ROMA - E' una questione di dettagli, di visualizzazioni dell'istante invisibile. Di fluidità e d'armonia. "Non esiste una staffetta 4x100 perfetta, ma ci si può avvicinare con pazienza e applicazione. Un lavoro appassionante, che sia vissuto da dentro, come atleta, o da fuori, come allenatore. Ogni frazionista deve credere nell'altro che incontra per pochi metri e che poi lascia con un urlo di incitazione". Parola di Filippo Di Mulo, responsabile tecnico delle staffette azzurre che sabato e domenica (l'Italia che si sta allenando nel Sakura Campus della Juntendo University di Tokyo sarà in gara nelle due 4x100, maschile e femminile, nelle due 4x400, maschile e femminile e nella 4x400 mista) parteciperanno alla 6ª edizione delle Iaaf World Relays, spostate da Nassau a Yokohama. Di Mulo garantisce: "Non neppure è detto che il più veloce, cronometro alla mano, sia il gruppo vincente. Non basta che i tempi dei quattro frazionisti siano i migliori al mondo: insomma non c'è bisogno di quattro Bolt per essere primi al traguardo. Ci sono nazioni velocissime che non curano abbastanza l'aspetto tecnico. Bisogna conoscere a memoria la gestualità del cambio. Per questo i modelli non sono Giamaica e Stati Uniti, ma Francia e Polonia".
I valori che determinano una vittoria nella staffetta 4x100 non si limitano dunque ai tempi individuali, importanti certo, ma non risolutivi: ci sono anche altri fattori. Il responsabile tecnico delle staffette azzurre, Filippo Di Mulo, racconta la sua storia, fatta di centimetri, perché sia importante la costruzione di un amore (per la staffetta), perché ciò che veramente conta non è la velocità del singolo ma quanto corre veloce "il quinto elemento": il testimone che passa da una mano all'alta. Era sempre lui, Filippo Di Mulo, a guidare la 4x100 azzurra quando Donati, Collio, Di Gregorio e Checcucci stabilirono a Barcellona nel 2010 l'attuale record italiano (38"17). Le staffette, festa, croce, delizia. La staffetta è la prima e unica situazione in cui l'atletica leggera diventa uno sport di squadra e la 4x100 è l'allegoria dello sprint che si trasmette, come una virtù. La 4x100 è fascino dell'armonia che si esprime nel massimo della tecnica, quattro solisti che non sono chiamati a effettuare dei controcanti bensì ad eseguire quattro assoli come se fosse uno, immaginate le chitarre di Mark Knopfler, David Gilmour, Carlos Santana e Eric Clapton eseguire un unico pezzo dandosi il cambio, come se una fosse l'emanazione dell'altra: "E' importante avere un leader, certo, come lo è per noi Filippo Tortu, ma a condizione che gli altri si facciano illuminare dalla stessa luce e dallo stesso entusiasmo, che siano al suo fianco, si carichino in gara, riserve comprese, e ridano in allenamento. E non si ostacolino a vicenda ma collaborino e vivano la stessa cosa".
Rapidità, testa e addestramento pratico. Correre con un "bastone" tra le mani è una delle cose più scomode del mondo: "Bisogna abituarsi e far finta che non esiste, anche se magari è necessario portarlo con la mano meno disinvolta". Così capita di vedere i ragazzi e le ragazze allenarsi da fermi o in leggera souplesse, posti uno dietro l'altro, oscillando le braccia e simulando la corsa per dare il segnale al compagno che segue nel momento giusto, né una frazione di secondo prima né una dopo. "Vince chi mescola tutti questi aspetti. La selezione degli atleti è prima umana, poi sportiva. Per allenare una staffetta occorre scegliere gli obiettivi, gestire lo stress, la concentrazione, la gara, e poi anche ragionare sui risultati ottenuti, o magari non ottenuti". A Berlino la 4x100 azzurra sbagliò tra seconda e terza frazione. Il testimone non arrivò mai nelle mani di Tortu. A Yokohama potrebbero correre in azzurro, nell'ordine, Desalu, Jacobs, Manenti e Tortu. Come per le altre staffette si punta ad arrivare tra le prime dodici (nel tempo) per accedere direttamente ai prossimi Mondiali di Doha. Primo obiettivo per raggiungere questo traguardo è alzare, nel caso della 4x100, il cosiddetto "indice di abilità", ossia la differenza tra il totale dei quattro record individuali e il tempo ottenuto in staffetta. "A Barcellona arrivammo al record italiano con atleti da 10"40 come Checcucci, quindi quel record lo abbiamo ottenuto con tanta applicazione nei momenti in cui si poteva guadagnare: i cambi. Il nostro indice di abilità è stato eccellente, uno dei più alti al mondo: 3"03. Ossia siamo scesi di 3 secondi e tre millesimi dalla somma dei quattro primati degli atleti coinvolti. Se la Giamaica avesse fatto altrettanto avrebbe chiuso la 4x100 di Londra in 36"10 o giù di lì. Il nuovo record italiano? Perché no. Ma tutto deve andare liscio come l'olio e il testimone deve correre, correre e correre. Ce la possiamo fare. Per questo siamo qui...".
I valori che determinano una vittoria nella staffetta 4x100 non si limitano dunque ai tempi individuali, importanti certo, ma non risolutivi: ci sono anche altri fattori. Il responsabile tecnico delle staffette azzurre, Filippo Di Mulo, racconta la sua storia, fatta di centimetri, perché sia importante la costruzione di un amore (per la staffetta), perché ciò che veramente conta non è la velocità del singolo ma quanto corre veloce "il quinto elemento": il testimone che passa da una mano all'alta. Era sempre lui, Filippo Di Mulo, a guidare la 4x100 azzurra quando Donati, Collio, Di Gregorio e Checcucci stabilirono a Barcellona nel 2010 l'attuale record italiano (38"17). Le staffette, festa, croce, delizia. La staffetta è la prima e unica situazione in cui l'atletica leggera diventa uno sport di squadra e la 4x100 è l'allegoria dello sprint che si trasmette, come una virtù. La 4x100 è fascino dell'armonia che si esprime nel massimo della tecnica, quattro solisti che non sono chiamati a effettuare dei controcanti bensì ad eseguire quattro assoli come se fosse uno, immaginate le chitarre di Mark Knopfler, David Gilmour, Carlos Santana e Eric Clapton eseguire un unico pezzo dandosi il cambio, come se una fosse l'emanazione dell'altra: "E' importante avere un leader, certo, come lo è per noi Filippo Tortu, ma a condizione che gli altri si facciano illuminare dalla stessa luce e dallo stesso entusiasmo, che siano al suo fianco, si carichino in gara, riserve comprese, e ridano in allenamento. E non si ostacolino a vicenda ma collaborino e vivano la stessa cosa".
Rapidità, testa e addestramento pratico. Correre con un "bastone" tra le mani è una delle cose più scomode del mondo: "Bisogna abituarsi e far finta che non esiste, anche se magari è necessario portarlo con la mano meno disinvolta". Così capita di vedere i ragazzi e le ragazze allenarsi da fermi o in leggera souplesse, posti uno dietro l'altro, oscillando le braccia e simulando la corsa per dare il segnale al compagno che segue nel momento giusto, né una frazione di secondo prima né una dopo. "Vince chi mescola tutti questi aspetti. La selezione degli atleti è prima umana, poi sportiva. Per allenare una staffetta occorre scegliere gli obiettivi, gestire lo stress, la concentrazione, la gara, e poi anche ragionare sui risultati ottenuti, o magari non ottenuti". A Berlino la 4x100 azzurra sbagliò tra seconda e terza frazione. Il testimone non arrivò mai nelle mani di Tortu. A Yokohama potrebbero correre in azzurro, nell'ordine, Desalu, Jacobs, Manenti e Tortu. Come per le altre staffette si punta ad arrivare tra le prime dodici (nel tempo) per accedere direttamente ai prossimi Mondiali di Doha. Primo obiettivo per raggiungere questo traguardo è alzare, nel caso della 4x100, il cosiddetto "indice di abilità", ossia la differenza tra il totale dei quattro record individuali e il tempo ottenuto in staffetta. "A Barcellona arrivammo al record italiano con atleti da 10"40 come Checcucci, quindi quel record lo abbiamo ottenuto con tanta applicazione nei momenti in cui si poteva guadagnare: i cambi. Il nostro indice di abilità è stato eccellente, uno dei più alti al mondo: 3"03. Ossia siamo scesi di 3 secondi e tre millesimi dalla somma dei quattro primati degli atleti coinvolti. Se la Giamaica avesse fatto altrettanto avrebbe chiuso la 4x100 di Londra in 36"10 o giù di lì. Il nuovo record italiano? Perché no. Ma tutto deve andare liscio come l'olio e il testimone deve correre, correre e correre. Ce la possiamo fare. Per questo siamo qui...".