Zanardi non si ferma: "Bello essere nel club dei 'subnine' dell' Iron man. Ora la prossima sfida..."
di NICOLA SELLITTI
Altra impresa dell'atleta paralimpico che scende sotto le nove ore nella distanza standard del triathlon. "Potrei tornare alla guida in gara di una Bmw"
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ROMA - Gli aggettivi per lui sono terminati. Ma non i limiti da sfidare e poi superare. E' passata solo qualche ora dalla nuova impresa di Alex Zanardi, domenica a Barcellona il primo a scendere sotto il muro delle nove ore (8.48.58) nell'Iron Man, una delle distanze standard del triathlon, corsa, nuoto e ciclismo. Ma al telefono è forte la sensazione che Alex, a quasi 51 anni, sia pronto nuovamente a fissare più in alto l'asticella. Per una nuova sfida a se stesso, al fisico, all'immaginazione, dopo una carriera al volante, poi atleta paralimpico con medaglie ai Giochi di Londra e Rio de Janeiro, ancora pilota, conduttore televisivo, dopo l'incidente di 16 anni fa al Lausitzring che stava per mandare i titoli di coda sulla sua vita. Nel suo futuro c'è ancora triathlon e quella fatica che ti separa dal respiro, poi di nuovo con guanti, casco e marce. Perché Zanardi è uno dei pochi che riesce a concedersi lo sfizio di battere il Tempo.
Zanardi da record: è il primo paratleta ad abbattere il muro delle 9 ore nell'Iron Man
L'ex pilota di Formula Uno con il tempo di 8h 58' 59'' nei 226 km del percorso di Barcellona riesce nella grande impresa di scendere sotto le 9 ore nell'Iron Man, stabilendo il nuovo record del mondo in questa disciplina. Si tratta, nello specifico, di triathlon full distance a cui hanno partecipato 102 italiani. Il percorso prevede 3,86 km a nuoto, una prova di ciclismo di 180,2 km e una parte finale di corsa sulla distanza di una maratona completa (42.195 km). Zanardi ha utilizzato il suo handbike per la prova di ciclismo e la corsa con sedia a rotelle olimpica.
Alex, trova lei un aggettivo per la nuova impresa?
"Diciamo che sono un subnine, un nuovo eletto nel club dei sotto i nove minuti nell'Iron Man. E non è poca roba. E' un gruppo ristretto, corro sì da disabile ma con i vantaggi tecnologici che concedono alcuni attrezzi, che è obiettivamente un piccolo vantaggio. Ma il primato non è stata una sfida. Sapevo che tecnicamente potevo valere meno di nove ore, sono riuscito a mantenere l'impegno che avevo preso con me stesso. E ne sono orgoglioso, la gara è stata drammatica, soprattutto il tratto di maratona corsa nella ghiaia, una fatica impressionante. Tutto bellissimo. Ma..."
In poco più di un mese ha vinto due medaglie ai Mondiali di paraciclismo e fissato un primato nel triathlon che potrebbe durare a lungo. Lo sguardo è già rivolto alla prossima battaglia da vincere?
"Il successo di ieri a Barcellona appartiene al passato. E il risultato, la vittoria, è un qualcosa in più da aggiungere alla bellezza del viaggio, della preparazione, alla sofferenza faticosa, del progetto che stai portando a compimento. Che ora però non c'è più, è il momento di guardare avanti".
Qualche tempo fa diceva che battere i giovani accendeva i suoi neuroni
"Vincere dà stimolo, è una soddisfazione anche se ho già detto che è solo un pezzo del percorso. Ovviamente non c'è nessuno spirito di rivalsa verso i miei avversari, anche se hanno qualche anno in meno sulle spalle rispetto a me. Anzi ringrazio chi mi dà modo di misurarmi, con il mio corpo, la mia mente".
E' diventata una sfida con il corpo, nel corso degli anni?
"Ma mai un'ossessione. Direi più una forma di godimento, il piacere di riscoprirsi, di spingere oltre, è una questione di curiosità fisica e intellettuale".
E verso cosa corre ora Alex Zanardi?
"Non è mica finita qui. Parteciperò ad altre competizioni nel triathlon entro la fine del 2017, poi c'è da pianificare la stagione 2018, sempre nel triathlon. Ma alla Bmw sono convinti che sia ancora in grado di andare forte anche al volante, ci sono valutazioni in corso ma dovrei tornare a guidare una GT. Ho ancora i brividi quando mi metto alla guida, meno di un anno fa ero primo nel campionato italiano al Mugello. Dovrei ancora sapere come si fa...".