Oney Tapia, da quella maledetta potatura alla medaglia
Il vincitore dell'argento nel lancio del disco alla Paralimipiadi di Rio ha perso la vista quando è stato colpito da un ramo mentre è lavorava da giardinere: "Sinceramente - ha spiegato - non farei cambio con uno che ci vede, questa esperienza mi sta arricchendo"
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ROMA - Sembra uscita da un romanzo di Jack London la storia di Oney Tapia, l'atleta italo cubano che dopo aver conquistato la medaglia d'argento nel lancio del disco alle Paralimpiadi ha commosso la rete presentandosi davanti alle telecamere con una mascherina disegnata dalle figlie. Bambine a cui l'atleta ha dedicato il successo cantando un brano dei Modà e uno di Tiziano Ferro.
Paralimpiadi, dopo l'argento la gioia di Oney Tapia: canta Tiziano Ferro e i Modà
Tapia non è non vedente dalla nascita, ma ha perso la vista nel 2011 in seguito ad un incidente sul lavoro. Arrivato da Cuba nel 2002 per essere ingaggiato da una squadra di baseball veneta, nella culla del rugby italiano ha scoperto la palla ovale e dal 2009 ha iniziato a giocare per il club di Treviglio. Sia il baseball che il rugby di provincia non sono però certo sport in grado di garantire un reddito e così Tapia per vivere ha trovato lavoro come giardiniere presso una cooperativa. Impiego che ha portato avanti fino al 2011, quando durante un intervento di potatura a Lodi è stato vittima di un pauroso incidente. Mentre era arrampicato su un albero, è stato colpito alla testa da un grosso ramo che ha danneggiato in maniera irreversibile i centri nervosi responsabili della vista.
"Anche se l’avevo già intuito - ha raccontato il 37enne al sito Bergamo Netweek - i medici mi spiegarono che non avrei mai più visto. All’inizio fu terribile, ma mi feci forza e cominciai a calarmi in questa nuova realtà". Una volta trasferito dal Niguarda di Milano all'ospedale di Bergamo, Tapia è entrato in contatto con le associazioni di non vedenti. In particolare quelle sportive che lo hanno introdotto al gioco del "Goalball", una disciplina nata come strumento di riabilitazione per i veterani della Seconda guerra mondiale e che dal 1980 fa parte del programma delle Paralimpiadi.
Il gioco consiste in una specie di pallamano giocata in terra utilizzando una palla che contiene sonagli metallici capaci di emettere suoni che guidano i giocatori nelle loro mosse. "All'inizio - ha raccontato ancora Tapia - ridevo quando mi spiegavano quante cose possono fare i non vedenti. Non mi sembrava possibile, anche perché quello era stato un mondo a me totalmente estraneo fino a quel momento. E invece ho scoperto quante cose si possono fare pur non avendo questo tipo di handicap". Dopo essersi laureato campione italiano di Goalball con la Omero Bergamo, è stato anche nella nazionale italiana che ha conquistato il terzo posto agli europei del 2013. Instancabile, Tapia si è dato quindi al judo prima di approdare al lancio del disco.
La dimensione di non vedente, ha confessato sempre parlando a Bergamo Netweek, sembra quasi avergli svelato una nuova dimensione di vita. "Sinceramente - ha spiegato - non farei cambio con uno che ci vede. Ormai ho visto tutto quello c'era da vedere e credo che questa esperienza mi stia arricchendo. Certo, non nego che ci sono alti e bassi, ma sono una persona con una grande forza d’animo e non mi lascio abbattere facilmente".