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Boxe, tra ring e sociale: il sogno impossibile del maestro Molina

Joshua con la cintura di campione del mondo insiene a Molina (ap)
Il texano domani sera salirà sul ring si Manchester per cercare di strappare il mondiale dei massimi al favoritissimo inglese Anthony Joshua. Lo farà per lui e per i bambini disabili ai quali insegna in una scuola
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ROMA - Mai dire mai, nella vita e nella boxe, soprattutto quando sul ring ci vanno i pesi massimi. Magari trovi il famoso colpo della domenica e la tua vita può cambiare. Premesso questo, raramente un pugile è stato presentato nel ruolo di vittima sacrificale più Eric Molina, che domani sera sul ring della Manchester Arena cercherà di strappare al britannico Antonhy Joshua la corona mondiale dei pesi massimi (versione IBF). Il campione ha tutto: è bello, è atletico, sa fare la boxe, è in avanzata esponenziale, è parente cresciuto in fretta rispetto al ragazzone timido che ai Giochi di Londra 2012 vinse la finale per l'oro contro Cammarelle in mezzo a parecchi dubbi. Da professionista, 17 incontri, tutti vinti per ko. Una grande organizzazione pugilistica come la Matchroom lo guida, tanto da procurargli la chance mondiale, peraltro sfruttata alla sua maniera contro Charles Martin, al sedicesimo incontro da prof. E come se non bastasse, è già pronta la difesa per il prossimo mese di aprile contro Wladimir Klitschko: un evento mediaticamente planetario, al punto tale da consigliare per l'allestimento niente meno che lo stadio di Wembley. Con un affare del genere alle porte, non è difficile farsi due conti su come andrà a finire...

Boxe, Joshua: "C'è il mondiale, l'allenamento è durissimo"

La Manchester Arena sarà tutta per Joshua. Molina non sembra poter tenere il confronto, nè tecnicamente nè fisicamente, ma potrà contare su incitamento particolare che gli arriverà da lontano. Il texano infatti divide la sua attività di professionista con quella di insegnante di ragazzi disabili. "Mi piace insegnare ai bambini con disabilità perché sono underdog nella loro vita e anche io lo sono in quello che faccio", aveva dichiarato al San Antonio Express. E' vero, Molina è un undergog, uno sfavorito. Il suo è un discreto record, fatto di 25 vittorie (di cui 19 per ko) e sole 3 sconfitte. Il problema però sono queste ultime, mai banali, che lo hanno segnato. La prima nel lontano 2007. Molina aveva già 25 anni, era all'esordio da professionista e non riuscì a finire il primo round contro Ashanti Jordan. La seconda, sempre alla prima ripresa, nel 2012: in palio c'era il titolo statunitense contro Chris Arreola. E' dopo questo ko che il texano ha deciso di dare una svolta alla propria esistenza. Ha conseguito un master alll'Università di Brownsville, quindi è andato a insegnare ai bambini disabili in una scuola pubblica.

Loro sono la sua vita, su di loro ha modellato la sua vita. La mattina e nel primo pomeriggio è sempre a scuola. Solo intorno alle 17 inizia il lavoro in palestra, mentre per le sessioni di corsa addirittura sceglie gli orari notturni. I carichi di lavoro più impegnativi-sparring partner- li riserva per il fine settimana. E sono probabilmente quei bambini che gli hanno dato la forza per affrontare quello che finora è stato il match più importante della carriera, nel giugno del 2015. In palio c'era il titolo Wbc, e Molina fu messo giù in nove round da Deontay Wilder. Prima però, colpito da un suo tremendo gancio sinistro, il gigante d'ebano inscenò qualche passo di un tragico balletto prima di riprendersi. In conferenza stampa Joshua ha mostrato idee chiarissime: "Spezzerò il suo sogno, salirò sul ring per demolirlo''. Molina, almeno a parole, non è però stato da meno: "Ho potenza nelle mie mani, qualsiasi massimo può essere messo ko, Joshua compreso''. Mai direi mai, nella boxe e nella vita.  Molina ci spera, per lui e per i suoi bambini.



 
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