunio nel 2012, ha scoperto di avere un talento ancora più grande sui 400m. Come ha dimostrato a Rio, l'Olimpiade della consacarazione: vittoria nella sua specialità e nuovo record del mondo: 43"03. Merito del suo successo va anche alla sua allenatrice: Ans Botha, una bisnonna di 74 anni. Van Niekerk la chiama "Zia Ans". E' stata lei che, proprio a partire dal 2012, ha contribuito alla sua trasformazione in pista: "Abbiamo deciso insieme, dopo il suo infortunio, che i 400 sarebbero stati più adatti", ha dichiarato la donna in una recente intervista. Il neo campione olimpico ha poi postato sul proprio profilo ufficiale Instagram una foto con la scritta "Jesus did it" ('L'ha fatto Gesù') sulla pista
Torniamo al discorso dell'ascolto. Wayde si è fidato ciecamente: "E' stata lei a darmi la regolata col calibro. Non fosse stato così, adesso non sarei qui". Zia Ans è capo del settore tecnico della University of the Free State di Bloemfontein dal 1990: "Sono volati questi 26 anni". Come Wayde adesso. I due s'incontrarono nel 2012: "Ad un certo punto ho pensato che i miei 50 anni di carriera potessero diventare un limite. Potevo dedicarmi a un ragazzo che già a 18 anni parlava la lingua del campione?". Zia Ans aveva iniziato nella natìa Namibia nel '68, cercando di convincere qualche ragazzo a seguire le sue orme di velocista ("una velocista niente di che..."). "I primi a cascarci furono mio figlio e mia figlia! Solo che quando crebbero decisi che sarebbe stato meglio dirottarli verso un coach più esperto di me". Ora si lavora e si sorride, si fatica e magari dopo lo sforzo tutti hanno un po' meno voglia di ridere, ma ci sta: "Quando arriva l'acido lattico vorrei darmi una chiodata in testa...", dice Wayde. Ma poi lo rifà ovviamente. Non c'è alternativa per correre in quel modo.
Van Niekerk: "Che fortuna il record del mondo"