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Atletica, Mondiali: Crippa batte il record di Antibo nei 10mila. Mihambo fa un salto nel futuro

Yeman Crippa dopo il record italiano sui 10mila (afp)
Chiusura stellare di una edizione iridata dominata dagli Usa.  Il 23enne azzurro batte il primato che resisteva da 30 anni. Splendida affermazione della giovane tedesca nel lungo. Sesto posto per la 4X400 maschile
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DOHA - Yeman Crippa, 23 anni e un futuro pieno di luci, è felice come due pasque: “Avevo in mente il record italiano dei 5 mila, pensavo che quello dei 10 mila fosse fuori dalla mia portata”. E’ successo il contrario. Correndo di rabbia e talento una corsa tutta sua, a metà strada fra i migliori che andavano a podio e una ciurma di affannati dietro di lui, Yeman è giunto ottavo correndo i 10 mila in 27’10”76. E' nella Top Ten del mondo in una specialità che pare sempre negata a chi non sia di passaporto africano. Trent’anni dopo Totò Antibo, che era ancora lassù con 27’16”50, arriva un record italiano pesantissimo. Un risultato di sudata eleganza, ottenuto faticando in giro per il mondo, sporcandosi con i cross, mandando giù anche qualche boccone amaro, sciogliendo i dubbi che si presentavano sul suo cammino. Tutto quello che non era riuscito a fare nei 5 mila, Yeman se l’è ritrovato nei 10 mila, impacchettato e pronto all'uso, come se gli errori di qualche giorno fa si fossero trasformati in carburante per gambe e testa (e così è stato). Ha scritto una pagina storica per l’atletica azzurra ma soprattutto per sé stesso, a un anno da Tokyo e davanti a campioni veri come l’ugandese Cheptegei che ha vinto l’oro in 26”48”36.
 
I botti e fuori d’artificio per il grande saluto. C’è un lungo femminile a Doha che si adopera, come i 400 della Naser, a riportare l’atletica a tempi e /o misure che riscaldano soltanto a leggerle sul display o a scriverle: 7,30. E’ quello che ha saltato la predestinata tedesca Mihambo, un volo così naturale e potente da sembrare quasi grezzo. Diamante grezzo. Due anni fa l’americana Brittany Reese era andata un centimetro più avanti (7,31), ma ieri non è riuscita a qualificarsi per la finale, aveva la schiena più incurvata che mai, forse perché non è più una ragazzina (34 anni). A parte queste due, sono misure dei tempi gloriosi in cui il lungo era in mano ai fenomeni della specialità (ma erano anche eptatlete, duecentiste!), la sovietica Chistyakova cui ancora appartiene il record del mondo (7,52), vecchio di 31 anni, l’americana Joyner-Kersee (7,48) ma soprattutto, per continuità, Drechsler e Lebedeva, le ultime regine dei regni dell’est. Il 7,30 di Mihambo ha il pregio di una grandezza palese ma è anche un salto nel futuro: Mihambo può arrivare al record del mondo.  
La gioia di Malaika Mihambo (reuters)
Restando alle ragazze, Luminosa Bogliolo si è piantata in semifinale, che ha corso impacciata, come se non avesse usato l’adrenalina, ma al contrario si fosse fatta paralizzare dalla carica nervosa e dalla chimica sana dello sport (la tensione può anche essere una benzina eccellente).  E’ partita male, per un attimo è parso che si potesse riprendere, che fosse più decontratta, invece il settimo ostacolo le si è parato innanzi come un muro e a quel punto Luminosa non aveva più la forza per evitare che quel "muro" la danneggiasse. Così si è definifivamente scomposta perdendo assetto e velocità. C’è rimasta male: “Non è bello chiudere così la stagione, una bella stagione, ma dopotutto erano i Mondiali. Adesso riparto e non vedo l’ora che arrivi la stagione indoor di gennaio, che pure detesto…!”.  Non avrebbe avuto chance in finale. Ma almeno l’avrebbe corsa. Però per andarci avrebbe dovuto correre molto al di sotto del suo standard, ossia migliorarsi di 13 centesimi. Poteva succedere. Ma non è successo. Succederà. Ha vinto l’americana Ali (12”34).

Altra gara stellare i 1500 maschili, vinti con 3’29”26 dal keniano Cheruiyot, il dominatore della stagione e non solo. Ai 1500 maschili rimane legata a doppio filo la pista dell’Olimpico di Roma e un po’, per questo, l’atletica italiana e in Italia. E’ su quella pista che Hicham El Guerrouj, il 14 luglio del 1998, stabilì il record del mondo ancora insuperato (3’26”00): difficile fare meglio. E infatti nessuno c’è riuscito negli ultimi 21 anni. In controtendenza, nella serata dei botti di cui sopra, il giavellotto maschile riprende la strada dei Caraibi (come avvenne a Londra 2012 con Walcott di Trinidad & Tobago): ha vinto il grenadino Peters, 22 anni tra pochi giorni, ma con una misura contenuta, 86,89. Con Peters, Grenada è la 20ª nazione a vincere almeno un oro qui a Doha (dominio degli Stati Uniti con 14 ori e con un punteggio nella “placing table” che è quasi la somma di quelli della seconda arrivata, il Kenya, della terza, la Giamaica, e della quarta, la Cina!): segno di uno sport che ha sempre più le fattezze di un immenso abbraccio planetario. Scontata la vittoria delle americane nella 4x400 femminile (3’18”92) e degli americani nella 4x400 maschile.l'Italia di Davide Re, che aveva nelle gambe la prova di ieri, si è persa sul più bello (forse non ideale spostare Re in prima frazione), oppure il bello l'aveva già fatto vedere in semifinale: oggi sesta con 3'02"78. Doha saluta, noi salutiamo Doha. La dimensione giusta (e neanche lì con tanto pubblico) di queste terre è una "puntata" di Diamond League. Un serial girato tutto qui non può funzionare. Per rispetto alla grandezza dell'atletica, dell'atletica che proprio per fare un dispetto a chi la guida ha fornito a Doha una tempesta qualitativa. Speriamo che l'abbiano capito. Arrideverci fra due anni a Budapest.
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