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Marcialonga, la regina del gran fondo si accorcia ma non perde il fascino

Percorso ridotto a causa della mancanza di neve

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CAVALESE - Manca la neve, in Trentino, ma la Marcialonga, classica lunga distanza di sci di fondo, si farà lo stesso, domani, 29 gennaio. Il bianco della neve sparata si staglia sul marrone dei prati spelacchiati e fangosi delle valli Fiemme e Fassa. Quel serpentone che si srotola ad anello sulle rive del fiume Avisio non fa parte certo di un panorama invernale. Ma è il segno della volontà degli organizzatori di fare la gara a tutti i costi. Anche a costo di sparare centomila metri cubi di neve artificiale. Anche a costo di tagliare 13 chilometri e ridurre il percorso a 'soli' 57, suscitando il mugugno dei 7500 'bisonti' che da tutto il mondo, da 44 anni, si danno appuntamento l'ultima domenica di gennaio per la regina delle gran fondo.

Non è certo facile, per gli organizzatori, decidere di ridurre il percorso di quei tredici chilometri tra Moena e Mazzin, un tratto tutto in salita la cui durezza fa selezione tra gli atleti. "La mancanza assoluta di neve - spiega il presidente della competizione, Angelo Corradini - e l'incertezza delle previsioni meteo ci hanno indotto a optare per il taglio della distanza". Se ridurre la distanza solleva la protesta degli atleti, stendere la neve artificiale tra Moena e Mazzin provoca spiacevoli reazioni. "Quando manca la neve naturale e decidiamo di realizzare per intero un anello tutto artificiale - spiega la direttrice generale Gloria Trettel - andiamo incontro alle proteste di chi si lamenta che in periodo di siccità i camion e i trattori che spostano le tonnellate di neve sono causa di inquinamento dell'aria". "In quel tratto, poi - continua Trettel  - siamo costretti a pescare l'acqua dagli acquedotti comunali. Ciò comporta che possiamo produrre una quantità ridotta di neve per scongiurare il rischio di lasciare la popolazione e i turisti senza acqua". La Marcialonga ha oggi avuto il tradizionale appuntamento 'propiziatorio', la dieci chilometri story tra Lago (lo stadio che ospita i mondiali) e Predazzo. Centinaia gli atleti in abiti d'epoca e sci di legno alcuni anche 'relitti' degli inizi del '900. Tra chi ha sfidato tempo storia e tradizioni, Franco Nones, prima medaglia d'oro olimpica italiana. Manolo, al secolo Maurizio Zanolla, leggenda dell'arrampicata d'alpinismo ("Non sciavo da vent'anni", ha detto). E, per la prima volta, Francesca Porcellato, dieci presenze ai Giochi Paralimpici e tredici medaglie nel palmares. "Ho realizzato il sogno - ha raccontato l'atleta - di partecipare alla rievocazione della storia dello sci di fondo. Quando è nato questo sport ancora non c'erano le carrozzine che consentono oggi a tutti di sciare. Una grande emozione per me indossare un abito d'epoca svedese". E una grande emozione, per chi ha assistito alla gara, vederla sfrecciare al passo spinta tra i fondisti d'antan.
 
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