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Boxe, mondiale massimi: incredibile Andy Ruiz, il pugile 'paffuto' è campione. Joshua si arrende al settimo round

Ruiz osserva Joshua al tappeto (afp)
Una delle più grandi sorprese di sempre al Madison Squadre Garden. Il messicano extra large mette giù 4 volte il britannico, ed alla fine l'arbitro decreta il kot
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Il papà lo aveva portato in una palestra di pugilato in tenera età. Troppo grasso, troppo attratto dai dolciumi, quel ragazzino messicano doveva dimagrire. Andres Ponce Ruiz è cresciuto, ora ha 29 anni e non è dimagrito granché: pochi muscoli, tanta ciccia, un aspetto da timidone, una voce sottile ed una pancia da pensionato che si gode i nipotini. In compenso è diventato un grande pugile, uno in grado inscenare una delle più grandi sorprese della storia del pugilato. Sul ring del Madison Square Garden di New York il re (ex) dei pesi massimi, l'uomo nuovo della boxe, Anthony Joshua, si è dissolto, smarritosi sotto i colpi del pacioso Andy: quattro volte al tappeto, fino a quando, al settimo round, il britannico, spento nello sguardo e nell'anima, si è appoggiato alle corde quasi invitando l'arbitro a porre fine al suo incubo.

Tutto di un colpo Ruiz non solo porta il Messico - terra di pugili eccezionali ma di taglia solitamente ridotta - sul trono della categoria regina dei massimi, ma si prende le corone Wba, Ibf e Wbo. L'altra, la Wbc, è in possesso del vulcanico Deontay Wilder, che ha subito scagliato frecce avvelenate sul britannico dopo la conclusione del match: "Ha costruito la carriera su menzogne e regali, ora capisco perché ha sempre voluto evitarmi".

Veniamo al match, che in in Italia è stato trasmesso da Dazn. Ruiz ci arriva con 122 kg (in carriera ha toccato anche i 135) spalmati su 188 cm, ma anche con un record che testimonia il suo valore (33 vittorie con 22 ko e una sconfitta è il ruolino aggiornato). Joshua, statuario, nettamente più alto e leggero (112 kg) è alla prima trasferta americana dopo aver vinto tutti e 22 gli incontri (21 per ko) in terra britannica.

La mascella è il punto debole di Joshua: nei precedenti incontri ad esempio, il durissimo match di Wembley contro Klitschko aveva nettamente messo a nudo questa fragilità. I primi due round, pur nel sostanziale equilibrio, testimoniano una certa vivacità di Ruiz, il terzo è spettacolo puro. Destro-sinistro di Joshua e Ruiz è al tappeto. Paradossalmente è la svolta del match, perché il britannico cerca di chiuderla esponendosi a pericolosissimi incroci di colpi. E infatti... Gancio sinistro tremendo del messicano, Joshua giù. E ancora, gancio destro, secondo atterramento.

Il match gira lì. E' in quel momento che torna alla mente degli appassionati il ko inflitto da Buster Douglas a Mike Tyson nel 1989: si inizia a cercare una sorpresa paragonabile, anche se a nostro avviso, valore pugilistico dei contendenti alla mano, quella lo fu ancor di più. Comunque si va avanti: quarta, quinta e sesta ripresa vivono come un cielo carico di elettricità in attesa dell'uragano. Che arriva nel settimo round. Sinistro doppiato dal destro: Joshua giù. Poi ancora un destro, altro knock down. Joshua si rialza, ma non riesce a far altro che adagiarsi sulle corse, a braccia larghe. E' la resa.

"Picchiava forte - commenta Ruiz -. Io ho atteso che mi lasciasse degli spazi per poter fare la mia boxe. Sul ring ha parlato il mio sangue messicano". E poi, in conferenza stampa, il grido più bello: "Mamma ti amo". Sportivo Joshua, che ha fatto i complimenti al rivale: "La boxe è uno sport difficile, mi sono preparato bene ma un buon pugile mi ha battuto. Sarà interessante vedere dove potrà arrivare".
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