Atletica, Mondiali: le meraviglie di Lyles, dominati i 200. Tamberi in finale nell'alto
di ENRICO SISTI
Noah Lyles dopo la vittoria nei 200 metri (afp)
Il 22enne statunitense vince in 19"83 davanti a De Grasse e Quinonez. Con 2,29 l'azzurro stacca il pass per la finale di venerdì, Stecchi ottavo nell'asta. Davide Re entra con autorità (da n.1 d'Europa) in semifinale nei 400
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L'atletica di Doha è troppo fragile per contrastare la condanna, solo apparentemente lontana, di un'icona come Alberto Salazar. La squalifica di quattro anni per doping comminata al coach che fu anche di Mo Farah si allunga come un'ombra velenosa sui Mondiali. Non tocca nessuno direttamente. Ma basta e avanza che la Hassan, olandese oro nei 10 mila, si senta come inseguita da un fantasma, lei che dal 2016 si è unita la "Nike Project", all'élite del mezzofondo supervisionata proprio da Salazar: "Sono allibita". Nulla a che fare con lei, ma certo deve essere pesante sapere che il guru che hai scelto tre anni fa per fare il definitivo salto di qualità è in realtà uno spacciatore di testosterone e un istigatore al doping. Adesso manca soltanto che becchino qualcuno in Qatar e la frittata è servita a meno di dieci mesi da Tokyo 2020.
L'eco del disastro "ambientale" provocato da Salazar è attutito, per fortuna, dalle meraviglie di Noah Lyles. Tre anni fa il ragazzino vinceva i 100 ai Mondiali U20 tenendosi dietro di sette centesimi il 18enne Filippo Tortu (10"17 contro 10"24). Adesso Noah è la nuova stella dei 200, è l'incontrastata bellezza della velocità di oggi e di domani. Nessuno come lui, che ha appena 22 anni, ha saputo ricordare l'uscita sul rettilineo di Bolt, quella "innaturale" o "perfetta" riapertura delle valvole dell'energia che i 200 prevedono nella transizione dai 90 a 130 metri:è lì che bisogna dare il 100% (non in partenza). Il suo oro trasuda talento e applicazione. La sua storia è legata a doppio filo al suo coach, Lance Brauman, che un tempo allenava Tyson Gay (uno scarso...) e che per un anno abbondante si trovò a dover allenare il suo pupillo di allora spedendo pizzini digitali perché doveva scontare una pena detentiva per aver distratto fondi pubblici destinati ad un'università. Tornato libero si è come vendicato, ripresentandosi più aggiornato che mai per svolgere le sue antiche mansioni di coach di primissimo livello. L'arrivo dei 200 (afp)
Lyles, anche in questo proprio come Bolt, ha stravinto la gara, senza doversi spingere oltre i 19"83. Secondo De Grasse (19"95), terzo l'ecuadoriano Quinonez (19"98). E' solo l'inizio di una grande carriera e di un film che non merita questa platea senza umanità. Lyles è il pezzo di ricambio che ci voleva dopo l'uscita di scena di quel Bolt che era immenso (e straordinariamente utile) dentro e fuori dagli stadi, con le scarpette chiodate e con i sorrisi, tra i piatti di un dj set o in una conferenza stampa. Lyles non cerca di anteporre la persona all'atleta ma ha mille interessi, la musica e le griffes soprattutto, e poi ha tutti i numeri, soprattutto quelli che riporta il cronometro, per aprire una stagione altrettanto luminosa.
Un'asta di prodotti pregiati (ma modernissimi) quella vista in pedana con Kendricks e Duplantis, che hanno esposto i loro pezzi migliori, la qualità dei loro salti, misto di tecnica acrobatica, forza, velocità, qualcosa di pazzescamente complesso, ma anche l'amicizia che lega tutti i ragazzi e le ragazze di questa massacrante disciplina in cui bisogna allentare cinque o sei sistemi nello stesso periodo, senza confonderli mai (Stecchi si è arenato all'ottavo posto con 5,70 e francamente sembrava un po' scarico da subito). L'americano e lo svedese si sono issati a 5,97. Ha colpito, ma non c'era molto da dubitarne, la disinvoltura con cui la Naser (Bahrein) ha vinto la sua semifinale nei 400 femminili, sembrava che stesse effettuando una prova tranquilla in allenamento e invece correva in 49"79. CI sarà da capire se in finale, giovedì, prevarrà la sua compatta freschezza o l'ampia falcata della bahamense Miller-Uibo. Gianmarco Tamberi (reuters)
Un'altro spunto depressivo ci è stato involontariamente offerto da Gianmarco Tamberi, qualificatosi con 2,29 per la finale dell'alto in programma venerdì (non ce l'ha fatta invece Sottile): come sempre "Gimbo" ha festeggiato con un rimando al suo amato basket e con un saluto "urbi et orbi". Ma in realtà salutava una curva vuota, ossia applaudiva e sorrideva ai seggiolini colorati. Solo da una parte si poteva apprezzare una ciurma di aficionados, meno variopinta dei seggiolini e comunque non superiore per numero a quella che poteva riempire quarant'anni fa un cinema d'essai. Cose di quest'atletica, cui stanno togliendo l'anima. Americani, oltre l'asta, anche gli 800 (Brazier con
un ragguardevole 1'42"34, record dei campionati e 2° miglior crono dell'anno). All'australiana Barber il giavellotto femminile (66,56): Davide Re entra con autorità (da n.1 d'Europa) in semifinale nei 400: il suo 45"08 è il quinto tempo di qualificazione. Il che significa che correndo di poco sotto ai 45" andrà quasi sicuramente in finale. In semfinale, nei 400 ostacoli femminili, anche Forolunso e Pedroso. Fuori purtroppo Olivieri. Come fuori nei 3000 siepi uomini Chiappinelli e Zoghlami. Senza storia le semifinali dei 200 femminili: nel senso che è chiaro come il sole chi vincerà la finale: la britannica Dina Asher-Smith. Perde solo se le passa un gatto davanti.