Boxe, gli 80 anni di Mazzinghi: un guerriero del ring
Non solo le sfide con Benvenuti, ma anche gli stadi pieni. A San Siro andarono in sessantamila per lui: "con il coreano Kim So Kim un match fantastico davanti a 60.000 persone che urlavano il mio nome"
ROMA - Gli ottanta anni di un guerriero del ring. Nell'immaginario collettivo la boxe di Sandro Mazzinghi da Pontedera, dove è nato il 3 ottobre del 1938, è legata alla rivalità con Nino Benvenuti, anch'egli ottantenne (li ha compiuti ad aprile. Sensazione giusta che però non deve diventare assoluta. Sandro Mazzinghi infatti è andato oltre la rivalità con Benvenuti. Oggi siamo abituati a vedere la boxe che colma gli stadi altrove: obbligatorio citare Anthony Joshua nella sua ultima difesa del titolo dei pesi massimo a Wembley. Ma una volta gli stadi li riempiva Mazzinghi: "A San Siro con il coreano Kim So Kim un match fantastico davanti a 60.000 persone che urlavano il mio nome: ritornai iridato della Wba/Wbc in uno dei match più belli e spietati della storia della boxe. Come faccio a dimenticare quei momenti... Il pugilato per me è stato una ragione di vita. Sono arrivato a 80 anni proprio con la consapevolezza di a…
ROMA - Gli ottanta anni di un guerriero del ring. Nell'immaginario collettivo la boxe di Sandro Mazzinghi da Pontedera, dove è nato il 3 ottobre del 1938, è legata alla rivalità con Nino Benvenuti, anch'egli ottantenne (li ha compiuti ad aprile. Sensazione giusta che però non deve diventare assoluta. Sandro Mazzinghi infatti è andato oltre la rivalità con Benvenuti. Oggi siamo abituati a vedere la boxe che colma gli stadi altrove: obbligatorio citare Anthony Joshua nella sua ultima difesa del titolo dei pesi massimo a Wembley. Ma una volta gli stadi li riempiva Mazzinghi: "A San Siro con il coreano Kim So Kim un match fantastico davanti a 60.000 persone che urlavano il mio nome: ritornai iridato della Wba/Wbc in uno dei match più belli e spietati della storia della boxe. Come faccio a dimenticare quei momenti... Il pugilato per me è stato una ragione di vita. Sono arrivato a 80 anni proprio con la consapevolezza di avere sempre dato il meglio di me nel bene e nel male, e ne vado fiero", fa sapere Mazzinghi tramite l'Ansa.
Una carriera sbocciata presto tanto che in un epoca in cui arrivare in cima dal punto di vista pugilistico era una impresa "diventai campione del mondo a soli 25 anni. Era il 7 settembre del 1963, sul ring del Vigorelli di Milano con l'americano Ralph Dupas. Un match fantastico, lo misi ko alla nona ripresa, diventando il quarto italiano campione del mondo di boxe dopo Carnera, D'Agata e Loi. Un'emozione grande, specie per me che sono sempre stato con i piedi per terra, grande gladiatore sul ring e nella vita, un combattente". E anche la rinvincita di Sidney con Dupas: "Match grandioso, difesi il titolo davanti a migliaia di emigrati italiani che mi acclamavano, e fui ancora campione".
Poi la grande rivalità con Nino Benvenuti: l'oro l'olimpico di Roma le vinse entrambe, ma entrambe le sfide si sono portate dietro pomeliche durate per anni. Mazzinghi però, nelle parole verso l'eterno rivale mostra di aver ampiamente sotterrato l'ascia di guerra: "Con lui ci dividono sei mesi, ci siamo arrivati agli 80 tondi tondi. La nostra rivalità è stata una delle più grandi in assoluto. Una rivalità pura, il pubblico impazziva per noi due. Però la cosa ancor più bella è che oggi quando ancora si parla di Mazzinghi e Benvenuti vedo che c'è tanta ammirazione per noi due e non nascondo che questo fa piacere sia a me che a lui".
Infine, un bilancio e un messaggio ai giovani: "Questa è un età importante per tutti, puoi tirare le somme della vita e vedere il mondo con la consapevolezza che tutto ciò che hai fatto non è stato inutile, quindi il bilancio è positivo. Alle nuove generazioni, in questa fase storica molto complessa, voglio dire di insistere sempre anche quando le situazioni si fanno difficili. Io ho avuto una carriera molto dura ma il mio carattere di combattente e la grande fede mi hanno aiutato a superare momenti molto complicati".
Una carriera sbocciata presto tanto che in un epoca in cui arrivare in cima dal punto di vista pugilistico era una impresa "diventai campione del mondo a soli 25 anni. Era il 7 settembre del 1963, sul ring del Vigorelli di Milano con l'americano Ralph Dupas. Un match fantastico, lo misi ko alla nona ripresa, diventando il quarto italiano campione del mondo di boxe dopo Carnera, D'Agata e Loi. Un'emozione grande, specie per me che sono sempre stato con i piedi per terra, grande gladiatore sul ring e nella vita, un combattente". E anche la rinvincita di Sidney con Dupas: "Match grandioso, difesi il titolo davanti a migliaia di emigrati italiani che mi acclamavano, e fui ancora campione".
Poi la grande rivalità con Nino Benvenuti: l'oro l'olimpico di Roma le vinse entrambe, ma entrambe le sfide si sono portate dietro pomeliche durate per anni. Mazzinghi però, nelle parole verso l'eterno rivale mostra di aver ampiamente sotterrato l'ascia di guerra: "Con lui ci dividono sei mesi, ci siamo arrivati agli 80 tondi tondi. La nostra rivalità è stata una delle più grandi in assoluto. Una rivalità pura, il pubblico impazziva per noi due. Però la cosa ancor più bella è che oggi quando ancora si parla di Mazzinghi e Benvenuti vedo che c'è tanta ammirazione per noi due e non nascondo che questo fa piacere sia a me che a lui".
Infine, un bilancio e un messaggio ai giovani: "Questa è un età importante per tutti, puoi tirare le somme della vita e vedere il mondo con la consapevolezza che tutto ciò che hai fatto non è stato inutile, quindi il bilancio è positivo. Alle nuove generazioni, in questa fase storica molto complessa, voglio dire di insistere sempre anche quando le situazioni si fanno difficili. Io ho avuto una carriera molto dura ma il mio carattere di combattente e la grande fede mi hanno aiutato a superare momenti molto complicati".