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Boxe, è morto Aaron Pryor: leggendarie le sfide con Arguello

Una fase della prima sfida tra Pryor e Arguello (ap)
Aveva sessanta anni. E' stato uno dei più grandi degli anni ottanta, la droga segnò l'inizio della sua decadenza
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ROMA - Con Aaron Pryor, stroncato da un infarto a 60 anni, se ne va una delle figure di riferimento della boxe degli ottanta. Re dei superleggeri, la sua epopea è legata soprattutto a due leggendarie sfide contro un altro fuoriclasse come Alexis Arguello. Due match che, non esageriamo, negli appassionati dell'epoca suscitarono attese pari a quelle di un Mayweather-Pacquiao dei nostri tempi. Arguello, idolo del Nicaragua, era stato campione del mondo di piuma, superpiuma e leggeri. Tentò la sfida impossibile contro quello che, cosa non comunissima nelle categorie meno pesanti, era un picchiatore devastante.

La prima sfida nel 1982 all'Orange Bowl di Miami, in Florida, venne risolta da Pryor con una serie micidiale di colpi al 14esimo round. Fu uno spettacolo di grandissimo spessore che rese inevitabile la rivincita dell'anno successivo, al Ceaser Palace di Las Vegas (allora patria della boxe miliardaria prima di franare di fronte al sontuoso MGM Grand). Aguello fece un grande match, ma quando al decimo round, messo al tappeto da Pryor, si rese conto di non potercela più fare, attese quasi con serenità mista a rassegnazione che l'arbitro ultimasse il conteggio.

La boxe ricorderà Pryor per questi due match, ma l'uomo di Cincinnati era anche molto altro. Da quando conquistò la corona dei superleggeri, sul ring di casa contro Antonio Cervantes, iniziò un quinquennio di dominio della categoria durante il quale solamente due sfidanti riuscirono a resistergli in piedi. L'avversario più maligno però Aaron Pryor lo trovò fuori dal ring. Il suo declino coincise infatti con l'ingresso nella spirale della droga: i suoi match si fecero più rari ed arrivò anche una sconfitta, l'unica della carriera (a fronte di 39 vittorie, 35 per ko) contro Bobby Joe Young, uno che aveva perso contro Nino La Rocca e che il miglior Pryor avrebbe spazzato via come un fuscello. Con la droga arrivò anche la caduta dell'uomo: arrivò ad un passo dalla fine, ma seppe riemergere. Un incubo dal quale era uscito, ma il fisico ormai minato ha presentato prematuramente il conto.
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