Bryant, Rosberg &co, Quanti addii allo sport nel 2016
di MATTEO PINCI
Gli ultimi sono stati Wiggins e Ana Ivanovic. Da Isinbayeva a Cagnotto, da Phelps a Cancellara, oltre ai calciatori Toni, Raul, Gerrard: in dodici mesi tanti numeri uno dello sport hanno deciso di smettere
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ROMA - Se il 2016 della musica passerà alla storia per l'addio a colossi come David Bowye e George Michael, Leonard Cohen e Prince, nello sport sarà ricordato come l'anno dei grandi ritiri. Atletica e Nuoto, basket e formula uno, sci e tennis, ciclismo e ovviamente calcio: quasi tutte le discipline più popolari hanno salutato la fine della carriera di una star mondiale. Alcuni di loro, con largo anticipo sulle aspettative anagrafiche. E nel 2017 sarà il turno di Bolt.
I BRIVIDI DI KOBE, LA SORPRESA NICO - Stress, infortuni, stanchezza, età. C'erano tutti nel frullatore che ha convinto Kobe Bryant a dedicarsi una lunghissima promenade di arrivederci ai canestri. Il 2016 è stato prima di tutti il suo anno: una stagione intera di nba dedicata al suo addio. La squadra costruita senza troppe pretese per consentirgli di trovare spazio e per puntare i riflettori solo sull'addio del Black Mamba, una leggenda da 33.643 punti in Nba. Ogni stadio, una festa. Ogni partita, una celebrazione. Quasi si finiva per dimenticare che insieme a lui hanno smesso pure Tim Duncan e Kevin Garnett, altri due miti assoluti della storia della pallacanestro a Stelle e Strisce. Kobe ha lasciato con una lettera che comincia con "Dear Basketball...". Ma a dirgli grazie è stato tutto il mondo delllo sport, non solo della palla a spicchi. A volte, però, c'è chi non si gode la corsa fino all'ultima curva, ma decide di fermarsi sul più bello. La voglia di lasciare all'apice ha suggerito a Nico Rosberg, 5 giorni dopo la vittoria del suo primo titolo mondiale di formula uno, di alzare il piede dall'acceleratore (come pure Jenson Button). "Ho scalato la montagna e sono arrivato in cima, mi sento soddisfatto", il suo videomessaggio di commiato, sorridente, persino felice.
Sport, da Bryant a Wiggins: 2016 l'anno dei ritiri eccellenti
IVANOVIC E WIGGINS SALUTI DI FINE ANNO - Sorridente e felice è sembrata, pochissime ore fa, pure Ana Ivanovic, anche se a indurla a dire basta non è stata una vittoria ma una sconfitta, quella contro la russa Alexandrova, una che nella vita non è mai andata oltre il 983° posto nel ranking, al primo turno di Wimbledon. Troppi infortuni, troppi guai, ma soprattutto l'incapacità di tornare ai livelli che nel 2008 l'avevano portata al numero uno mondiale, nonostante i suoi 29 anni sembrassero lasciare aperta la speranza di un ennesimo grande ritorno. Curioso che soltanto poche ore prima di lei un altro colosso avesse detto basta. Bradley Wiggins però la sua carriera l'ha vissuta tutta, e ad altissima velocità: dal Tour de France agli ori olimpici su pista, dal mondiale al cronometro all'oro dei Giochi sempre nella corsa contro il tempo. Un mito che con la medaglia di Rio a 36 anni il tempo l'ha fermato davvero. Più serafico il tramonto di Tina Maze, reginetta degli sci non solo per quel sorriso da attrice. Lo stesso che le ha spalancato, insieme a un'esperienza da 2 ori olimpici e 4 mondiali, le porte della tv: sarà commentatrice di Eurosport.
Wiggins si ritira, i successi del baronetto pop
L'ADDIO AI GIOCHI: PHELPS CON 5 ORI, TANIA FELICE, ISINBAYEVA FURIOSA - A proposito dei Giochi brasiliani, chi ha dimenticato l'impresa di Michael Phelps? Lo squalo di Baltimora aveva già detto stop dopo Londra 2012. ma dopo qualche escursione nel poker e nel golf, aveva ceduto al richiamo della vasca. Un'altra olimpiade, una soltanto. Perché no? Al via ai sacrifici, ripagati dagli dei del nuoto con altri 5 ori olimpici, utili a portare il conto a 20. Un peso sufficiente a giustificare un inchino di commiato di fronte alla platea olimpica commosa. Dalle vasche brasiliane anche l'addio dell'anno in casa Italia: quello di Tania Cagnotto. Ha deciso che con il cloro e le piscine potesse bastare a 31 anni, dopo essersi tuffata in un'acqua d'argento a Rio: nel futuro c'era il matrimonio con il suo Stefano, nemmeno una lacrima se non quelle di gioia per quella vita che cambia regalandole un trionfo. Chi non ha nemmeno potuto andarci, a Rio, è Yelena Isinbayeva. Una leggenda, la prima donna a volare con l'asta oltre i 5 metri, ma fuori dai Giochi per lo stop all'atletica russa per lo scandalo doping. La nomina nella commissione atleti del Cio non le ha impedito di esplodere in lacrime maledicendo chi le toglieva il sogno di migliorare il record del mondo: "Dio vi giudicherà, senza Isinbayeva quello nell'asta non sarà vero oro". Un'anatema amarissimo, altro che chiudeva la carriera di una delle più grandi star dell'atletica internazionale. Ultima corsa a Rio pure per Fabian Cancellara: lui, come Phelps, ha salutato tutti con un oro stretto sul petto volando più veloce di tutti al cronometro.
DI NATALE, RAUL, TONI E GERRARD - Se l'anno olimpico attira attenzioni altrove, il calcio continua a reclamarle anche in tema di illustri addii. La serie A ha salutato i gol di Di Natale e Toni, due ragazzotti a ridosso dei quaranta, con oltre 600 reti da professionisti alle spalle. Luca non è riuscito a salvare il Verona ma prova a riportarlo in serie A da dirigente. Totò farà l'osservatore, forse anche per il suo Empoli dopo anni da bandiera dell'Udinese. bandiera era stato pure Steven Gerrard: il suo addio al calcio dopo un anno e mezzo a Los Angeles segue quello decisamente più straziante, al Liverpool dell'estate 2015. Altro mito tramontato negli States, Raul Gonzalez Blanco, per tutti semplicemente Raul. Al Real avevano persino messo mano al nome del club, in suo onore: Raul Madrid, lo chiamava qualcuno quando a farne le fortune era il ragazzo scappato dall'Atletico per diventare leggenda dei blancos. Prima che Mourinho lo cacciasse costringendolo a un lento addio: Schalke, Al Sadd. E i Cosmos: non tutti hanno la fortuna di scegliere come mollare.