Sport

Roma 2024, le mosse di Malagò e il panettone della Raggi...

L'apertura (strana) del presidente del Cio Bach riaccenda una piccola speranza

4 minuti di lettura
ROMA - La verità è che Thomas Bach, tedesco, ex campione di scherma, presidente del Cio dal 10 settembre 2013, è disperato: se davvero Roma si ritira dalla corsa per i Giochi estivi del 2024, è un guaio serio per il Comitato Olimpico Internazionale. Sì, perché resterebbero in corsa solo tre città: Budapest, Los Angeles e Parigi. Budapest non conta: paga la politica anti-migranti del governo Orbàn e il fatto che 63 Paesi non hanno relazioni diplomatiche con l'Ungheria. Los Angeles è forte ma se vince Trump in novembre addio candidatura (lo ha detto lo stesso sindaco di L.A., Eric Garcetti di origini italiane). Parigi, si sa, è sempre Parigi: città di grande fascino, ma molti membri Cio sono perplessi se votare una città già toccata in maniera pesante dal terrorismo. E' brutto dirlo, ma purtroppo è la realtà: non tutti i membri Cio sono dei cuor di leone. Resta Roma. I siti stranieri, seguiti dai membri Cio, danno la candidatura italiana ormai per finita. Già a Rio, la Raggi non c'era e i membri Cio italiani avevano dovuto fare miracoli per convincere i loro amici stranieri che l'assenza non era polemica, "la sindaca è impegnata, la sindaca si è appena insediata". E lo stesso Malagò aveva rassicurato che tutto sarebbe stato aggiustato, che c'era margine ancora per trattare e convincerla sui vantaggi delle Olimpaidi. Stamani l'assessore Paolo Berdini, quello che avrebbe trattato col comitato promotore, ha detto: " "Credo che non ci siano possibilità per Roma. Se devo indicare una strada al Cio e al Coni, il sindaco di Napoli ha proposto la sua meravigliosa città come sede delle Olimpiadi. A Roma c'erano tre progetti per le Olimpiadi, francamente inaccettabili". Berdini non conosce le regole: Napoli non può sostituire Roma nella candidatura del 2024.

Adesso non è che Bach parteggi per la Capitale, non può farlo, ma ci tiene a tenere in vita Olimpiadi sempre più traballanti ("il mal di testa del Cio" titola un sito straniero). Ormai non si candida quasi nessuno, tolti Paesi (vedi Russia e Cina) che possono permettersi di buttar via decine di miliardi senza che lo sappia nessuno. Per i Giochi 2016 si erano candidate in 7 (poi vinse, come noto, Rio che aveva sì il dossier peggiore ma aveva Lula...). La stessa Tokyo sta già stravolgendo, per motivi economici, il dossier dell'edizione 2020, ma il Cio non dice nulla, ormai ha assegnato ai giapponesi i Giochi, facciano come vogliono. Roma era (è) una bella candidatura. Credibile. Seria. Low cost. Per questo Bach ha fatto quel comunicato irrituale ieri, un succeso della diplomazia di Palazzo H, visto che Malagò può contare su uno staff che conosce bene le stanze segrete di Losanna. Il Cio ne fa una questione politica (governo e Regione contro Comune) e aspetta. Un segnale importante. La vera dead line d'altronde è il 3 febbraio 2017 quando andrà consegnato il terzo dossier, l'ultimo, che prevede "organizzazione con luoghi e date delle gare e legacy dei Giochi". Se ci sarà ancora questa amministrazione comunale che ha detto no ieri, allora la candidatura sarà davvero finita. Sì, perché l'ultima parola sulle infrastutture spetta alla Raggi e al suo staff (staff?). Un esempio: per poter raggiungere Tor Vergata da Anagnina il Comitato promotore ha proposto quattro opzioni. Ma a scegliere che tipo di metro va costruita, se di superficie o no, tocca al Comune. Non si sfugge. Non può imporsi il Governo, e la Regione non c'entra nulla. No si può fare come Madrid che si candidò senza il Comune, e poi perse.

Solo il Campidoglio decide sulla viabilità di Roma. Per questo al Coni, anche se non lo diranno mai, si augurano che la Raggi non mangi il panettone, che arrivi di nuovo un commissario alla Tronca che faccia tenere in vita la candidatura, anche se adesso un po' acciaccata. Ci sono tre mesi di speranze. Perché se le cose restano così, non c'è niente da fare. Martedì e mercoledì della prossima settimana Malagò vedrà l'amico Bach, che gli darà tutto il tempo possibile per cercare di salvare il salvabile. Ci sarebbe forse anche un'altra strada: che qualche sindaco delle altre città interessate ai Giochi (ma non certo l'Appendino) si rivolga al Tar del Lazio per chiedere di anullare la delibera di ieri del consiglio comunale per "difetto di motivazioni". Strada non facile. Ancora più complessa una causa del Coni alla Raggi per danno erariale: quanti anni ci metterebbe a Corte dei Conti per decidere? Nel frattempo di Olimpiade non si parlerebbe più. Malagò è uomo di sport, un lottatore: ed è anche avvelenato con la Raggi che non l'ha nemmeno ricevuto, che non ha voluto sentire le sue ragioni e che ora tutta trionfante parla di aver salvato gli italiani dall'"ennesima truffa". Ma quale truffa? La Raggi ha parlato di Olimpiadi del cemento, ha detto che è da irresponsabili candidarsi, che non è etico, che è scandaloso, eccetera. Parole pesanti, anche offensive: i membri Cio italiani ( Carraro, Pescante, Ferriani), Malagò, Montezemolo, Pancalli e tutti quelli che hanno lavorato (stanno lavorando) per il sogno olimpico e paralimpico hanno diritto di risentirsi. "Assurdo il voto del del consiglio capitolino, con il no politico al progetto olimpico per l'Italia si è persa una grande occasione di crescita occupazionale, di visibilità internazionale e per la valorizzazione urbanistica e dell'impiantistica sportiva della capitale e di tutte le altre sedi italiane che avrebbero potuto ospitare i Giochi. E' stata una brutta figura dell'Italia davanti a tutto il mondo che si è dimostrata litigiosa su un appuntamento che avrebbe invece rappresentato un'occasione unica per il rilancio di Roma e tutto il Paese". Così Daniela Sbrollini, responsabile nazionale sport e welfare del Partito Democratico. "Il mondo dello sport è stato nuovamente umiliato. Dopo il vergognoso mancato incontro tra la Sindaca Raggi con il Coni, il Comitato Italiano Paraolimpico e il Comitato promotore Roma2024, ieri nella discussione sulla mozione dei 5 Stelle le parti coinvolte dal progetto olimpico non hanno nemmeno avuto l'opportunità di esprimersi - ha aggiunto Sbrollini in una nota - La partita ancora però non è formalmente chiusa, penso che il comitato promotore faccia bene a perseguire tutte le strade possibili per portare avanti una candidatura che sarebbe importante per tutto il Paese. Con il sostegno del Governo, della Regione, del Coni, del Comitato Olimpico Internazionale e dei privati si sarebbe potuto costruire un evento a costo zero per la capitale, regalando così a Roma l'opportunità di un riscatto urbanistico".

Il 7 ottobre sarà comunque consegnata al Cio la seconda chiavetta, il 15 novembre a Doha le città candidate si presentano all'assemblea dell'associazione dei comitati olimpici mondiali (lo sceicco Ahmad Al-Fahad Al-Sabah è amico di Malagò), il 24 novembre a Tokyo workshop dedicato alle città candidate, il 7 dicembre a Losanna il Cio esamina la seconda parte del dossier e, come detto, il 3 febbraio 2017 c'è la vera dead line. Lì vuole arrivare a Malagò: ma tutto dipenderà se la Raggi mangerà, o meno, il panettone...
 
I commenti dei lettori