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Mondiali surf disabili, Fabio: "I limiti sono solo nella propria testa"

Skateboard, basket, wakeboard, e ora per Fabio Secci l'avventura in California: "Non ho mai pensato che la mia protesi potesse rappresentare un problema: per me è sempre stata una gamba a tutti gli effetti"

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ROMA - Skateboard, basket, wakeboard e surf. Per Fabio Secci, 35 anni, che parteciperà per la seconda volta ai mondiali in California, i limiti esistono solo nella propria testa. È nato con una agenesia tibiale, ossia senza tibia e perone, ma a poco più di un anno aveva già la sua protesi. Oggi vive a Londra, da quattro anni, ma è in Sardegna, a Villacidro, dove è nato, che ha iniziato fin da piccolo a fare sport. Il primo a parlargli di limiti è stato il suo medico: dopo quattro anni di basket in serie D qualcuno decise che questa disciplina era troppo pericolosa per lui. "Non ho mai pensato che la mia protesi potesse rappresentare un problema: per me è sempre stata una gamba a tutti gli effetti, come le altre. Anzi l'ho sempre considerata un modo alternativo per affrontare tutte le sfide della vita e imparare ogni giorno qualcosa di nuovo su me stesso".

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Fabio infatti non si ferma: arriva il surf, ma anche il sup, il wakesurf e il wakeboard. E anche lui volerà presto in California per gareggiare nella categoria di chi ha una protesi simile alla sua. In testa, come gli altri suoi tre compagni di avventura, ha già le paralimpiadi di Parigi 2024, e sta già pensando a come formare la squadra azzurra del domani. "Se non riuscirò ad arrivarci come atleta, mi piacerebbe comunque far parte del team manageriale - spiega Fabio, che è anche consigliere del Comitato paralimpico Sardegna -. Vorrei riuscire a reclutare ragazzi e ragazze interessati, occuparmi della loro formazione, oltre ad organizzare diverse competizioni di adaptive surfing anche nel nostro Paese per tutti i tipi di disabilità". La sua ultima esperienza in Italia risale allo scorso ottobre, durante i Surf Games federali di Capo Mannu.
Nel frattempo nel Regno Unito porta avanti "You are your unique limit". Un progetto che spera di replicare presto anche in Italia e che ha diversi scopi: uno su tutti quello di ispirare le persone a cambiare la propria vita, cercando di spingersi oltre i propri limiti, dando a tutti la possibilità di sperimentare sport, spesso catalogati come extreme. Nella vita lavora otto ore al giorno nel settore del marketing, ma nel tempo libero si allena. Per andare alla ricerca dell'onda perfetta si fa sei ore di auto per raggiungere la Cornovaglia, ma a Londra esiste anche un wakepark con onde artificiali, dove può allenarsi e dove insegna wakesurf e wakeboard. "Vedere come mi guardano le persone quando entro in acqua, mi ha fatto capire che era ora di condividere la mia storia, la mia passione, la mia vita senza limiti".

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