Atletica, nonna Ans e il primato di Van Niekerk: ''Ecco come nasce un record del mondo''
di ENRICO SISTI
Dietro il trionfo del sudafricano nei 400 alle Olimpiadi di Rio c'è una signora di 74 anni
Aggiornato alle 4 minuti di lettura
ROMA - "Il momento in cui tutto cambia è quando in campo scende il silenzio". Solo il rumore dei piedi del campione che frullano sulla pista. E anche quello, a pensarci, è un rumore minimo. Anzi meno si sente e meglio è, meno si sente e più vuol dire che la corsa è leggerezza, è un volare, è un passare da un piede all'altro per inerzia, rispettando le leggi della fisica ma in qualche modo sconvolgendole. La signora in giallo, o meglio in oro, ha 74 anni e potrebbe scrivere due o tre romanzi su come funziona il rapporto tra allenatore e atleta: "La mia corona di capelli bianchi non mi impedisce di emozionarmi come se fossi ancora una bambina e come se davanti a me vi fosse un mondo ancora tutto da scoprire".
Un po' in fondo è così perché il record del mondo del suo Wayde nei 400 metri, la gara più densa, appassionante, massacrante, attraente e al tempo stesso respingente, quello st…
ROMA - "Il momento in cui tutto cambia è quando in campo scende il silenzio". Solo il rumore dei piedi del campione che frullano sulla pista. E anche quello, a pensarci, è un rumore minimo. Anzi meno si sente e meglio è, meno si sente e più vuol dire che la corsa è leggerezza, è un volare, è un passare da un piede all'altro per inerzia, rispettando le leggi della fisica ma in qualche modo sconvolgendole. La signora in giallo, o meglio in oro, ha 74 anni e potrebbe scrivere due o tre romanzi su come funziona il rapporto tra allenatore e atleta: "La mia corona di capelli bianchi non mi impedisce di emozionarmi come se fossi ancora una bambina e come se davanti a me vi fosse un mondo ancora tutto da scoprire".
Un po' in fondo è così perché il record del mondo del suo Wayde nei 400 metri, la gara più densa, appassionante, massacrante, attraente e al tempo stesso respingente, quello strabiliante 43"03, strabiliante per il tempo e strabiliante per come è venuto fuori, per la dolcezza con cui Van Niekerk ha saputo esaltare uno spettacolo di inaudita supremazia agonistica (quando si dice la "performance"!), di potenza liberata ma controllata, è una chiave per aprire la porta di una nuova epoca, tutta da esplorare, nella quale non è più un'assurdità porsi il problema di come e quando l'uomo potrà scendere sotto i 43" (nell'ottenere il record del mondo Wayde si è migliorato di quasi mezzo secondo). Ormai ci siamo. E' futuro ma ci siamo: "Ecco", prosegue Ans Soffia Botha, la "nonna" dello sprint moderno, ma ai sudafricani piace più chiamarla "tannie", ossia zia, comunque genitrice tecnica e madre putativa, di pista, di un figlio capolavoro.
"Il silenzio è cruciale", racconta la signora, "il corpo del mio atleta deve parlarmi e io devo essere capace di ascoltarlo perché le lingue che parla sono molteplici, soprattutto quelle di un quattrocentista ormai destinato ad accrescere i suoi impegni, a scendere di metratura e ad aumentare di velocità. C'è la lingua dell'accelerazione, del mantenimento della velocità, c'è la lingua della resistenza alla velocità, c'è il dialetto sommesso, ingannevole dell'acido lattico e di tutto ciò che serve per conviverci, non si può sconfiggere ma si può contrastare al meglio. Infine c'è la lingua della stanchezza, dell'affaticamento, c'è la lingua della comprensione per l'organismo stressato, perché mai come quando è in fase "catabolica" il corpo grida, chiede attenzione. Ecco allora che diventa fondamentale la concentrazione, la mia e quella dei miei ragazzi. Ecco che si ascolta la mente". Vale a dire il corpo sottile.
Il nuovo record del mondo dei 400 metri nasce dunque dall'ascolto del silenzio o di quello che sembra un silenzio ma in realtà è un concerto di segnali che rimbalzano nel cuore e nei pensieri di un allenatore così come i piedi di un atleta rimbalzano sulla pista. Non è raro che un allenatore sia un po' su con gli anni, oltre i settanta, per esempio Vitaly Petrov, che ha vinto l'ennesimo oro della sua clamorosa carriera con il brasiliano Thiago Braz nell'asta. Di Ans Soffia Botha colpisce tuttavia l'aspetto e la natura: apparentemente in sintonia con quel che si vede (tanto è vero che in Friuli l'hanno spesso vista lavorare a maglia). Diventa anche un adorabile limite, da riderci sopra, questo dare nell'occhio alla rovescia: "Agli accessi olimpici non volevano mai farmi entrare: per i parenti da quella parte signora, prego...!".
Qualcuno, non di primissimo pelo magari, la considera una sosia di Barbara Bush, la moglie dell'ex presidente degli Stati Uniti. I giovani non sanno nemmeno chi è Barbara Bush. Giovedì alle 18.30 il gruppo (quattro atleti) sarà festeggiato nella Sala Consiliare del Comune di Gemona. C'è infatti un po' d'Italia in questo record, come ce n'era nel record dei 100 di Asafa Powell (9"74). Subito dopo Rio la banda olimpica ha fatto tappa a Monaco di Baviera per un ripristino medico della funzionalità di Wayde. Ed è proprio in Friuli, nell'ambito del progetto SportLand, con la partecipazione di più municipi, che si è sedimentato il record di Van Niekerk: "Da quando siamo stati in Giamaica per il camp assieme a Bolt e al gruppo di Glen Mills tutti dicono che Wayde è pronto per passare ai 200. Ma la verità è che lui dai 200 proviene e nei 200 vinse i campionati nazionali sudafricani a 18 anni". Non stupisce che sia dunque sceso sotto 20" pochi mesi fa, nella stagione della sua definitiva consacrazione dopo l'oro mondiale di Pechino dello scorso anno, concluso con quella specie di crisi organica totale che lo ha costretto a uscire dal "Nido" in barella.
Forse l'unica a non preoccuparsi, in quell'occasione, fu proprio Zia Ans, abituata a vedere i ragazzi stramazzare al suolo proprio a causa dell'acido lattico che rende ogni respirazione "terminale" ("hai veramente la sensazione di morire da un momento all'altro, ma tutti quelli che si allenano in un certo modo sanno che funziona così..."). Il passaggio ai 400 venne quasi consigliato: "Wayde si faceva male troppo spesso, bisognava allungare le distanze e venire un po' incontro ai muscoli: i muscoli hanno i loro tempi di condizionamento agli sforzi massimali. Così abbiamo optato per i 400. Ora però Wayde, o meglio i suoi muscoli, a 24 anni, mi hanno fatto capire che possiamo anche tornare indietro e anzi spingerci, come abbiamo fatto, anche verso i 100 metri".
Torniamo al discorso dell'ascolto. Wayde si è fidato ciecamente: "E' stata lei a darmi la regolata col calibro. Non fosse stato così, adesso non sarei qui". Zia Ans è capo del settore tecnico della University of the Free State di Bloemfontein dal 1990: "Sono volati questi 26 anni". Come Wayde adesso. I due s'incontrarono nel 2012: "Ad un certo punto ho pensato che i miei 50 anni di carriera potessero diventare un limite. Potevo dedicarmi a un ragazzo che già a 18 anni parlava la lingua del campione?". Zia Ans aveva iniziato nella natìa Namibia nel '68, cercando di convincere qualche ragazzo a seguire le sue orme di velocista ("una velocista niente di che..."). "I primi a cascarci furono mio figlio e mia figlia! Solo che quando crebbero decisi che sarebbe stato meglio dirottarli verso un coach più esperto di me". Ora si lavora e si sorride, si fatica e magari dopo lo sforzo tutti hanno un po' meno voglia di ridere, ma ci sta: "Quando arriva l'acido lattico vorrei darmi una chiodata in testa...", dice Wayde. Ma poi lo rifà ovviamente. Non c'è alternativa per correre in quel modo.
Van Niekerk: "Che fortuna il record del mondo"
Zia Ans è rimasta decisamente sorpresa dell'attenzione che le è stata prestata: "L'allenamento nella sua globalità è per me vita quotidiana, non c'è motivo perché debba smettere e passare il tempo rigirarmi le dita". L'abbraccio fra i due dopo oro e record aveva però qualcosa di straordinario (un altro suo atleta, Akani Simbine, aveva chiuso quinto la finale dei 100). Nonostante i capelli, i milioni di fotogrammi raccolti, nonostante l'età, Zia Ans era alla sua prima olimpiade: "Siamo tutti pivelli". Tanto che all'uscita di curva ha pensato: "O Wayde, sei passato ai 300 troppo forte...!". Per una volta, leggendo nel corpo e nella mente del suo ragazzo, Zia Ans, che compirà 75 anni a fine anno, ha avuto torto. "Del resto prima della gara non vola una mosca, non ci diciamo niente: più la testa è sgombra più sei in grado di concentrarti. Io so che tu sai ma tu non dirmi niente e io farò altrettanto". A quanto pare il silenzio è d'oro.