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Atletica, quattro medaglie azzurre agli europei di cross

Yohanes Chiappinelli conquista l'argento under 20 di corsa campestre. Yeman Crippa si mette al collo la medaglia di bronzo under 23, trascinando al titolo la squadra maschile di categoria. Bronzo, come nel 2015, per la formazione under 23 femminile

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CHIA - Gli angeli dello sterrato o, quando piove, del fango non deludono quasi mai. Sono di un marcato colore azzurro e vincono l'oro a squadre nella categoria U23 agli Europei di Chia, vicino Cagliari, facendo meglio della Gran Bretagna, uno dei paesi con più tradizione campestre: "Ma io non sono contento, volevo qualcosa di più". Yeman Crippa, oro europeo per due anni consecutivi fra gli U20, ha trascinato i compagni, è caduto durante l'ultimo giro, si è guardato attorno perché quando si cade si prova sempre un'orribile sensazione (ti chiedi al volo se per caso è tutto finito oppure c'è ancora qualche speranza e non sai cosa rispondere) e poi, quando sei già ripartito, ovviamente scopri che l'unica soluzione che hai a disposizione è quella di rialzarti e far finta di niente, nella speranza di non dover sollecitare e intossicare troppo i muscoli nel tentativo di recuperare il tempo e lo spazio perduti: "Forse non ero all'altezza del belga che ha vinto (Kimeli, ndr), ma potevo battere lo spagnolo che si è preso l'argento (Mayo, ndr)", prosegue Crippa, che si mette al collo un bel bronzo individuale, che profuma come gli ori dei due anni precedenti. O quasi.

Sprintare sulla terra sconnessa (anche se il tracciato sardo era abbastanza pulito e c'era un bel sole) è qualcosa che non dir non può chi non la prova, mancano gli appoggi, il terreno assorbe le energie anziché restituire spinta come la pista, bisogna usare tutto il piede, c'è sempre il rischio di sedersi e abbassare le ginocchia: un'ammazzata, occorre un surplus di concentrazione, assetto e coraggio. Yeman ha ceduto solo nel finale: "Ma ora sono meno triste". Si era rabbuiato per la non felice stagione di pista. Anche Yohannes Chiappinelli, argento nella gara degli U20, sognava un posto leggermente più vicino al sole: "Potevo vincere, le condizioni c'erano tutte". Ma si è trovato davanti Jakob Ingebrigtsen, il terzogenito di una famiglia di campioni norvegesi (i due fratelli maggiori sono delle star della pista). E' dei forti non contentarsi. E' dei forti pretendere di più. Per domani, per quando sarà. Bella l'Italia dei giovani che svetta fra i turchi non turchi (ossia keniani naturalizzati): oro e argento fra i senior sia uomini che donne. Bronzo anche per le ragazze dell'U23. "Ora ci riposiamo poi ce la giocheremo a gennaio nel Campaccio e nella Cinque Mulini", dicono sia Yohannes che Yeman. Poi gli italiani di cross e la pista, Yohannes è il campione europeo in carica delle 3000 siepi della sua categoria, Yeman vuole sfondare anche nei 1500 e nei 5000.

Ma è sempre questo il punto dell'atletica italiana: manca quel soldo perché si materializzi la lira del completamento agonistico del giovane che passa senior, della promessa che diventa assoluto. Vogliamo che qualcuno ci smentisca. Non qualcuno, tanti. E presto. Il cross è una disciplina nobile ed esigente: "Nel fango prevalgono i muscolati, all'asciutto i più leggeri", spiega Yohannes. Nel 1982 alcuni rimasero vagamente di sasso quando si accorsero che all'ippodromo delle Capannelle stavano correndo degli strani cavalli a due zampe. Pensarono a dei canguri. Avvicinandosi capirono. Erano i partecipanti alla decima edizione dei Mondiali di cross, che si tennero a Roma, e in quell'anno gareggiarono Alberto Cova e Agnese Possamai. Cova l'anno dopo avrebbe vinto i 10 mila nella prima edizione dei Mondiali di atletica a Helsinki. Fu Nebiolo ad aumentare la risonanza dei Mondiali di cross (i prossimi  a fine marzo in Uganda): nel '97 aprì ai mezzofondisti veloci aggiungendo distanze più brevi: il corto di 4 km. In Inghilterra il cross si correva già nel medioevo. La prima star del Novecento fu Alfred Schrubb, un muratore del Sussex, che si accorse di essere un gran mezzofondista quando fu costretto a correre per quasi sei chilometri fra i campi, tutto d'un fiato, per andare a spegnere un incendio.
 
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