ROMA - Il corpo del reato sarebbe un intero sistema sportivo. Vecchia storia. Dopo la tempesta del doping "controllato" dal governo e la sua cancellazione dagli scenari internazionali, a cominciare dall'atletica leggera, la Russia sembrava sul punto di essere riabilitata. Avevano fatto qualche passo avanti, pareva davvero che avessero diradato qualche nube su come, dove, quando e soprattutto chi aveva congiurato per spostare i valori dello sport oltre la norma consentita. E qualche passo avanti aveva fatto la "resistenza" della Wada, l'agenzia mondiale antidoping. Ma anche questo ormai è storia. La Russia rischia non soltanto di non rivedere più la luce nel mondo dell'atletica, ma addirittura è in bilico la sua globale partecipazione ai Giochi di Tokyo. Il corpo del reato, anziché dimagrire per i progressi (apparentemente) compiuti, è diventato una grassa e pericolosa struttura dal metabolismo chimicamente alterato. Venerdì sera la Wada ha confermato di aver ricevuto un rapporto di "non conformità" circa il comportamento della Rusada, l'agenzia russa dell'antidoping.
Ma c'è di più. E' la stessa Rusada, per bocca del suo direttore Yuri Ganus, ad ammettere che la Russia non avrà scampo: "Credo che alla rappresentativa olimpica della Russia verrà vietato di prendere parte a Tokyo 2020. E penso che la stessa cosa accadrà per i Giochi invernali di Pechino 2022". Una botta di sincerità che sta devastando quel poco di convinzione interna che era ancora rimasta tra i dirigenti russi. Ganus, chiaro esempio di fuoco amico, è certo che la difesa del Ministro dello sport Kolobkov non sarà sufficiente per spingere la Wada a ripensarci. Ma non era proprio la Rusada la prima accusata? Schiacciati da ulteriori prove sul cattivo e colpevole funzionamento del laboratorio antidoping di Mosca e adesso circondati dall'esternazione del capo del loro antidoping resipiscente (con quali obiettivi?), i russi hanno pochi giorni di tempo per evitare il disastro, che avrebbe proporzioni inimmaginabili dal punto di vista economico e anche culturale: ridurrà gli investimenti e provocherà danni irreparabili all'immagine dello sport russo, ormai in dissoluzione.
Alla Iaaf, la federazione più dura, le bocche per ora sono cucite. Di certo la federatletica ha sospeso il processo di re-integrazione della Russia per i "recenti tentativi di alti funzionari federali di ostacolare l'accertamento della verità" (si alluderebbe al presidente della federatletica russa Shlyakhtin, ora deposto, che avrebbe occultato la positività dell'altista Lysenko, argento ai Mondiali di Londra del 2017). Le uniche concessioni fatte dal presidente Coe (che pure visse con gli scheletri nell'armadio sin dal 2013, quando era solo il vice-presidente nella gestione Diack, per una presunta copertura di dopati russi) riguarda pochi atleti autorizzati a gareggiare come neutrali. Ma con le Olimpiadi in arrivo tornerà il pugno di ferro. Anche se rimane il mistero del perché a sei anni dai Mondiali di atletica di Mosca si continua a parlare di "accertamento della verità". Sanno o non sanno? Hanno o non hanno le prove? Sono credibili i pentiti oppure no?
A PyeongChang i 169 russi non russi sfilarono sotto l'assurda (diciamolo) dicitura "Atleti olimpici della Russia". La Russia ha pochi giorni per cercare di ribaltare la situazione. La Wada dovrebbe decidere il prossimo 9 dicembre a Parigi. I russi sono stati furbi, stolti e qualcuno sicuramente avrà complottato o imbrogliato. Ma così, spingendo soltanto in una direzione, continuerà a passare il messaggio sbagliato: e cioè che tolta di mezzo la Russia il mondo dello sport tornerà pulito. Qualcuno ci crede?
Ma c'è di più. E' la stessa Rusada, per bocca del suo direttore Yuri Ganus, ad ammettere che la Russia non avrà scampo: "Credo che alla rappresentativa olimpica della Russia verrà vietato di prendere parte a Tokyo 2020. E penso che la stessa cosa accadrà per i Giochi invernali di Pechino 2022". Una botta di sincerità che sta devastando quel poco di convinzione interna che era ancora rimasta tra i dirigenti russi. Ganus, chiaro esempio di fuoco amico, è certo che la difesa del Ministro dello sport Kolobkov non sarà sufficiente per spingere la Wada a ripensarci. Ma non era proprio la Rusada la prima accusata? Schiacciati da ulteriori prove sul cattivo e colpevole funzionamento del laboratorio antidoping di Mosca e adesso circondati dall'esternazione del capo del loro antidoping resipiscente (con quali obiettivi?), i russi hanno pochi giorni di tempo per evitare il disastro, che avrebbe proporzioni inimmaginabili dal punto di vista economico e anche culturale: ridurrà gli investimenti e provocherà danni irreparabili all'immagine dello sport russo, ormai in dissoluzione.
Alla Iaaf, la federazione più dura, le bocche per ora sono cucite. Di certo la federatletica ha sospeso il processo di re-integrazione della Russia per i "recenti tentativi di alti funzionari federali di ostacolare l'accertamento della verità" (si alluderebbe al presidente della federatletica russa Shlyakhtin, ora deposto, che avrebbe occultato la positività dell'altista Lysenko, argento ai Mondiali di Londra del 2017). Le uniche concessioni fatte dal presidente Coe (che pure visse con gli scheletri nell'armadio sin dal 2013, quando era solo il vice-presidente nella gestione Diack, per una presunta copertura di dopati russi) riguarda pochi atleti autorizzati a gareggiare come neutrali. Ma con le Olimpiadi in arrivo tornerà il pugno di ferro. Anche se rimane il mistero del perché a sei anni dai Mondiali di atletica di Mosca si continua a parlare di "accertamento della verità". Sanno o non sanno? Hanno o non hanno le prove? Sono credibili i pentiti oppure no?
A PyeongChang i 169 russi non russi sfilarono sotto l'assurda (diciamolo) dicitura "Atleti olimpici della Russia". La Russia ha pochi giorni per cercare di ribaltare la situazione. La Wada dovrebbe decidere il prossimo 9 dicembre a Parigi. I russi sono stati furbi, stolti e qualcuno sicuramente avrà complottato o imbrogliato. Ma così, spingendo soltanto in una direzione, continuerà a passare il messaggio sbagliato: e cioè che tolta di mezzo la Russia il mondo dello sport tornerà pulito. Qualcuno ci crede?