ROMA - La piscina è il pensiero costante, oceano di libertà per limare centesimi preparando nuove imprese, anche dopo quattro medaglie olimpiche in due. Federico Morlacchi e Giulia Ghiretti sono il volto delle Paralimpiadi e la coppia del nuoto italiano a Rio de Janeiro, per il medagliere più di quanto lo sia stata Pellegrini - Magnini qualche settimana fa. Anche loro stanno assieme, non solo in acqua, si allenano nello stesso centro sportivo a Milano, lui da Luino, vicino Varese, lei da Parma. "Ma in vasca si è da soli, ognuno per conto suo nella propria corsia, per chiudere, coronare un percorso, vivere la passione del nuoto, che è anche dedizione, tra gioie e dolori, la forza che ti porta in acqua anche quando non vorresti", spiega al telefono Giulia.
Si stanno per allenare nella piscina distante pochi metri da quella che assegna l'argenteria ai Giochi, il percorso brasiliano non è ancora finito, ancora due sfide per entrambi. Per i soli parziali, oro e argento per Morlacchi (200 misti, categoria SM6 e 400 stile libero S6), secondo e terzo gradino del podio per la fidanzata, 100 rana SB4 e 50 farfalla S5.
Ma Federico ha addosso ancora l'amarezza del quarto posto nei 100 stile libero S9 di due giorni fa, quarto al fotofinish, ultimo a metà gara poi il rientro con il turbo, a otto centesimi dalla terza medaglia, "ma il malumore scivolerà presto via, si deve essere come i portieri di calcio, dimenticare sia i gol subiti che le grandi parate. Ho centrato due medaglie, un oro e un argento, qui per me è un sogno ma resto un competitivo, l'agonismo è nella mia natura, se potessi sfiderei chiunque in qualsiasi disciplina". In piscina è stato spedito dai genitori a tre anni per evitare eccessive sofferenze alla schiena per l'ipoplasia alla gamba sinistra - affetto dalla nascita -, poi il cronometro, la competizione, i record da riscrivere, sino al primo oro alle Paralimpiadi per l'Italia dopo il tris di medaglie di bronzo a Londra 2012. Ma Morlacchi è soprattutto un simbolo per i disabili, cultore di film e cucina giapponese che è andato in piscina anche per sfidare i normodotati, terzo nei 100 farfalla agli Europei 2010 in vasca corta. "Senza polemiche, vorrei che per gli atleti disabili ci fosse un'attenzione più costante, non solo mediatica, non solo una volta ogni quattro anni, in occasione dei Giochi" riflette il 23enne atleta azzurro.
Giulia, due anni in meno, non ha ancora metabolizzato la sbornia a cinque cerchi, "e non so quando riuscirò a mandar fuori le mie sensazioni". Da bambina era un prodigio ma nella ginnastica, trampolino elastico, con gettone di presenza agli Europei assoluti 2008. Due anni dopo, a 15 anni, durante un salto l'infortunio alla spina dorsale che le toglieva l'uso della parte inferiore del corpo. Ma non la forza, lo scatto per ripartire, senza smarrire la risata che arriva al telefono anche dal Brasile. Quindi riabilitazione a Piacenza, con interrogazioni via Skype e verifiche scritte inviate via mail per non perdere l'anno scolastico, con l'aiuto della mamma insegnante. Poi, ecco il nuoto, l'unico sport in cui non deve star seduta. Partiva la seconda fase di vita, di carriera, una ranista con poco feeling verso i misti che era partita con il dorso e che a Rio ha centrato il podio nei 50 farfalla, "la medaglia davvero inaspettata" ammette Giulia, in attesa dei 200 misti e dei 50 dorso, del ritorno a casa con Federico, riposo e poi nuovo obiettivo comune, direzione Giappone, Tokyo 2020.
Si stanno per allenare nella piscina distante pochi metri da quella che assegna l'argenteria ai Giochi, il percorso brasiliano non è ancora finito, ancora due sfide per entrambi. Per i soli parziali, oro e argento per Morlacchi (200 misti, categoria SM6 e 400 stile libero S6), secondo e terzo gradino del podio per la fidanzata, 100 rana SB4 e 50 farfalla S5.
Ma Federico ha addosso ancora l'amarezza del quarto posto nei 100 stile libero S9 di due giorni fa, quarto al fotofinish, ultimo a metà gara poi il rientro con il turbo, a otto centesimi dalla terza medaglia, "ma il malumore scivolerà presto via, si deve essere come i portieri di calcio, dimenticare sia i gol subiti che le grandi parate. Ho centrato due medaglie, un oro e un argento, qui per me è un sogno ma resto un competitivo, l'agonismo è nella mia natura, se potessi sfiderei chiunque in qualsiasi disciplina". In piscina è stato spedito dai genitori a tre anni per evitare eccessive sofferenze alla schiena per l'ipoplasia alla gamba sinistra - affetto dalla nascita -, poi il cronometro, la competizione, i record da riscrivere, sino al primo oro alle Paralimpiadi per l'Italia dopo il tris di medaglie di bronzo a Londra 2012. Ma Morlacchi è soprattutto un simbolo per i disabili, cultore di film e cucina giapponese che è andato in piscina anche per sfidare i normodotati, terzo nei 100 farfalla agli Europei 2010 in vasca corta. "Senza polemiche, vorrei che per gli atleti disabili ci fosse un'attenzione più costante, non solo mediatica, non solo una volta ogni quattro anni, in occasione dei Giochi" riflette il 23enne atleta azzurro.
Giulia, due anni in meno, non ha ancora metabolizzato la sbornia a cinque cerchi, "e non so quando riuscirò a mandar fuori le mie sensazioni". Da bambina era un prodigio ma nella ginnastica, trampolino elastico, con gettone di presenza agli Europei assoluti 2008. Due anni dopo, a 15 anni, durante un salto l'infortunio alla spina dorsale che le toglieva l'uso della parte inferiore del corpo. Ma non la forza, lo scatto per ripartire, senza smarrire la risata che arriva al telefono anche dal Brasile. Quindi riabilitazione a Piacenza, con interrogazioni via Skype e verifiche scritte inviate via mail per non perdere l'anno scolastico, con l'aiuto della mamma insegnante. Poi, ecco il nuoto, l'unico sport in cui non deve star seduta. Partiva la seconda fase di vita, di carriera, una ranista con poco feeling verso i misti che era partita con il dorso e che a Rio ha centrato il podio nei 50 farfalla, "la medaglia davvero inaspettata" ammette Giulia, in attesa dei 200 misti e dei 50 dorso, del ritorno a casa con Federico, riposo e poi nuovo obiettivo comune, direzione Giappone, Tokyo 2020.