L'applauso mancato a Gatlin, l'unico a non essere perdonato
di ENRICO SISTI
Justin Gatlin (afp)
Lo statunitense, nuovo campione del mondo dei 100 metri, ha battuto Bolt ma è stato etichettato come l'uomo nero. Colpa di un passato non limpido, non meno però di tanti altri
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ROMA - Da quale pulpito viene la predica? Quanti sono i pulpiti dell'atletica mondiale e quanti di questi possono esibire la più totale, immacolata innocenza? Nessuno probabilmente. Nemmeno dallo scranno autorevole della federazione internazionale, così piagata dai recenti scandali e così poco limpida anche nell'attuale gestione di Lord Sebastian Coe, soprattutto in riferimento alla questione maledetta del doping e della chimica criminale, fra Schwazer, bistecche alterate, controlli, passaporti biologici, squalifiche russe, riammissioni e generali incertezze che volano come foglie al vento, si può andar fieri della propria posizione, né sicuri di essere dalla parte del giusto.
Bolt ha perso ma a quanto pare, ascoltando le parole quantomeno inopportune dello stesso Coe ("la sua vittoria non è esattamente la sceneggiatura perfetta") e della serenata di fischi con i quali è stata accompagnata la sua intera esperienza mondiale nei 100 metri, Justin Gatlin non ha vinto. Perché Gatlin, il nuovo campione del mondo dei 100 metri, quello che in una gara di medio livello ha comunque battuto il Bolt crepuscolare che abbiamo visto e che immaginavamo neppure esistesse, è l'uomo nero. Nel senso più metaforico e distruttivo dell'espressione. E' il male incarnato che monda le colpe di tutti gli altri. E' il nemico da inventare per continuare a credere che esista uno spartiacque fra il lecito e l'illecito. Con Gatlin si può mantenere alta l'attenzione sull'etica, spacciando per etica processi da caccia alle streghe. Essendo un atleta pizzicato due volte e per due volte squalificato per doping, quando era giovanissimo e diversi anni dopo quando era già primatista del mondo, non può essere perdonato. Questo era il senso del malanimo dello Stadio Olimpico di Londra, che non poteva evidentemente sopportare la presenza di un demonio nel proprio paradiso. Malanimo che ha trovato la sua più imbarazzante espressione al momento della premiazione.
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La Gran Bretagna guida la crociata contro il doping. Alcuni politici e la quasi totalità del corpo dirigente del mondo sportivo britannico hanno più volte dichiarato di auspicare una riscrittura globale degli almanacchi, cancellando i record del tempo dei sospetti, che diciamo si può allungare proprio ai Giochi di Londra del 2012, se non oltre. Ma è un concetto che potrebbe anche non aver fine, essere illimitato. La mannaia funzionerebbe su tutto senza che col tempo possa contestualmente maturare una certezza sui controlli antidoping del mondo che verrà, a cominciare da ora. E su Gatlin pesa l'incoscienza di chi dimentica, chissà se intenzionalmente o meno, che nella sua condizione corrono, saltano e lanciano decine di atleti ai quali nessuno però, al contrario, riserva trattamenti irriguardosi, di inaudita violenza morale. Più che avviarsi a correre i 100, ogni volta che lo schermo gigante lo inquadrava, esponendolo alla gogna, sembrava che Gatlin stesse per percorrere il suo "miglio verde", sulla strada verso la "giusta" iniezione letale. Zittirli tutti alla fine di tutto era quasi un dovere.
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Gatlin paga perché (anche questo dimentichiamo?) esistono delle regole. E queste regole non prevedono ancora le squalifiche a vita. E sono regole della Iaaf, non quelle di casa Gatlin. Lui ha scontato, quando riprese, alla fine dei quattro anni della seconda sanzione (gli ne abbonarono quattro), venne trattato come un lebbroso. Perse gli sponsor, venne costretto a vagare come uno spettro in giro per il pianeta ad elemosinare partecipazioni a meeting di terza fascia, tipo in Estonia. Nonostante questo è stato capace di rialzare la testa e di insidiare Bolt a Pechino due anni fa, quando correva più forte del giamaicano ma alla fine venne sconfitto. Ha aspettato, nella sua buia galera del cuore. Ma ciò non è bastato perché sul grande palcoscenico dell'ultima sinfonia stonata di Bolt il mondo lo applaudisse. Perché solo lui è il cattivo?