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Surf, la storia di Massimiliano: "Disabile? No, chiamatemi super-abile. Il mare non fa distinzioni..."

Ex chef livornese a 27 anni finisce sulla sedia a rotelle e inizia una nuova vita grazie al surf. Dal 29 al 3 dicembre sarà in California a rappresentare l'Italia agli 'Isa World Adaptive Surfing Championship'

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ROMA - Prima sogno, poi speranza, adesso realtà. La storia di Massimiliano Mattei, ex chef livornese, inizia nel 2005 quando con la sua moto nuova sfreccia lungo un cavalcavia. Qualcosa va storto, e vola giù. A 27 anni finisce su una sedia rotelle, ma la sua vita non finisce, anzi ricomincia da paraplegico, grazie allo sport. Basket, tennis, boxe, finché sei anni fa non arriva il surf. Un giorno va in un negozio sportivo, si compra una tavola, prova ad adattarla come riesce con dei cuscinetti per stare rigido e un paio di maniglie a cui aggrapparsi, e si butta nel mare del litorale pisano. Sarà la sua prima di tantissime altre volte. Nel 2016 vola ai mondiali di adaptive surf a San Diego, si paga tutto da solo, grazie ad alcuni sponsor privati, e arriva settimo. Dodici mesi più tardi, a 41 anni, arriva la seconda convocazione in California. Questa volta però è ufficiale: taglierà le onde da sdraiato, con la maglia azzurra e la sua tavola gialla e blu, rinominata Sunflower. "Ai mondiali dell'Isa esiste anche il rame, mi piacerebbe riuscire ad arrivare quarto. Per me è un altro sogno che si avvera, ma non è l'unico".

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Massimiliano Mattei dal 2016 porta avanti una vera e propria missione: rendere il surf sempre più accessibile, senza barriere e senza pregiudizi. Per riuscirci ha fondato Surf4All: la prima scuola nata in Italia, con base al Bagno degli Americani di Tirrenia, dedicata non solo ai normodotati, ma soprattutto a tutte le persone disabili, e in particolare a paraplegici, amputati e non vedenti. "Il mare non ha occhi, il mare non fa distinzioni, il mare accoglie chi lo ama e chi lo vuole affrontare - racconta -. Una tavola, un po' di onde, un po' di vento e il miracolo ogni giorno si compie. Nel sorriso di chi ti dice grazie, nello sguardo felice di chi non pensava mai di farcela a surfare c'è la ricompensa più bella". All'interno della scuola organizza diversi corsi, conta già diversi ragazzi interessati, e con il tempo attorno a questa realtà si è creata una piccola famiglia di amici, istruttori e simpatizzanti. Ad aiutarlo ci sono anche Lorenzo Bini, l'altro atleta del team azzurro, e Martino Seravalli, campione italiano di scherma: entrambi costretti su una sedia rotelle, entrambi con lo sport nel dna. Ora il sogno di Massimiliano è far diventare Surf4All un punto di riferimento per tutte le persone con disabilità, e magari formare proprio qui la squadra azzurra del domani. "La mia idea, se riuscirò a trovare i fondi, è quella di creare una surfhouse per ospitare gli atleti e allenarli tutti i giorni dell'anno non solo in mare, ma soprattutto in quella che potrebbe diventare la prima finta laguna con onde artificiali. Di questo ne ho parlato anche con l'assessore allo sport del Comune di Livorno, e l'area già ci sarebbe: l'ex ippodromo".

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In vista di Parigi 2024, se il surf verrà inserito dal comitato paralimpico tra le varie discipline, ci sarà dunque molto da fare. "In Italia si fa ancora fatica ad immaginare una persona disabile sulla cresta dell'onda, ma la nostra associazione sta contribuendo a far conoscere e praticare questo sport a tutti. Sì proprio a tutti, anche a quelli che qualcuno si ostina a chiamare diversamente abili e che invece fanno cose che qualcuno normale non fa" racconta Massimiliano che vorrebbe essere marchiato come atleta e non come disabile. "La mia è una condizione di vita differente, ma come si fa a definire disabile una persona che riesce a guidare e fare sport? Siamo persone prima di tutto, la disabilità è una condizione percepita in base a quello che trasmettiamo. In realtà dovrebbero chiamarci super abili, visto che in molti casi facciamo più cose rispetto a chi non ha un handicap".
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