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Salta chi può, salti chi vuole. A Rimini la festa dell'elasticità

Christian Taylor, campione olimpico di salto triplo a Londra e Rio 
Tra i gesti basilari dello sport, fu l'americano Raw Ewry, "la rana umana", a nobilitare lo stacco da terra agli inizi del Novecento. Il 29 aprile, durante il 'Jumping Rodeo', ci si esibirà in cinque discipline: salto in alto classico, salto in alto da fermo, salto in lungo da fermo, salto e tocco e salto sul box
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ROMA - Staccarsi da terra è il primo passo. Poi c'è l'uomo che vola o sogna di farlo. Gli sport in cui staccarsi da terra è un gesto che fa la differenza tra grandi e meno grandi non si contano: pensate al basket, al volley, più in alto si va meno alto è il canestro per la schiacciata e più bassa la rete, sempre per la schiacciata. Ma staccarsi è importante anche per i rimbalzi, le palle contese, è importante nel calcio per colpire di testa ed è cruciale per il portiere in uscita, così come negli slanci, nei tuffi a destra o a sinistra. Saltare fa sentire più leggeri, oppure in caso di scarsa condizione fisica evidenzia la zavorra in più che hai attaccata al corpo e che forse non dovrebbe esserci.

Lo stacco da terra, di solito all'indietro, e con una coordinazione particolare, conta nello smash del tennis così come al tiro nella pallamano. Saltare unisce pattinaggio e ginnastica, saltare è una delle componenti fondamentali dell'atletica, sia nelle discipline che negli allenamenti (di tutte le discipline, anche in quelle in cui in teoria non sarebbe necessario spiccare dei salti, pensiamo alle corse, lente o veloci, esclusi naturalmente gli ostacoli bassi e alti). Leggermente diversi sono i salti sugli sci. Il tutto richiede comunque l'applicazione della forza, soprattutto di quella elastica, o reattiva.

A questa, che è la forza che più si consuma nel corpo umano col passare degli anni, anzi è la prima a decadere, è dedicato il "Jumping Rodeo" che si disputerà domenica 29 a Rimini nell'ambito del "Just Day" (appuntamento alle 13 Zona Porto), sotto l'egida della Olimpia Amatori Rimini. Sarà una vera e propria festa dell'elasticità, da esibire in cinque diverse prove: salto in alto classico, salto in alto da fermo, salto in lungo da fermo, salto e tocco e salto sul box. Partecipazione gratuita. La somma dei risultati ottenuti nelle cinque prove produrrà la graduatoria finale: "Sarà una "demo" di un progetto che vorremo decollasse a breve - spiega Werter Corbelli, uno degli organizzatori della manifestazione insieme con l'altista ex-azzurro Giulio Ciotti e Davide Monti della federazione dello squash - il proposito è di presentare a breve un progetto speciale alla Fidal ma non solo. Siamo convinti che se l'operazione di calamita per gli atleti degli altri sport avrà successo, il "Jumping Rodeo" potrebbe assumere una sua fisionomia autonoma, sostenuto da sponsor di peso".

La sostanza c'è tutta. È un confronto che accomuna sport diversi, unendoli nel loro aspetto "reattivo", cercando di toccare il cielo con un dito, come dimostra la prova dal "salto e tocco", in inglese jump and reach, ossia staccarsi da terra e toccare un punto, un soffitto ipotetico, posto più in alto possibile. Il box jump è una pratica da palestra, tipica del "powerfit": si tratta di saltare da fermo su dei box di gomma piuma. Ma è anche un test per stabilire la forza degli atleti, dei velocisti e dei saltatori soprattutto. Si racconta che ci siano stati dei grandi velocisti che saltavano a piè pari e ovviamente senza rincorsa sui tetti delle macchine. Del salto in lungo da fermo è piena la storia di chi si allena. È uno degli esercizi più "allenanti" che esistano, specie per chi si diletta in discipline di velocità o di potenza, come il salto in lungo o il salto triplo.

Come il lungo da fermo, anche il salto in alto da fermo ha una storia gloriosa, addirittura olimpica.  Entrambe le discipline furono incluse nei programmi olimpici dei Giochi di Parigi del 1900, St. Louis del 1904, Londra del 1908 e Stoccolma del 1912. A Parigi e St. Louis si disputò anche il triplo da fermo (altro lavoro importante di potenziamento, spesso effettuato con dei carici, cinture, giubbetti zavorrati). L'americano Raw Ewry vinse tutto, otto medaglie d'oro, più di Bolt se vogliamo (il giamaicano ne ha vinte nove ma incluse le staffette), tre nel lungo e tre nell'alto e due nel triplo.

Era una leggenda dei salti da fermo, lo chiamavano "la rana umana". Aveva dei record pazzeschi, estranei al progredire della tecnologia o quasi: 1,65 nell'alto, 3,47 nel lungo (clamoroso!), 10,58 nel triplo. Lo fu ancora di più perché dopo la poliomielite, che lo aveva colpito ad appena 13 anni, i professori cui si affidò la famiglia avevano prospettato al ragazzo un futuro tremendo: non si sarebbe più alzato dalla sedia a rotelle. Raw non si dette mai per vinto e sconfisse pure le sentenze della medicina. Ma nel 1912, in leggera crisi non riuscì a qualificarsi: tanto per restare in tema, a 39 anni perso un po' della sua proverbiale elasticità di rana umana. Salta chi può. Ma soprattutto, a Rimini, salta chi vuole.
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