Sport

Pugilato, verdetti scandalo a Rio: sospesi tutti i giudici

L'AIBA (l'associazione mondiale della boxe dilettantistica) ha preso provvedimenti nei confronti di 36 tra giudici e arbitri, in attesa della conclusione di un'indagine aperta sul loro operato
2 minuti di lettura
ROMA - Tutti sospesi in attesa che sia fatta chiarezza. Tempi cupi per 36, tra arbitri e giudici, impegnati nel torneo di pugilato alle olimpiadi di Rio. L'AIBA (l'Associazione mondiale della boxe dilettantistica) ha preso provvedimenti in attesa della conclusione di un'indagine aperta sul loro: significa che nessuno potrà svolgere attività in eventi di livello mondiale. A conti fatti -considerando che i tempi dell'inchiesta non dovrebbero essere lunghissimi - l'unica manifestazione toccata sarà quella iridata Youth, in programma a novembre. La decisione è stata annunciata con un nota dopo una sessione di lavori svolti in questi giorni a Losanna. "Mentre la maggior parte degli incontri di pugilato di Rio 2016 è stata accolta molto positivamente, un piccolo numero di decisioni è sotto indagine ed ha portato a discutere all'interno dell'AIBA se fare delle modifiche", si legge nella nota. "Le prime decisioni sono state prese direttamente in loco (anche se non è stato comunicato il numero dei giudici fermati a Rio). I risultati di una specifica indagine su arbitri e giudici, attualmente in corso, permetteranno di valutare pienamente quali azioni intraprendere".

Dunque, situazione controversa nell'AIBA ed in generale nel pugilato dilettantistico. E non solo per questioni arbitrali. Già il tentativo di creare un ibrido semiprofessionistico con la creazione delle World Series, una sorta di porta scorrevole che cercava di strizzare l'occhio ai pugili senza canottiera, non ha sortito effetti indimenticabili. Poi l'apertura, criticatissima, ai prof alle Olimpiadi: altro fallimento, ovviamente i grandi in circolazione si sono ben guardati dal cimentarsi su strade a loro ormai sconosciute. Poi sono arrivati i verdetti sconcertanti al torneo brasiliano. Ne citiamo un paio. Il primo ha penalizzato Michael Conlan, sconfitto nella categoria dei 56 kg dal russo Vladimir Nikitin.

Ovviamente il dito medio mostrato dal ragazzo irlandese alla giuria dopo il verdetto, condito da dichiarazioni varie ("I giudici sono dei corrotti, è sempre stato così") e dal dulcis in fundo su twitter (attacco diretto niente meno che al presidente russo Putin) restano censurabili, però risulta difficile capire come il verdetto possa essere stato dato al russo. Così come, nei pesi massimi, ha sfiorato il surreale la vittoria data ad un altro russo, Evgeny Tishchenko, letteralmente malmenato dal kazako Vassiliy Levit ma premiato dal verdetto. E chi pensa che il problema sia solo attuale sbaglia di grosso. Sono passati ventotto anni, ma il furto perpetrato ai danni di Roy Jones a Seul '88 (oro assegnato ad un sudcoreano il cui nome è particolare secondario), resta oggetto di culto nei ricordi.

Insomma, votazioni classiche o macchinette (il sistema dei pulsanti che contavano solo i colpi ignorando la loro qualità), il pugilato dilettantistico suscita perplessità nettamente superiori a quelle -almeno restando agli ultimi tempi- del professionismo. Unica raccomandazione, meglio non prendere spunto da queste polemiche per giustificare prestazioni non all'altezza. Ad esempio, tanto per citarne uno, il match perso da Clemente Russo con Tishchenko, pur meritevole di qualche discussione, non ha avuto niente a che vedere con verdetto 'strappato' dallo stesso pugile dell'est a Levit.

 
I commenti dei lettori