Un altro tassello verso il dominio della categoria dei pesi medi. Saul 'Canelo' Alvarez onora il suo "Cinco de Mayo" (una delle ricorrenze più sentite in Messico) battendo ai punti alla T-Mobile Arena di Las Vegas Daniel 'Miracle Man' Jacobs. Tradotto in soldoni, significa che alle corone Wba e Wbc, il messicano aggiunge anche quella Ibf detenuta dallo statunitense. Ora al progetto di riunificazione manca solo la sigla Wbo (sempre complesso il panorama della boxe), appannaggio di Demetrius Andrade.
Il verdetto è stato unanime a favore di Canelo (115-113, 115-113, 116-112), ma questo non deve ingannare. Match molto equilibrato, a fasi alterne, non eccezionale dal punto di vista spettacolare ma molto teso, sempre sul filo. Elettricità del resto c'era stata sia nei giorni precedenti al match (alle operazioni di peso erano volati spintoni e parole grosse), sia in fase di stesura contrattuale. Lo staff di Alvarez - la Golden Boy di Oscar de La Hoya - aveva fatto inserire una clausola che prevedeva nuove operazione di peso la mattina del giorno dell'incontro, con tanto di penale per chi avesse sforato. Chiara l'intenzione di evitare che Jacobs, più grosso del suo avversario, si reidratasse a dovere dopo gli sforzi per rientrare nei limiti della categoria. Un giochino che all'americano, che ha preso qualche libbra di troppo, è costato circa quattrocentomila dollari di penale, non pochi anche al cospetto di una borsa di una decina di milioni.
Resta comunque la splendida storia umana di Jacobs. L'alias 'Miracle Man' è infatti riferito ad un terribile tumore osseo che qualche anno fa aveva messo in serissimo pericolo la sua vita prima di essere miracolosamente superato, con tanto di ritorno a livelli mondiali.
Buon pugile, Jacobs ha più volte messo in scacco tattico Canelo cambiando guardia ed alternando un buon uso del jab ad un interessante lavoro al corpo. Il messicano dal canto suo ha mostrato una certa maturità, sapendo aspettare il momento giusto per piazzare la sue combinazioni e lavorando sempre molto bene con il sinistro di sbarramento. I colpi migliori del match a nostro avviso li ha portati Jacobs: scegliamo su tutti un micidiale gancio sinistro al nono round, incassato con apparente disinvoltura da Alvarez.
Circa il verdetto, hanno probabilmente influito i classici round di difficile interpretazione, che i giudici non hanno esitato ad attribuire a Canelo. Un classico dei suoi match, basta vedere i due contestati verdetti (uno a favore, l'altro pareggiato) degli incontri con Golovkin. A proposito del kazako (presente a bordo ring), Alvarez è criptico sul terzo capitolo della trilogia: ''Per me il discorso si è chiuso con i primi due incontri, ma se i miei tifosi lo vogliono, sono pronto a incontrarlo di nuovo''. Più di una apertura, se si considera che Golovkin ha da poco firmato con DAZN e che lo stesso colosso televisivo ha garantito ad Alvarez trecentosessantacinque milioni di dollari per undici incontri. I primi due li ha già sostenuti, il prossimo è fissato per il 14 settembre, in coincidenza con la festa dell'Indipendenza messicana che cade il 15. Campione del mondo ed eroe nazionale, in Messico le cose per Canelo vanno sempre più fondendosi.
Il verdetto è stato unanime a favore di Canelo (115-113, 115-113, 116-112), ma questo non deve ingannare. Match molto equilibrato, a fasi alterne, non eccezionale dal punto di vista spettacolare ma molto teso, sempre sul filo. Elettricità del resto c'era stata sia nei giorni precedenti al match (alle operazioni di peso erano volati spintoni e parole grosse), sia in fase di stesura contrattuale. Lo staff di Alvarez - la Golden Boy di Oscar de La Hoya - aveva fatto inserire una clausola che prevedeva nuove operazione di peso la mattina del giorno dell'incontro, con tanto di penale per chi avesse sforato. Chiara l'intenzione di evitare che Jacobs, più grosso del suo avversario, si reidratasse a dovere dopo gli sforzi per rientrare nei limiti della categoria. Un giochino che all'americano, che ha preso qualche libbra di troppo, è costato circa quattrocentomila dollari di penale, non pochi anche al cospetto di una borsa di una decina di milioni.
Resta comunque la splendida storia umana di Jacobs. L'alias 'Miracle Man' è infatti riferito ad un terribile tumore osseo che qualche anno fa aveva messo in serissimo pericolo la sua vita prima di essere miracolosamente superato, con tanto di ritorno a livelli mondiali.
Buon pugile, Jacobs ha più volte messo in scacco tattico Canelo cambiando guardia ed alternando un buon uso del jab ad un interessante lavoro al corpo. Il messicano dal canto suo ha mostrato una certa maturità, sapendo aspettare il momento giusto per piazzare la sue combinazioni e lavorando sempre molto bene con il sinistro di sbarramento. I colpi migliori del match a nostro avviso li ha portati Jacobs: scegliamo su tutti un micidiale gancio sinistro al nono round, incassato con apparente disinvoltura da Alvarez.
Circa il verdetto, hanno probabilmente influito i classici round di difficile interpretazione, che i giudici non hanno esitato ad attribuire a Canelo. Un classico dei suoi match, basta vedere i due contestati verdetti (uno a favore, l'altro pareggiato) degli incontri con Golovkin. A proposito del kazako (presente a bordo ring), Alvarez è criptico sul terzo capitolo della trilogia: ''Per me il discorso si è chiuso con i primi due incontri, ma se i miei tifosi lo vogliono, sono pronto a incontrarlo di nuovo''. Più di una apertura, se si considera che Golovkin ha da poco firmato con DAZN e che lo stesso colosso televisivo ha garantito ad Alvarez trecentosessantacinque milioni di dollari per undici incontri. I primi due li ha già sostenuti, il prossimo è fissato per il 14 settembre, in coincidenza con la festa dell'Indipendenza messicana che cade il 15. Campione del mondo ed eroe nazionale, in Messico le cose per Canelo vanno sempre più fondendosi.