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Lotta, Mma: Vettori sfiderà Adesanya in America sulle rime di Eminem: "Non sanno quanto sono forte"

Marvin Vettori dopo una vittoria 
Il 24enne di Mezzocorona combatterà contro il nigeriano, reduce da 12 vittorie consecutive: "I miei punti di forza sono la completezza perché mi sono dedicato a tutte le discipline delle arti marziali, la forza fisica e quella mentale di non mollare mai in qualsiasi situazione"
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ROMA - Intorno alla metà dell'Ottocento, quando ondate di immigrati europei sbarcavano per la prima volta con una certa consistenza negli Stati Uniti, questi erano mossi dalla ricerca di quello che veniva definito il "Sogno Americano". Significava, in sostanza, andare in America con l'obiettivo/speranza di riuscire a raggiungere la prosperità economica e il successo, attraverso il duro lavoro, la determinazione, la resilienza e il coraggio. Una corsa verso la "terra delle opportunità", che con il passare degli anni si è riproposta sotto molteplici forme e adattandosi ai tempi.

Una cosa del genere, ad esempio, oggi la sta vivendo Marvin Vettori, un 24enne di Mezzocorona (paesino di neanche 6000 anime in provincia di Trento) che, partendo da zero e tra lo scetticismo generale, è riuscito a diventare uno dei più importanti lottatori di arti marziali miste del mondo: già da due anni (il più giovane i…
ROMA - Intorno alla metà dell'Ottocento, quando ondate di immigrati europei sbarcavano per la prima volta con una certa consistenza negli Stati Uniti, questi erano mossi dalla ricerca di quello che veniva definito il "Sogno Americano". Significava, in sostanza, andare in America con l'obiettivo/speranza di riuscire a raggiungere la prosperità economica e il successo, attraverso il duro lavoro, la determinazione, la resilienza e il coraggio. Una corsa verso la "terra delle opportunità", che con il passare degli anni si è riproposta sotto molteplici forme e adattandosi ai tempi.

Una cosa del genere, ad esempio, oggi la sta vivendo Marvin Vettori, un 24enne di Mezzocorona (paesino di neanche 6000 anime in provincia di Trento) che, partendo da zero e tra lo scetticismo generale, è riuscito a diventare uno dei più importanti lottatori di arti marziali miste del mondo: già da due anni (il più giovane italiano nella storia a riuscirci, quarto in assoluto dopo Alessio Sakara, Ivan Serati e Alessio Di Chirico) è infatti riuscito a entrare a far parte dell'americana UFC, cioè il massimo livello assoluto di MMA, dove il 14 aprile se la dovrà vedere con il nigeriano Israel Adesanya, per quello che sarà il suo quinto match nella categoria dei pesi medi in questa federazione (fino a questo momento ha vinto 2 volte, pareggiato una e perso una).
 
DA MEZZOCORONA ALL'UFC, L'ITALIAN DREAM DI MARVIN VETTORI - Marvin è giovane, ma estremamente sicuro di sé e delle sue doti. Per arrivare fino a questo livello ha dovuto affrontare tanti sacrifici, si è trasferito giovanissimo in Inghilterra guadagnandosi poi da vivere facendo il buttafuori in discoteca, continuando ad allenarsi e combattere, con un unico obiettivo: diventare campione in UFC. Non ci è ancora riuscito, ma promette di farlo a breve, per realizzare una volta per tutte "The Italian Dream", cioè quello che ha stabilito come suo soprannome negli Stati Uniti, come racconta a Repubblica: "L'ho scelto perché l'Italia è molto meno frequente questa concezione di partire dal nulla e guadagnarsi tutto. Una volta poi ho sentito la definizione di "American Dream" in una canzone di Eminem (di cui non ricordo però il nome) e il concetto mi è piaciuto, tanto da volerlo italianizzare e farlo mio".

La canzone in questione si chiama "So bad" e quel passaggio in particolare a cui fa riferimento recita testualmente così: "See, I'm not as crazy as you thought I was, am i? I'm the American dream". Tradotto in Italiano: "Vedi, non sono così pazzo come pensavi che fossi, non è vero? Io sono il sogno americano". E non poteva davvero essere più calzante con la sua storia, perché Marvin Vettori ha iniziato davvero così, circondato da persone che non avrebbero mai scommesso su di lui e che identificavano la sua passione per le arti marziali miste come una delle solite fissazioni adolescenziali: "Secondo tutti - continua - la logica avrebbe voluto che io mi trovassi un lavoretto normale nel mio paese, fare carriera, passando magari da 1200 euro al mese a 1600 dopo anni, mettere da parte un gruzzoletto e crearmi una famiglia. La normalità, insomma. Ma per il mio futuro, io ho sempre immaginato ben altro".  CONSAPEVOLEZZA E QUALITÀ, PER UN "ROCKY BALBOA" PARTICOLARE - Idee chiare, abnegazione, grandi doti fisiche e una consapevolezza dei propri mezzi talmente elevata da sfociare a volte nella presunzione. Sono queste le caratteristiche che hanno consentito a Marvin Vettori di guadagnarsi ogni cosa nel corso della sua vita. Ecco perché anche se in molti lo paragonano a una sorta di rivisitazione di Rocky dei tempi moderni, probabilmente il personaggio di quel genere di film a cui si avvicina di più è Adonis Johnson, il figlio sfrontato, forte e deciso di Apollo Creed, sul quale è stato creato uno spin-off della saga di Balboa: "Sì, diciamo che il personaggio di Rocky non era tra i più "svegli", se vogliamo metterla in questo modo. Era uno che ce la metteva sempre tutta e in quello sì, mi ci rivedo. Però penso ci voglia anche tanta lungimiranza. Quello che io ho iniziato a 18-19 anni, ora vedo che lo stanno facendo in tanti: significa che ci ho visto lungo. Di sicuro la tigna di Rocky Balboa può essere un riferimento giusto, ma per il resto ci vuole anche molto altro". Dopo questa introduzione al personaggio Marvin Vettori, andiamo a parlare direttamente con lui, che a Repubblica presenta il suo prossimo incontro con Israel Adesanya (diretta su Fox Sports alle 2 della notte tra sabato e domenica) e non solo.
 
Israel Adesanya è il suo prossimo avversario, reduce da 12 vittorie su 12 incontri. Preoccupato?
"No, perché secondo me non ha mai affrontato qualcuno di veramente forte, solido e tignoso, che lo vada ad affrontare con la voglia di spaccargli la faccia. Tante volte ho visto gli avversari che andavano contro di lui e si sentivano sconfitti in partenza. Il record di 12 su 12 vale fino a un certo punto, dipende sempre da chi hai affrontato".
 
E come pensa di affrontarlo?
"Sarà un incontro in cui io gli starò 'on his face', come si dice qui in America, lo presserò dall'inizio alla fine. Sono un fighter più completo, l'obiettivo è di romperlo mentalmente prima della fine del match e sono sicuro che ce la farò".
 
Che tipo di atteggiamento si aspetta da parte di Adesanya?
"Forse proverà a portarmi nello scontro in piedi, ma non si aspetterà di certo che io sia così forte. Non ho capito se stia facendo finta di sottovalutarmi o se lo faccia davvero. Mi interessa relativamente, sono sicuro che dopo un round capirà molte cose. Il suo spirito comincerà a diventare flebile, a rimpicciolirsi sempre di più. Perché secondo me non è un fighter con un gran cuore e si intimidirà dalla solidità che troverà di fronte".
 
Allora è vero quello che si dice di lei, che a volte è fin troppo sicuro di sé...
"Sono sicuro di me perché mi alleno tanto, cerco di non lasciare nulla al caso, studio l'avversario e prendo le cose in maniera scientifica. Faccio tutto quello che devo fare, anche mentalmente mi preparo molto bene e quando arriva il momento del match sono pronto sotto tutti i punti di vista. Può capitare di sbagliare le previsioni, è successo in passato. Ma quando entro nella gabbia sono pienamente convinto e ho totale consapevolezza delle mie capacità, dando sempre il massimo. Questo non significa sottovalutare l'avversario e so benissimo che Adesanya sia pericoloso e non vada preso sotto gamba. Ma so che il più duro, solido e completo tra i due sono io. Quindi ne uscirò vincitore".
 
La convinzione comune è che MMA significhi semplicemente "lotta". È vero che in realtà alle spalle ci sia anche una grande preparazione mentale e strategica?
"Una gran parte del match è strategia, che ovviamente poi va messa in pratica. Tre round da 5 minuti possono essere lunghi ed effettivamente lo sono. Ma quando sei dentro sono brevi, vanno prese le decisioni giuste al momento giusto e non puoi permetterti di sbagliare. Un piccolo errore può costarti il round nei match molto tirati. È importante che il decision making venga stabilito sempre al meglio. Le arti marziali miste sono uno sport ampissimo, dalla lotta libera a quella a terra, passando per la boxe, il kick-boxing e cose inerenti solo alle MMA. Per quanto riguarda il punto di vista strategico, in base al tuo avversario si crea una tattica". 
 
In passato ha detto che non avrebbe più commesso l'errore di prepararsi in base all'avversario, che significa?
"A volte può capitare che ci si concentri troppo sull'avversario pensando "lui fa sempre questo, quindi io devo fare così". Non è un ragionamento sbagliato, ma bisogna dargli il giusto peso perché il focus deve essere sempre su di te, sul tuo modo di combattere e i tuoi punti di forza, cioè tutto ciò che ti ha permesso di vincere nel corso della tua carriera. Essendo io un fighter completo non mi è difficile adattarmi, ma il mio stile è sempre uno ed è fare MMA. Può sembrare ovvio, ma non lo è. Ci sono lottatori che tentano sempre di stare in piedi o di combattere a terra. Io invece faccio tutto, sono a mio agio in ogni campo. Questa volta mi sono concentrato solo su me stesso e sul mio game. Sono sicuro di metterlo in pratica perché l'avversario non è al mio livello. Sì, ci sono dei livelli in questo sport e lui non è al mio". 
Cosa comporta la preparazione a un incontro di arti marziali miste?
"Devi portare la tua condizione fisica a un livello altissimo. Quindi devi essere veramente in forma a livello di cardio e resistenza. Poi va fatto il taglio del peso, vanno persi dai 10 ai 12 chili per rientrare nella categoria e allo stesso tempo tirarti al massimo, senza debilitarti troppo. Bisogna un po' bilanciare queste cose e arrivare al match al massimo della forma. Ovviamente si deve lavorare sulla reattività. È chiaro che dopo un match duro succeda che occorrano due settimane per staccare completamente la spina, perché il corpo ne sente il bisogno. Dipende dal match. È capitato anche che dopo tre giorni fossi già in palestra: delle volte lo finisci senza un graffio, delle altre è come se avessi fatto una vera guerra".
 
Quali sono i suoi punti deboli e quelli di forza?
"Grossi punti deboli non ne ho, ma posso migliorare su qualsiasi cosa. Il mio punto di forza è proprio la completezza, perché mi sono dedicato a tutte le discipline di MMA. Poi la forza fisica e quella mentale di non mollare mai in qualsiasi situazione. La completezza in generale vuol dire tanto, perché mi posso adattare a qualsiasi stile. È difficile prepararsi per una sfida contro di me".
 
Ha fatto più volte riferimento alla preparazione mentale, ha qualcuno che la segue sotto questo punto di vista?
"Il lavoro mentale va fatto molto con sé stessi, ma in alcuni casi altre persone possono guidarti. Io varie volte lavoro con il dottor Lenny Wiersma, uno psicologo sportivo americano, che segue anche la nazionale di nuoto statunitense ed è un professore della California State University di Fullerton. Mi riferisco spesso alla solidità ed è importante anche quella mentale: devi essere come una quercia piantata per terra, molto difficile da manipolare o spostare. Bisogna essere bravi a non farsi condizionare dai tanti input esterni che ti circondano, a essere causa e non effetto delle situazioni: c'è tanta gente che parla, altra che guarda il match, l'avversario che dice cose durante la settimana, anche quando ci si incontra nei faccia a faccia. Bisogna restare sempre centrati sul momento ed essere consapevoli del dove si è a livello mentale. Sicuramente è un aspetto che va curato e per quanto mi riguarda l'allenamento sulla testa è importante quanto quello fisico".
 
Quanto manca a Marvin Vettori per puntare alla cintura di campione dei pesi medi UFC?
"Quando si è a questi livelli, il tuo obiettivo è sempre quello. Io sono sicuro che le abilità fisiche non mi manchino, step by step ci si avvicina sempre di più. Per farla in breve: non manca tanto. Un anno e mezzo o due e mi vedrete lì in cima a lottare per il titolo".
 
Se potesse selezionare un avversario da affrontare dopo Adesanya, chi sceglierebbe?
"Ce ne sono tanti di bei match da fare nella top 15, ma adesso sono concentrato solo sul prossimo. Dopo sono sicuro che diventerò io stesso un target, perché la visibilità che avrò si moltiplicherà e in genere i fighter cercano sempre di combattere con chi ha più visibilità di loro per salire sul 'treno dei like' e fare in modo che il match abbia molta risonanza. Vedremo, un nome con cui uscirebbe sicuramente un bel match è Paulo Borrachinha. Sono sicuro di poterlo battere".
 Da Ronda Rousey a Brock Lesnar, passando per CM Punk, negli ultimi anni sono sempre più frequenti i passaggi dalle arti marziali miste UFC al wrestling WWE e viceversa. Che ne pensa?
"Non per sminuire la WWE, che è uno sport diverso e ha bisogno di allenamenti intensi. Passare dall'UFC alla WWE però non penso sia così difficile dal punto di vista di abilità fisiche: occorre capire come non farti troppo male quando cadi a terra, ma nello scontro fisico sei decisamente già abituato. Al contrario invece è un bel problema: devi imparare a fare a botte e prenderle sul serio. A livello mediatico penso che sia una di quelle scelte prettamente di business: se i soldi sono giusti, così come l'occasione e il momento, potrebbe essere produttivo passare dall'UFC alla WWE. Nel passaggio contrario Brock Lesnar è uno dei pochi casi che ha funzionato bene: lui veniva dal wrestling collegiale e aveva una grande base, con un buon grappling e una mole fisica importante. Poi è entrato a far parte della MMA quando questa non era ancora al livello di oggi e ha avuto un gran successo. Ma in generale sono più che altro scelte di business manageriali, che possono fare bene alla tasche".
 
A proposito di ricchi contratti, che ne pensa della possibilità di rivincita nelle arti marziali miste tra Conor McGregor e Floyd Mayweather?
"Penso che non succederà mai nelle regole di MMA complete, è impossibile. Mayweather è uno che non lascia nulla al caso, soprattutto dal punto di vista di organizzazione e regolamenti. Sicuramente non commetterà questo errore. Se lo farà, sarà solo con regole speciali. Per la potenza economica e mediatica che ha Floyd, può farsi direttamente lui le regole. Troveranno un accordo forse, ma sarà giusto o più che giusto a seconda di quelli che saranno i suoi interessi".
 
Tornando a lei, in Italia i bambini generalmente iniziano a giocare a calcio. Perché ha scelto le arti marziali miste?
"Io in realtà le arti marziali miste le ho fatte anche da piccolo, quasi per gioco. In palestra ci andavo una volta a settimana, ma effettivamente anche io ho giocato a calcio fino a 12 anni. Ero un attaccante, di quelli che non passava mai la palla [ride, ndr] e tifavo Milan. Poi ho smesso e ho cominciato a provare un po' tutti gli sport. Facendo un seminario di MMA (che ripensandoci oggi non aveva nulla a che vedere con esse), sono rimasto colpito e ho cominciato a guardarmi un po' di video dei vari Wanderlei Silva, Mirko "Cro Cop" Filipovi?, che allora lottavano in Pride Fighting Championships. Li vedevo come dei superuomini e mi dicevo "anche io voglio essere così, sono fatti di roccia!'". Da quel seminario non ho mai smesso la passione si è ingrandita sempre di più".
 
Quando ha capito invece di essere veramente forte e poter arrivare a certi livelli?
"Volta per volta ho capito che c'erano le abilità fisiche ovviamente, ma ancora di più la testa. Durante il mio percorso ho visto tanti atleti. Ecco, la costanza e lo studio dell'allenamento, l'approccio che ho io non sono mai stati secondi a nessuno. Ti rendi conto che sei forte quando ti alleni da sei mesi e sorpassi atleti che lo fanno da anni. Con minor tempo cominci a confrontarti con gente più esperta. Migliori a vista d'occhio e riesci a vedere crescita in breve tempo, con una visione del combattimento  più accurata degli altri. Vedi che riesci a prevedere cose che succederanno e così ti rendi conto di avere una marcia in più".
 
Come è stato il momento in cui ha ricevuto la prima chiamata in UFC?
"Ero a casa in Italia e verso le 6 di mattina (in America erano le 9 di sera) è squillato il telefono. Mi ha chiamato il mio manager e mi ha detto: "Ci siamo, siamo dentro". Mi sono alzato in piedi sul letto, svegliando anche mio fratello. Non ho avuto tempo però di festeggiare più di tanto, perché insieme al mio ingresso mi hanno dato subito il primo match. Quindi ho iniziato immediatamente ad allenarmi. Poi sono venuto qui in America e il giorno dell'incontro, in un PPV storico che ha dato vita all'incontro "Diaz vs McGregor 2", ero gasatissimo e stra-contento di essere là. In quel momento avevo realizzato la prima grande parte del mio sogno e mi ero anche preso una piccola vittoria nei confronti di quelli che dubitavano di me. Ce ne saranno sempre, lo so, ma una grossa spallata gliel'ho data a quelli che dicevano "non ha futuro, smetterà tra un paio d'anni". Io invece ho sempre continuato a lavorare. Approdare in UFC è stato l'inizio del vero inizio, un'emozione pazzesca. È il punto di partenza da dove è cominciato tutto".
 
La sua storia di sacrifici è iniziata però anni prima, quando ha lasciato l'Italia per trasferirsi in Inghilterra. Quanto è cambiato Marvin Vettori rispetto a quegli anni?
"Andare via di casa è un'esperienza che ti forma. I primi due anni a Londra, per me sono stati intensi come se fossi andata a fare la Naia. Ho fatto tutto quello che dovevo fare, mi arrangiavo. Ero piccolo e ingenuo, ma ho sempre fatto il mio lavoro, senza cercare scorciatoie, allenandomi al massimo e giorno dopo giorno ho creato questa abitudine di dare sempre il massimo, senza tirarmi mai indietro. Questa cosa senza accorgermene è entrata dentro di me per sempre, permettendomi di fare la differenza: riesci a lavorare più duramente degli altri, non ti spaventa più niente. Salti fuori a piedi pari da un momento all'altro dall'ampolla di vetro che è casa tua e inizi a confrontarti con il mondo reale. Mi ha formato tantissimo. Ovvio che si facciano tante esperienze ed errori, che si capiscano un sacco di cose. L'indole però rimane sempre quella: il modo in cui mi rapporto in palestra è la stessa identica, così come voglia e curiosità sono le stesse del primo giorno. Non sono il primo ad arrivare perché mi presento sempre in extremis, ma compenso ampiamente andandomene dopo tutti gli altri. Faccio sempre quel piccolo extra, magari per perfezionare un tipo di tecnica o fare una domanda in più degli altri. In sostanza per investire quel qualcosa in più che giorno dopo giorno fa la differenza".
 
Cosa significa per lei rappresentare l'Italia in UFC?
"Per me è un grande orgoglio sapere che quando entro nella gabbia ho tutta una nazione alle mie spalle. Ti garantisce una marcia in più se riesci a convertirla in energia e non in pressione".
 
Per concludere, vuole mandare un messaggio agli italiani che la seguiranno in televisione nel match contro Adesanya?
"Dico a tutti loro di seguirmi e guardare questo match. Perché sarà bello e soprattutto perché sarà il mio inizio verso la scalata. Sono cresciuto parecchio dai miei 4 incontri precedenti, sono migliorato veramente tanto. Questo sarà il match che darà il via all'ascesa verso il titolo".