Una giornata d'armonia di bellezze diverse dopo almeno tre gare memorabili fra ieri e l'altro ieri: i 400 donne con un tempo della Naser da anni Ottanta, i 400 hs donne con l'unico record del mondo della manifestazione e i 400 uomini con interpreti memorabili che hanno però fatto pensare al grande assente (ma tornerà mai Wayde Van Niekerk?). Mondiali nel vuoto, almeno fino a giovedì, eppure pieni di opere d'arte o di manicaretti come la cucina di un grande chef. E finalmente (da ieri perché il venerdì in Qatar è giorno di festa e perché saltava Barshim) con un pubblico adeguato (avranno sentito i lamenti levarsi da ogni dove?). L'atletica riserva sempre qualcosa che non ti aspetti, per qualità ed intensità. Per questo le tribune dovrebbe essere sempre piene. E le tv sempre accese. Ti distrai un attimo e spunta il capolavoro.
Sifan Hassan e le ombre di Salazar, per esempio. Era il titolo di un serial dalle tinte thriller, addirittura chi dice horror. Cosa fare per cancellare i sospetti e la condanna del suo coach? Sfondare tutto. E l'olandese-etiope sfonda tutto sino a rischiare di prendersi il record del mondo dei 1500. Fa una gara di quelle che restano nella memoria: parte in testa e arriva in testa, apre il gas sconvolgendo, una per una, tutte le altre, compresa la britannica Muir che però non stava bene. Un monologo in cui ogni passo sembrava la declamazione del verso di una poesia. I dubbi che si sono levati sul suo mondo (a Beaverton, Oregon) li lascia agli altri. Fosse stata minimamente preoccupata che tutto quel casino potesse coinvolgerla o rimanerle attaccato addosso si sarebbe visto. Non si è visto.
Paradossalmente, sotto attacco (indiretto), è andata ancora più forte: 3"51'95, nuovo record europeo che cancella il precedente della sovietica Kazankina, vecchio di 39 anni (3'52"47). E' la prima a fare la "doppietta" 10 mila/1500, la Hassan: "Posso soltanto dire che all'Oregon Project fanno base atleti di altissimo livello che si allenano duramente per migliorarsi sempre di più. E ci stiamo riuscendo. Salazar? E' il più grande coach che abbia mai incontrato e una splendida persona. Io sono un'atleta pulita".
E poi: mai vista una gara di lancio del peso maschile come quella conclusa poco fa e con il meglio nel rush finale (a conferma che hanno torto, torto marcio, coloro che puntano a ridurre a quattro i lanci in nome di un'atletica sempre più prosciugata o ridotta all'osso). Tre atleti in due centimetri e per di più a livelli assoluti: primo Kovacs (Usa) 22,91, secondo Crouser (Usa) 22,90, terzo Walsh (Nze) 22,90. E subito dietro uno come il brasiliano Romani che si starà ancora chiedendo: ma come è possibile che con 22,53 son finito quarto? Succede se il peso fa tornare a 30 anni fa, ai lanci di Barnes (tutto record del mondo con 23,12) e Timmermann (23,06). Ma anche Andrei (22,91 fu il suo ultimo record del mondo). E che dire del triplo donne? Si potrebbe dire, come fu per Edwards, che la favorita venezuelana Rojas ha vinto l'oro, ha fatto un nullo da record del mondo (anch'esso del '95 e stabilito ai Mondiali di Goteborg come quello di Edwards: 15,50 dell'ucraina Kravets) e ha saltato un "buono" da 15,37 (lei che di personale ha 15,41). Una ragazza alta 1,90 che esegue un triplo tutto suo, senza quasi velocità (come personale sui 100 a poco sotto i 12"). Sfrutta la lunghezza delle gambe (forse se Fiona May si fosse dedicata di più al triplo di quanto non abbia fatto in carriera avrebbe saltato allo stesso modo...) e lo "step", ossia il secondo dei tre balzi, è cortissimo (ma è normale per quella velocità di entrata, ossia di stacco, la venezuelana, che pure è la più forte del mondo per distacco, che pure è allenata da Pedroso, perde velocità dopo il primo balzo, il cosiddetto "hop", che però è lunghissimo, da triplo maschile). Ma magari, con quelle caratteristiche, è proprio così che deve saltare. Atletica nello spazio o dello spazio. Gesti sublimi che finalmente trovano allo stadio un pubblico cui rivolgersi, cui pretendere passione e attenzione. Poi magari la passione e l'attenzione della gente non arrivano, o arrivano a intermittenza perché allo stadio quella gente c'è andata gratis o per cortesia. Però sempre meglio che predicare amore ai granelli di sabbia. Meglio che vedere il povero Tamberi, in qualificazione, salutare una curva immaginaria.
C'è sempre un Re a Doha. Uno solo con la "r" maiuscola. Davide riconquista la scena con una quarta frazione di 4x400 da chiudere gli occhi per l'emozione: ha rimontato i tre che gli stavano davanti, Gran Bretagna, Giappone e Botswana (poi squalificata) per mettere il collo in finale (che l'Italia non vedeva dal '97) e contestualmente per assicurarsi Tokyo 2020. Una prestazione da campione assoluto quale ormai è diventato. E indietro sarà difficile tornare. I tre che lo avevano preceduto avevano dato segnali contrastanti: troppo trattenuto o incerto su come distribuirsi in prima Scotti, libero sì ma po' disperato, bravo e tosto Aceti in seconda, vista la distanza che aveva dai primi, così così Galvan in terza. Il risultato è a pochi centesimi dal record italiano e quindi domani si può fare: tutto. Sia il record italiano sia sognare un posto al sole, magari appena sotto il podio. Non hanno nulla da perdere. Le ragazze della 4x400 (Chigbolu, Forolunso, Trevisan, Lukudo) hanno mancato di poco (17 centesimi, sono state le prime delle eliminate) ciò che hanno ottenuto i ragazzi: ma troppi gli errori e gli intoppi, soprattutto nel cambio tra Forolunso e Trevisan. Forolunso ha finito stesa per terra con una "botta" di acido lattico che ogni tanto arriva. E quando arriva non puoi fare assolutamente niente. Devi stenderti per terra, urlare se ti riesce, e aspettare quei dieci minuti in cui il "veleno" viene tamponato dall'organismo.
La 4x100 delle ragazze, in finale per la prima volta dal '91, hanno corso per quel che potevano. Era già una gioia esserci. Ultime con un cambio farraginoso e lunga tra la prima frazionista Herrera e la seconda Hooper e uno schiacciata tra la terza Bongiorni e la quarta Siragusa (ha vinto la Giamaica di Shelley-Ann Fraser-Pryce). Per le azzurre 42"98: considerato che non tutto è andato liscio si può facilmente immaginare un 2020 più spedito. Bella la foto finale di gruppo con tutte le partecipanti, vincitrici e vinte che sorridevano come le vincitrici. Tra gli uomini il quartetto americano (Coleman, Gatlin, Rodgers, Lyles) faceva pensare che si sarebbe potuto avvicinare il record del mondo della Giamaica di Bolt (36"84, Londra 2012). E infatti: 37"10. Con record europeo della Gran Bretagna (37"36). La Cina è arrivata ultima con 38"07. Quindi gli azzurri (ieri 38"11 record italiano) non hanno davvero nulla da rimproverarsi. In finale sono andati veramente forte.Fuori Strati e Vicenzino nel lungo femminile, che al 99% domani sarà vinto dalla tedeschina Mihambo, uno spettacolo a parte e un'altra superstar in divenire.
Un adagio dice: le staffette sono lo specchio di un movimento. E' vero e non è vero perché ci sono troppe variabili (a elencarle faremmo notte). Ma se fosse vero qui a Doha l'Italia ha sfiorato quattro finali, conquistandone due (4x100 donne e 4x400 uomini). Facile tirare una somma: gratificante. Bravissima la Bogliolo nei 100 hs: ha vinto la sua batteria di autorità (12"80). Sta benissimo e può fare il record italiano in semifinale (12"76 di Veronica Borsi). Se va in finale non ha chance di podio, ma qui a Doha, con vista Tokyo, può svoltare per sempre, in una direzione nuova. Alla keniana Obiri i 5000 femminili (eccellente 14'26"72). Domani giorno di chiusura con le ultime medaglie: lungo femminile, 1500 maschili, giavellotto maschile, 10 mila maschili, 100 hs, 4x400 uomini e donne. Doha ha offerto il peggio e il meglio. L'atletica è stata la prima e unica vittima di un sistema che, pur dovendo per statuto proteggerla, non sempre la sostiene, esponendola come un oggetto prezioso davanti a una platea composta di seggiolini vuoti (a parte gli ultimi due giorni). Il mondiale d'atletica, dopo il 2020 che sarà tutto puntato (almeno per le grandi firme) sui Giochi di Tokyo, tornerà nel 2021. A Budapest.
Sifan Hassan e le ombre di Salazar, per esempio. Era il titolo di un serial dalle tinte thriller, addirittura chi dice horror. Cosa fare per cancellare i sospetti e la condanna del suo coach? Sfondare tutto. E l'olandese-etiope sfonda tutto sino a rischiare di prendersi il record del mondo dei 1500. Fa una gara di quelle che restano nella memoria: parte in testa e arriva in testa, apre il gas sconvolgendo, una per una, tutte le altre, compresa la britannica Muir che però non stava bene. Un monologo in cui ogni passo sembrava la declamazione del verso di una poesia. I dubbi che si sono levati sul suo mondo (a Beaverton, Oregon) li lascia agli altri. Fosse stata minimamente preoccupata che tutto quel casino potesse coinvolgerla o rimanerle attaccato addosso si sarebbe visto. Non si è visto.
Paradossalmente, sotto attacco (indiretto), è andata ancora più forte: 3"51'95, nuovo record europeo che cancella il precedente della sovietica Kazankina, vecchio di 39 anni (3'52"47). E' la prima a fare la "doppietta" 10 mila/1500, la Hassan: "Posso soltanto dire che all'Oregon Project fanno base atleti di altissimo livello che si allenano duramente per migliorarsi sempre di più. E ci stiamo riuscendo. Salazar? E' il più grande coach che abbia mai incontrato e una splendida persona. Io sono un'atleta pulita".
E poi: mai vista una gara di lancio del peso maschile come quella conclusa poco fa e con il meglio nel rush finale (a conferma che hanno torto, torto marcio, coloro che puntano a ridurre a quattro i lanci in nome di un'atletica sempre più prosciugata o ridotta all'osso). Tre atleti in due centimetri e per di più a livelli assoluti: primo Kovacs (Usa) 22,91, secondo Crouser (Usa) 22,90, terzo Walsh (Nze) 22,90. E subito dietro uno come il brasiliano Romani che si starà ancora chiedendo: ma come è possibile che con 22,53 son finito quarto? Succede se il peso fa tornare a 30 anni fa, ai lanci di Barnes (tutto record del mondo con 23,12) e Timmermann (23,06). Ma anche Andrei (22,91 fu il suo ultimo record del mondo). E che dire del triplo donne? Si potrebbe dire, come fu per Edwards, che la favorita venezuelana Rojas ha vinto l'oro, ha fatto un nullo da record del mondo (anch'esso del '95 e stabilito ai Mondiali di Goteborg come quello di Edwards: 15,50 dell'ucraina Kravets) e ha saltato un "buono" da 15,37 (lei che di personale ha 15,41). Una ragazza alta 1,90 che esegue un triplo tutto suo, senza quasi velocità (come personale sui 100 a poco sotto i 12"). Sfrutta la lunghezza delle gambe (forse se Fiona May si fosse dedicata di più al triplo di quanto non abbia fatto in carriera avrebbe saltato allo stesso modo...) e lo "step", ossia il secondo dei tre balzi, è cortissimo (ma è normale per quella velocità di entrata, ossia di stacco, la venezuelana, che pure è la più forte del mondo per distacco, che pure è allenata da Pedroso, perde velocità dopo il primo balzo, il cosiddetto "hop", che però è lunghissimo, da triplo maschile). Ma magari, con quelle caratteristiche, è proprio così che deve saltare. Atletica nello spazio o dello spazio. Gesti sublimi che finalmente trovano allo stadio un pubblico cui rivolgersi, cui pretendere passione e attenzione. Poi magari la passione e l'attenzione della gente non arrivano, o arrivano a intermittenza perché allo stadio quella gente c'è andata gratis o per cortesia. Però sempre meglio che predicare amore ai granelli di sabbia. Meglio che vedere il povero Tamberi, in qualificazione, salutare una curva immaginaria.
C'è sempre un Re a Doha. Uno solo con la "r" maiuscola. Davide riconquista la scena con una quarta frazione di 4x400 da chiudere gli occhi per l'emozione: ha rimontato i tre che gli stavano davanti, Gran Bretagna, Giappone e Botswana (poi squalificata) per mettere il collo in finale (che l'Italia non vedeva dal '97) e contestualmente per assicurarsi Tokyo 2020. Una prestazione da campione assoluto quale ormai è diventato. E indietro sarà difficile tornare. I tre che lo avevano preceduto avevano dato segnali contrastanti: troppo trattenuto o incerto su come distribuirsi in prima Scotti, libero sì ma po' disperato, bravo e tosto Aceti in seconda, vista la distanza che aveva dai primi, così così Galvan in terza. Il risultato è a pochi centesimi dal record italiano e quindi domani si può fare: tutto. Sia il record italiano sia sognare un posto al sole, magari appena sotto il podio. Non hanno nulla da perdere. Le ragazze della 4x400 (Chigbolu, Forolunso, Trevisan, Lukudo) hanno mancato di poco (17 centesimi, sono state le prime delle eliminate) ciò che hanno ottenuto i ragazzi: ma troppi gli errori e gli intoppi, soprattutto nel cambio tra Forolunso e Trevisan. Forolunso ha finito stesa per terra con una "botta" di acido lattico che ogni tanto arriva. E quando arriva non puoi fare assolutamente niente. Devi stenderti per terra, urlare se ti riesce, e aspettare quei dieci minuti in cui il "veleno" viene tamponato dall'organismo.
La 4x100 delle ragazze, in finale per la prima volta dal '91, hanno corso per quel che potevano. Era già una gioia esserci. Ultime con un cambio farraginoso e lunga tra la prima frazionista Herrera e la seconda Hooper e uno schiacciata tra la terza Bongiorni e la quarta Siragusa (ha vinto la Giamaica di Shelley-Ann Fraser-Pryce). Per le azzurre 42"98: considerato che non tutto è andato liscio si può facilmente immaginare un 2020 più spedito. Bella la foto finale di gruppo con tutte le partecipanti, vincitrici e vinte che sorridevano come le vincitrici. Tra gli uomini il quartetto americano (Coleman, Gatlin, Rodgers, Lyles) faceva pensare che si sarebbe potuto avvicinare il record del mondo della Giamaica di Bolt (36"84, Londra 2012). E infatti: 37"10. Con record europeo della Gran Bretagna (37"36). La Cina è arrivata ultima con 38"07. Quindi gli azzurri (ieri 38"11 record italiano) non hanno davvero nulla da rimproverarsi. In finale sono andati veramente forte.Fuori Strati e Vicenzino nel lungo femminile, che al 99% domani sarà vinto dalla tedeschina Mihambo, uno spettacolo a parte e un'altra superstar in divenire.
Un adagio dice: le staffette sono lo specchio di un movimento. E' vero e non è vero perché ci sono troppe variabili (a elencarle faremmo notte). Ma se fosse vero qui a Doha l'Italia ha sfiorato quattro finali, conquistandone due (4x100 donne e 4x400 uomini). Facile tirare una somma: gratificante. Bravissima la Bogliolo nei 100 hs: ha vinto la sua batteria di autorità (12"80). Sta benissimo e può fare il record italiano in semifinale (12"76 di Veronica Borsi). Se va in finale non ha chance di podio, ma qui a Doha, con vista Tokyo, può svoltare per sempre, in una direzione nuova. Alla keniana Obiri i 5000 femminili (eccellente 14'26"72). Domani giorno di chiusura con le ultime medaglie: lungo femminile, 1500 maschili, giavellotto maschile, 10 mila maschili, 100 hs, 4x400 uomini e donne. Doha ha offerto il peggio e il meglio. L'atletica è stata la prima e unica vittima di un sistema che, pur dovendo per statuto proteggerla, non sempre la sostiene, esponendola come un oggetto prezioso davanti a una platea composta di seggiolini vuoti (a parte gli ultimi due giorni). Il mondiale d'atletica, dopo il 2020 che sarà tutto puntato (almeno per le grandi firme) sui Giochi di Tokyo, tornerà nel 2021. A Budapest.