Cammina, non correre: l'ultramaratona meno agonistica del mondo
di ENRICO SISTI
World Francigena Ultra Marathon: due giorni a piedi da Siena ad Acquapendente. Un ritorno all'antico, ai "pedestrians" dell'Ottocento, quando marcia e maratona moderna non erano ancora state inventate
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Sembra facile. Camminare invece di correre. Ma provate a camminare per 120 chilometri, di notte pure, con lo zaino e tutti gli accessori per vagare, e poi risentiamoci. E' l'allegra sfida, faticosa ma non competitiva, dell'ultramaratona meno agonistica che si possa immaginare: la World Francigena Ultra Marathon. Partenza da Siena e arrivo ad Acquapendente lungo l'antico itinerario della via di Sigerico. Si corre, o meglio, si cammina oggi e domani per i borghi della Toscana e del Lazio con altimetrie variabili. Nel tempo in cui lo sport è per definizione esasperato, nell'epoca in cui si vince per millesimi, si fa gol per millimetri e in cui bastano due secondi per cambiare le gomme a una Ferrari, ben vengano spazi di relax ai confini dello sport che toccano solo a tratti il piacere di misurarsi con gli altri (più che altro è una sfida con se stessi). Sono stati organizzati quattro percorsi, i "pellegrini moderni" saranno 700, 370 uomini e 330 donne.
I più coraggiosi arriveranno ad Acquapendente (di "competitivo" esistono soltanto un tempo massimo, le 21 di domani sera, "poi andremo a cercarli con la lanterna", scherzano gli organizzatori, e i pettorali che sono stati distribuiti venerdì). Ma ci sono anche distanze ridotte, di 32 e 65 chilometri. L'identikit del perfetto camminatore è più over che under 50 (la fascia d'età più presente è quella che va dai 51 ai 60 anni). Fra il mistico e il diporto, i camminatori fanno venire in mente i "pedestrians" dell'Ottocento: marcia e maratona moderna non erano ancora state inventate. Fra questi signori c'era anche il leggendario americano Edward Payson Weston, la cui fama di "camminatore seriale" raggiuse l'apice nel 1875. Weston era un "pedestrian". Uno che camminava, correva, si spostava per chilometri ricevendo in cambio notorietà, applausi e soldi. Aveva costruito una professione dal nulla. La sua idea era di vivere senza sosta. Dava vita a prove sfinenti ed infinite, combinando coraggio, tenuta psicologia e resistenza fisica. Tra il 1860 e il 1890 un misterioso tam-tam trasformò la sua figura in un mito mediatico ("un'ossessione popolare", scriveva il "Boston Globe" in uno dei suoi primi numeri, nel 1872).
Partiva vestito come un damerino e arrivava devastato, come se durante il percorso lo avessero picchiato, ma quasi sempre riusciva a non distruggere le scarpe. Weston era uno sportivo professionista dalla testa ai piedi. Ma ci diventò per caso il giorno in cui - 21enne libraio fanatico di Abraham Lincoln - perse una scommessa e dovette andare a piedi da Boston a Washington (769 km) per celebrare l'elezione del suo presidente adorato. Fu un sacrificio che lo avrebbe ripagato. Quando si avvicinarono gli sponsor (dentifrici, alimentari, saponi, pesticidi) trovò persino un manager, Phineas T. Barnum, quello del leggendario circo, che per alcuni anni gli gestì l'agenda degli appuntamenti. In meno di due anni spuntarono avversari in ogni angolo della costa orientale degli Stati Uniti, in California e in Inghilterra. Anche i suoi primi rivali divennero delle celebrità. L'inglese Charlie Rowell, noto come "la meraviglia di Cambridge", per due corse a New York intascò 50 mila dollari, l'equivalente di 750 mila dollari di oggi. "Corriamo più per passione e gusto della fatica che per soldi", ammetteva Paul Marshall, "pedestrian" fra i più noti e autore di "The King of the Peds", l'unica bibbia sul fenomeno, 750 pagine con tutti i dettagli del più sconvolgente e stremante sport-non-sport dell'Ottocento, quando il moderno concetto di sport ancora non esisteva. Chissà se quelli della via Francigena ne hanno mai sentito parlare, di quel librone di camminate che appassionarono il mondo quando il mondo era tutto diverso.