Boxe, Damiani: "Tyson voleva lasciarmi le briciole e gli dissi no...''
di LUIGI PANELLAE' stato insieme a Carnera l'unico italiano sul tetto del mondo tra i pesi massimi. Il cruccio di una grande carriera, la mancata sfida ad Iron Mike: "Mi dava 500.000 dollari e lui guadagnava 40 milioni". La prima volta in palestra: "Mi sembravano matti a picchiarsi e me ne andati subito..."
ASSISI - "Era tutto pronto per combattere contro Evander Holyfield, per me c'era una borsa di 750mila dollari, con i diritti televisivi sarei arrivato ad un milione. Poi mi infortunai alla caviglia, le strade di divisero e non se ne fece più niente". Cifre importanti adesso, ancor di più se riferite al crepuscolo degli anni ottanta. Le avrebbe percepite Francesco Damiani, campione di una epoca neanche tanto lontana in cui essere ai vertici della boxe italiana significava parecchio, sia in termini di popolarità che di ritorno economico. Lo abbiamo incontrato ad Assisi, a margine della inaugurazione del Museo Nazionale del Pugilato. Un grande della boxe, unico insieme a Primo Carnera ad essere diventato campione del mondo dei pesi massimi. L'unica differenza, lo diventò quando i potenti della boxe avevano iniziato a guastare il giocattolo con troppe sigle. Damiano conquistò quella della Wbo battendo Johnny du Plooy, il problema &egrav…
ASSISI - "Era tutto pronto per combattere contro Evander Holyfield, per me c'era una borsa di 750mila dollari, con i diritti televisivi sarei arrivato ad un milione. Poi mi infortunai alla caviglia, le strade di divisero e non se ne fece più niente". Cifre importanti adesso, ancor di più se riferite al crepuscolo degli anni ottanta. Le avrebbe percepite Francesco Damiani, campione di una epoca neanche tanto lontana in cui essere ai vertici della boxe italiana significava parecchio, sia in termini di popolarità che di ritorno economico. Lo abbiamo incontrato ad Assisi, a margine della inaugurazione del Museo Nazionale del Pugilato. Un grande della boxe, unico insieme a Primo Carnera ad essere diventato campione del mondo dei pesi massimi. L'unica differenza, lo diventò quando i potenti della boxe avevano iniziato a guastare il giocattolo con troppe sigle. Damiano conquistò quella della Wbo battendo Johnny du Plooy, il problema è che le altre fette di titolo ce le aveva un certo Mike Tyson... "Se mi sono sentito campione del mondo? Sì e no. Ero comunque uno dei migliori della categoria, però è chiaro che per essere il numero uno avrei dovuto affrontare e soprattutto battere Tyson".
Un match che non si fece mai, eppure ad un certo punto se ne parlò molto
"Tyson aveva come procuratore Don King, e quest'ultimo faceva contratti a 'strozzo'. Spiego il termine, che detto così suona brutto. Se combattevi in un suo incontro, ti dovevi legare con lui anche per altri eventi, e non sempre a condizioni favorevoli. Comunque il mio manager Branchini andò a trattare per l'incontro, solo che praticamente a me sarebbero rimaste le briciole...".
Briciole che in cifre...
"Tyson ogni volta che combatteva prendeva borse da trenta, quaranta milioni di dollari. Secondo quanto mi disse Branchini, per me ci sarebbero stati solo 500.000 dollari. So che possono sembrare tanti, ma considerando anche i rischi del match, erano proprio briciole e rifiutammo".
Peccato, perché il pubblico americano la stimava molto
"In questo Branchini fu molto bravo e mi portò a combattere ad Atlantic City, Las Vegas, e contro avversari che andavano per la maggiore come Page, McCall, Mercer".
Contro Mercer la più brutta sconfitta della carriera
"Sì, persi il titolo. Mi colpì alla punta del naso con un colpo di striscio, mi colò il sangue in gola ed ebbi una sensazione di soffocamento alla quale non ero abituato. Non riuscii a respirare durante il conteggio e persi prima del limite, ma se fossi riuscito a gestire meglio quei pochi secondi avrei vinto, ero avanti sui cartellini dei giudici''.
Ko subiti ma soprattutto inflitti, un mondiale dei massimi. Niente male per uno che il pugile neanche voleva farlo...
"Entrai in una palestra che avevo quattordici anni, mi portò mio fratello. Vidi questi che si riempivano di pugni e me ne andai subito. Tra me e me dissi 'ma questi sono matti'''.
Poi però cambiò idea
"Dopo un paio di anni ci tornai, non tanto per fare il pugile ma per modellare il fisico. Al mare l'estate ci tenevamo a fare bella figura...".
Certo, i miti di ispirazione non mancavano
"Beh certo. Vedere Alì, Norton, Foreman nel loro massimo splendore è stato uno stimolo enorme. E' stata una epoca irripetibile dei pesi massimi".
Foreman tra l'altro rientrò mentre lei era ancora in attività. Ha mai avuto l'occasione di affrontarlo?
"No, non ci furono mai contatti".
Arriva quindi un bel titolo italiano tra i dilettanti
"Ma quando tornai a casa, andai in palestra e dissi che non volevo continuare con il pugilato. Lì fu importante il presidente della Boxe Lugo, che mi regalò centomila lire, che all'epoca contavano qualcosa. E poi mi portava con sè, mi comprava bei vestiti. Insomma, alla fine il pugilato ha iniziato a piacermi, e molto...''.
Lugo tra l'altro fu teatro di un evento tra cinema e sport?
"Allude al film sul Borgorosso con Alberto Sordi. Avevo dodici anni ma ricordo tutto benissimo. Abitavamo proprio sulla piazza principale, luogo perfetto per fare una inquadratura dall'altro, ed affittammo alla produzione una stanza per le riprese. Ricordo che ci guadagnai 20.000 lire che mi servirono per delle attrezzature da mare".
Ma torniamo alla boxe. Una grande carriera da dilettante, ma sempre quel Tyrell Biggs a mettersi in mezzo...
"Allora, ho perso con lui sia la finale mondiale del 1982 a Monaco di Baviera che quella olimpica del 1984 a Los Angeles, ed in entrambi i casi mi presentavo da campione d'Europa. Comunque in Germania fui derubato, mentre negli Stati Uniti ammetto che avrei dovuto fare di più per vincere. La rivincita com Biggs comunque me la sono presa, e con gli interessi, da professionista. L'ho battuto per ko".
Comunque a Monaco la vittoria sul mito Stevenson è valsa più dell'oro?
"Ricordo l'emozione quando il tecnoco venne in stanza e mi disse che avrei dovuto incontrarlo. Salii sul ring tranquillo, ero comunque campione d'Europa, e colsi nel suo sguardo una certa sufficienza. Era sicuro di vincere e mi sottovalutò, commettendo un errore che nella boxe si paga caro. Infatti rimase fregato, e per me fu un'impresa, battere l'Alì dei dilettanti. Basta pensare che la tv tedesca lo accolse all'arrivo in areoporto, tra reportage, interviste, ospitate nelle trasmissioni. Insomma, un mito".
Dopo Cammarelle, la boxe italiana nei pesi massimi si chiama Vianello
"Sì, ma Guido deve crescere, e molto. Non è che può migliorare, deve farlo!".
Un cenno su Rio è doveroso farlo.
"Siamo andati male, ma molti match sono stati falsati. Russo ad esempio è stato trattato malissimo, e molti giudici hanno fatto perdere parecchia credibilità alla boxe olimpica".
Ha deluso anche Irma Testa.
"E' ancora acerba, ma se mantiene alta la concentrazione e non si smarrisce, a Tokyo farà una grande Olimpiade".
Un po' di attualità, il mondo della boxe guarda al match stellare di Wembley tra Joshua e Klitschko
"Vince Joshua, e anche nettamente. Il futuro della boxe a livello di pesi massimi è lui".
Un match che non si fece mai, eppure ad un certo punto se ne parlò molto
"Tyson aveva come procuratore Don King, e quest'ultimo faceva contratti a 'strozzo'. Spiego il termine, che detto così suona brutto. Se combattevi in un suo incontro, ti dovevi legare con lui anche per altri eventi, e non sempre a condizioni favorevoli. Comunque il mio manager Branchini andò a trattare per l'incontro, solo che praticamente a me sarebbero rimaste le briciole...".
Briciole che in cifre...
"Tyson ogni volta che combatteva prendeva borse da trenta, quaranta milioni di dollari. Secondo quanto mi disse Branchini, per me ci sarebbero stati solo 500.000 dollari. So che possono sembrare tanti, ma considerando anche i rischi del match, erano proprio briciole e rifiutammo".
Peccato, perché il pubblico americano la stimava molto
"In questo Branchini fu molto bravo e mi portò a combattere ad Atlantic City, Las Vegas, e contro avversari che andavano per la maggiore come Page, McCall, Mercer".
Contro Mercer la più brutta sconfitta della carriera
"Sì, persi il titolo. Mi colpì alla punta del naso con un colpo di striscio, mi colò il sangue in gola ed ebbi una sensazione di soffocamento alla quale non ero abituato. Non riuscii a respirare durante il conteggio e persi prima del limite, ma se fossi riuscito a gestire meglio quei pochi secondi avrei vinto, ero avanti sui cartellini dei giudici''.
Ko subiti ma soprattutto inflitti, un mondiale dei massimi. Niente male per uno che il pugile neanche voleva farlo...
"Entrai in una palestra che avevo quattordici anni, mi portò mio fratello. Vidi questi che si riempivano di pugni e me ne andai subito. Tra me e me dissi 'ma questi sono matti'''.
Poi però cambiò idea
"Dopo un paio di anni ci tornai, non tanto per fare il pugile ma per modellare il fisico. Al mare l'estate ci tenevamo a fare bella figura...".
Certo, i miti di ispirazione non mancavano
"Beh certo. Vedere Alì, Norton, Foreman nel loro massimo splendore è stato uno stimolo enorme. E' stata una epoca irripetibile dei pesi massimi".
Foreman tra l'altro rientrò mentre lei era ancora in attività. Ha mai avuto l'occasione di affrontarlo?
"No, non ci furono mai contatti".
Arriva quindi un bel titolo italiano tra i dilettanti
"Ma quando tornai a casa, andai in palestra e dissi che non volevo continuare con il pugilato. Lì fu importante il presidente della Boxe Lugo, che mi regalò centomila lire, che all'epoca contavano qualcosa. E poi mi portava con sè, mi comprava bei vestiti. Insomma, alla fine il pugilato ha iniziato a piacermi, e molto...''.
Lugo tra l'altro fu teatro di un evento tra cinema e sport?
"Allude al film sul Borgorosso con Alberto Sordi. Avevo dodici anni ma ricordo tutto benissimo. Abitavamo proprio sulla piazza principale, luogo perfetto per fare una inquadratura dall'altro, ed affittammo alla produzione una stanza per le riprese. Ricordo che ci guadagnai 20.000 lire che mi servirono per delle attrezzature da mare".
Ma torniamo alla boxe. Una grande carriera da dilettante, ma sempre quel Tyrell Biggs a mettersi in mezzo...
"Allora, ho perso con lui sia la finale mondiale del 1982 a Monaco di Baviera che quella olimpica del 1984 a Los Angeles, ed in entrambi i casi mi presentavo da campione d'Europa. Comunque in Germania fui derubato, mentre negli Stati Uniti ammetto che avrei dovuto fare di più per vincere. La rivincita com Biggs comunque me la sono presa, e con gli interessi, da professionista. L'ho battuto per ko".
Comunque a Monaco la vittoria sul mito Stevenson è valsa più dell'oro?
"Ricordo l'emozione quando il tecnoco venne in stanza e mi disse che avrei dovuto incontrarlo. Salii sul ring tranquillo, ero comunque campione d'Europa, e colsi nel suo sguardo una certa sufficienza. Era sicuro di vincere e mi sottovalutò, commettendo un errore che nella boxe si paga caro. Infatti rimase fregato, e per me fu un'impresa, battere l'Alì dei dilettanti. Basta pensare che la tv tedesca lo accolse all'arrivo in areoporto, tra reportage, interviste, ospitate nelle trasmissioni. Insomma, un mito".
Dopo Cammarelle, la boxe italiana nei pesi massimi si chiama Vianello
"Sì, ma Guido deve crescere, e molto. Non è che può migliorare, deve farlo!".
Un cenno su Rio è doveroso farlo.
"Siamo andati male, ma molti match sono stati falsati. Russo ad esempio è stato trattato malissimo, e molti giudici hanno fatto perdere parecchia credibilità alla boxe olimpica".
Ha deluso anche Irma Testa.
"E' ancora acerba, ma se mantiene alta la concentrazione e non si smarrisce, a Tokyo farà una grande Olimpiade".
Un po' di attualità, il mondo della boxe guarda al match stellare di Wembley tra Joshua e Klitschko
"Vince Joshua, e anche nettamente. Il futuro della boxe a livello di pesi massimi è lui".