ROMA - Sorda ai richiami del Cio, l'Aiba, ente che 'governa' il pugilato olimpico, ha eletto alla presidenza il businessman uzbeko Gafur Rakhimov che ha vinto nettamente nel conto dei voti ottenuti dai delegati del congresso svoltosi a Mosca: 86 preferenze su un totale di 134. Nulla da fare per Serik Konakbayev, ex campione e ora uomo politico del suo Paese, il Kazakhstan. Questa scelta mette in discussione la presenza del pugilato all'Olimpiade di Tokyo 2020, e anche nel programma di quella successiva, Parigi 2024. Infatti la minaccia del Cio, contrario al fatto che potesse diventare presidente Aiba un personaggio indicato dal Dipartimento del Tesoro degli Usa come uno dei più pericolosi criminali uzbeki, potrebbe tramutarsi rapidamente in realtà. Infatti del caso pugilato se ne occuperà già l'esecutivo in programma proprio a Tokyo a fine novembre e lì potrebbe essere detta la parola definitiva.
Intanto, quasi a voler acuire lo scontro, dopo la sua elezione Rakhimov si è detto pronto a guidare un'organizzazione rivale se il Cio dovesse confermare le sue decisioni. L'intenzione del dirigente uzbeko è spiegabile con il fatto che il Comitato internazionale olimpico, settimane fa, aveva fatto sapere che, nel caso di elezione di Rakhimov, avrebbe tolto all'Aiba lo status di federazione internazionale, privandola quindi della gestione dei pugili impegnati nei Giochi. Ma ora c'è chi fa balenare l'ipotesi, per risolvere il problema, di cancellare del tutto la boxe dell'Olimpiade, ipotesi già presa in considerazione in passato vista la lunga sequenza, nelle varie edizioni del torneo olimpico, di verdetti discutibili, vittorie poco chiare e giudici ed arbitri sospesi.
Intanto il portavoce presidenziale del Cio, Mark Adams, ha preso posizione dopo l'elezione di Rakhimov. ""Prendiamo atto delle decisioni del Congresso Aiba - ha commentato -. Il Cio ha chiarito fin dall'inizio che vi sono questioni di grave preoccupazione per l'Aiba in merito al settore arbitri e giudici, alla finanza, al programma antidoping e alla governance, che include ma non si limita all'elezione del presidente dell'Aiba. Come previsto, valuteremo attentamente tutti questi temi nell'Esecutivo del Cio che si terrà a Tokyo dal 30 novembre al 2 dicembre. Va inoltre notato che eventuali ulteriori azioni del Cio saranno prese non solo su decisioni e dichiarazioni dell'Aiba, ma anche sulla riuscita attuazione di tali decisioni e su una tabella di marcia per una riforma sostenibile a lungo termine della federazione".
"Qualunque cosa deliberi l'Esecutivo - ha continuato il portavoce del Cio -, continueremo a fare tutti gli sforzi per proteggere gli atleti e per avere un torneo di boxe ai Giochi di Tokyo 2020. Nel frattempo, e fino a nuovo avviso, le precedenti decisioni del Comitato Esecutivo, incluso la più recente presa nel luglio 2018, rimangono in vigore, compresa la riserva del diritto di rivedere l'inclusione del pugilato sul programma di entrambi i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 e Parigi 2024, e il congelamento di tutti i contatti con l'Aiba". E' chiaro quindi che la 'nobile arte', forse non più tale almeno a questi livelli, rischia di non far più parte di quelle Olimpiadi di cui, nella versione del pancrazio, faceva parte fin dai tempi della Grecia antica e dei romani.
Intanto, quasi a voler acuire lo scontro, dopo la sua elezione Rakhimov si è detto pronto a guidare un'organizzazione rivale se il Cio dovesse confermare le sue decisioni. L'intenzione del dirigente uzbeko è spiegabile con il fatto che il Comitato internazionale olimpico, settimane fa, aveva fatto sapere che, nel caso di elezione di Rakhimov, avrebbe tolto all'Aiba lo status di federazione internazionale, privandola quindi della gestione dei pugili impegnati nei Giochi. Ma ora c'è chi fa balenare l'ipotesi, per risolvere il problema, di cancellare del tutto la boxe dell'Olimpiade, ipotesi già presa in considerazione in passato vista la lunga sequenza, nelle varie edizioni del torneo olimpico, di verdetti discutibili, vittorie poco chiare e giudici ed arbitri sospesi.
Intanto il portavoce presidenziale del Cio, Mark Adams, ha preso posizione dopo l'elezione di Rakhimov. ""Prendiamo atto delle decisioni del Congresso Aiba - ha commentato -. Il Cio ha chiarito fin dall'inizio che vi sono questioni di grave preoccupazione per l'Aiba in merito al settore arbitri e giudici, alla finanza, al programma antidoping e alla governance, che include ma non si limita all'elezione del presidente dell'Aiba. Come previsto, valuteremo attentamente tutti questi temi nell'Esecutivo del Cio che si terrà a Tokyo dal 30 novembre al 2 dicembre. Va inoltre notato che eventuali ulteriori azioni del Cio saranno prese non solo su decisioni e dichiarazioni dell'Aiba, ma anche sulla riuscita attuazione di tali decisioni e su una tabella di marcia per una riforma sostenibile a lungo termine della federazione".
"Qualunque cosa deliberi l'Esecutivo - ha continuato il portavoce del Cio -, continueremo a fare tutti gli sforzi per proteggere gli atleti e per avere un torneo di boxe ai Giochi di Tokyo 2020. Nel frattempo, e fino a nuovo avviso, le precedenti decisioni del Comitato Esecutivo, incluso la più recente presa nel luglio 2018, rimangono in vigore, compresa la riserva del diritto di rivedere l'inclusione del pugilato sul programma di entrambi i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 e Parigi 2024, e il congelamento di tutti i contatti con l'Aiba". E' chiaro quindi che la 'nobile arte', forse non più tale almeno a questi livelli, rischia di non far più parte di quelle Olimpiadi di cui, nella versione del pancrazio, faceva parte fin dai tempi della Grecia antica e dei romani.