MONTREAL - Ancora un'incursione degli hacker sul sito della Wada e in particolare sul programma "Adams", che raccoglie in un vastissimo database mondiale i dati sensibili dei testi di migliaia di atleti di vertice. "Come già successo il 13 settembre scorso - spiega l'agenzia mondiale antidoping in un comunicato - gli hacker di Fancy Bear hanno si sono impadroniti illegalmente dei dati di 25 atleti di otto Paesi. Fra questi dieci americani, cinque tedeschi, cinque inglesi, un ceco, un danese, un polacco, un rumeno e un russo. Come già per il 13 scorso gli hacker sono entrati nel sistema attraverso il sito del Cio (Comitato Olimpico Internazionale, n.d.r.) creato per i Giochi di Rio 2016 che contiene dati sensibili confidenziali riguardanti l'esenzione terapeutica (TUE n.d.r.) rilasciata da diverse federazioni internazionali (IFS) e nazionali (NADO)".
Questo dell'esenzione terapeutica è un punto molto critico del regolamento antidoping mondiale. Che lascia aperti molti dubbi se sia davvero una necessità per consentire agli atleti malati di gareggiare (acquisendo comunque un vantaggio dai prodotti che influiscono e migliorano la prestazione) oppure una forma di doping masckerata e autorizzata. Secondo molti esperti e addetti ai lavori, i casi clamorosi della ginnasta Simone Biles quattro volte oro a Rio, "curata" con fortissime dosi di anfetamine fin dall'età più giovanile e delle sorelle Williams, "titolari" di esenzioni con prodotti che "aiutano" fortemente la prestazione, fanno propendere per la seconda ipotesi.
La Wada parla di "attacco criminale" che ha violato la privacy di 29 atleti fino a questo momento e che mette in agitazione tutti gli altri atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi di Rio. "Ci dispiace molto per. Metteremo in atto - ha spiegato Oliver Niggli, direttore generale della Wada - ogni azione per contrastare queste azioni delittuose che mettono in dubbio la reputazione degli atleti e rafforzeremo le indagini a livello internazionale per garantire la sicurezza dell'agenzia".
"Dalle nostre indagini - ha aggiunto Niggli - non ci sono dubbi che la Wada è sotto attacco a causa delle recenti conclusioni della relazione Pound-McLaren nella quale emerge come in Russia si sia concretizzato un vero e proprio doping di Stato. Condanniamo queste azioni e abbiamo chiesto al governo russo di fare tutto il possibile per fermarle. In caso continuassero, questi attacchi metterebbero in dubbio ogni altra azione tesa a ricostruire un sistema antidoping credibile a parte della Russia". Un'accusa precisa e circostanziata e un "warning" ben definito che va ben oltre l'ipotizzato risveglio di una sorta di "guerra fredda" fra Usa e Russia: la Russia smetta di attaccare la Wada, altrimenti sarà fuori dal sistema antidoping mondiale il che vuol dire fuori dalle manifestazioni organizzate dal Cio, a partire dalle Olimpiadi, peraltro già "vietate" dalla Iaaf (la federazione internazionale) ai russi dell'atletica leggera e di alcuni altri sport ai recenti Giochi. "Crediamo che l'accesso ad Adams - conclude Niggle - sia avvenuto attraverso un account fittizio e l'invio di email e stiamo che altri dati non siano stati sottratti". La Wada, aggiunge il comunicato, sarà vicina ai Nado (le agenzie nazionali) i cui atleti sono stati coinvolti in questa vicenda.
Questo dell'esenzione terapeutica è un punto molto critico del regolamento antidoping mondiale. Che lascia aperti molti dubbi se sia davvero una necessità per consentire agli atleti malati di gareggiare (acquisendo comunque un vantaggio dai prodotti che influiscono e migliorano la prestazione) oppure una forma di doping masckerata e autorizzata. Secondo molti esperti e addetti ai lavori, i casi clamorosi della ginnasta Simone Biles quattro volte oro a Rio, "curata" con fortissime dosi di anfetamine fin dall'età più giovanile e delle sorelle Williams, "titolari" di esenzioni con prodotti che "aiutano" fortemente la prestazione, fanno propendere per la seconda ipotesi.
La Wada parla di "attacco criminale" che ha violato la privacy di 29 atleti fino a questo momento e che mette in agitazione tutti gli altri atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi di Rio. "Ci dispiace molto per. Metteremo in atto - ha spiegato Oliver Niggli, direttore generale della Wada - ogni azione per contrastare queste azioni delittuose che mettono in dubbio la reputazione degli atleti e rafforzeremo le indagini a livello internazionale per garantire la sicurezza dell'agenzia".
"Dalle nostre indagini - ha aggiunto Niggli - non ci sono dubbi che la Wada è sotto attacco a causa delle recenti conclusioni della relazione Pound-McLaren nella quale emerge come in Russia si sia concretizzato un vero e proprio doping di Stato. Condanniamo queste azioni e abbiamo chiesto al governo russo di fare tutto il possibile per fermarle. In caso continuassero, questi attacchi metterebbero in dubbio ogni altra azione tesa a ricostruire un sistema antidoping credibile a parte della Russia". Un'accusa precisa e circostanziata e un "warning" ben definito che va ben oltre l'ipotizzato risveglio di una sorta di "guerra fredda" fra Usa e Russia: la Russia smetta di attaccare la Wada, altrimenti sarà fuori dal sistema antidoping mondiale il che vuol dire fuori dalle manifestazioni organizzate dal Cio, a partire dalle Olimpiadi, peraltro già "vietate" dalla Iaaf (la federazione internazionale) ai russi dell'atletica leggera e di alcuni altri sport ai recenti Giochi. "Crediamo che l'accesso ad Adams - conclude Niggle - sia avvenuto attraverso un account fittizio e l'invio di email e stiamo che altri dati non siano stati sottratti". La Wada, aggiunge il comunicato, sarà vicina ai Nado (le agenzie nazionali) i cui atleti sono stati coinvolti in questa vicenda.