Scherma, "tregua armata" per l'oro a Tokyo tra Errigo e Di Francisca
di MATTIA CHIUSANO
Elisa Di Francisca
Durissimo intervento del ct Andrea Cipressa nel ritiro di Tirrenia dopo il litigio tra le azzurre del fioretto. L'obiettivo è far marciare nella stessa direzione due atlete dallo smisurato potenziale e cercare di bissare la medaglia di Londra del Dream Team ai Giochi in Giappone. Elisa si scusa per le parole contro la federazione
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C'è in ballo non solo una medaglia d'oro, nel tentativo di ricomporre la lite tra Arianna Errigo ed Elisa Di Francisca. Un conflitto incubato per quasi otto anni, ed esploso proprio in questi giorni, a sei mesi dall'inizio dei Giochi di Tokyo 2020. Nella "tregua armata" imposta ieri dal ct del fioretto Andrea Cipressa c'è la necessità di salvare l'immagine di una federazione, la più prolifica dello sport italiano alle Olimpiadi, ma anche di una squadra che è stata brand, cultura, trampolino per molte delle sue protagoniste. Dalla squadra di fioretto femminile, ribattezzato già negli anni Novanta Dream Team, vincitore dal 2000 di 13 medaglie olimpiche di cui 6 d'oro, sono partite verso il Parlamento Valentina Vezzali, verso carriere nella politica sportiva Diana Bianchedi, verso passerelle televisive Margherita Granbassi e la stessa Elisa Di Francisca. Anche se le tensioni e le rivalità sono rimaste sempre ben visibili, soprattutto negli anni della "cannibale" Vezzali, lo scontro Errigo-Di Francisca rischia di diventare ingestibile e dannoso. L'intervento durissimo di Cipressa nel ritiro di Tirrenia è diventato inevitabile, imposto con l'esperienza di chi vinse in pedana tre ori mondiali e uno olimpico a Los Angeles 1984 con fuoriclasse di carattere come Cerioni e Numa.
I rischi verso Tokyo sono alti, ma la scommessa allo stesso tempo è allettante. Riuscire a far marciare nella stessa direzione due atlete dallo smisurato potenziale, che se solo ispirate potrebbero battere senza dannarsi la temuta Russia. Confermandosi campionesse olimpiche come a Londra (a Rio la prova a squadre non era in programma). Per realizzare questa alleanza, è necessario smussare le "armi" con cui le due si sono colpite in questi giorni. Sopratutto i social, piattaforma preferita da Arianna che a un'intervista in cui Elisa si lamentava genericamente dello spirito in squadra ha risposto parlando di "idee strampalate" invitando la jesina "a rivolgere parola alle compagne invece di andarle ad incolpare, e a concentrarsi sul lavoro soprattutto adesso che ha un compito molto importante, quello dell'ultimo assalto della gara a squadre che non le sta riuscendo nel migliore dei modi". Un post al quale Di Francisca ha risposto con un'intervista durissima su Repubblica in cui ha parlato di una Errigo "bambina, capricciosa, che deve crescere", della cattiveria coltivata dopo la finale di Londra 2012 e di una federazione troppo permissiva. Elisa non si pente, ma per questa dichiarazione ha chiesto scusa al presidente della federscherma Giorgio Scarso: "Devo solo ringraziare la federazione, mi è venuta incontro in tutti modi, mi ha permesso di portare mio figlio Ettore alle gare, non tutti lo fanno. Eppoi non ha contrastato la mia decisione di allenarmi con Stefano Cerioni, un tecnico che è fuori dalla federazione". Già Cerioni, un tempo baluardo azzurro, poi ct della Russia, ora allenatore di avversari degli italiani come l'americano Race Imboden e la francese Ysaora Thibus.
La scherma è un mondo di rivalità, e quella tra Errigo e Di Francisca è la storia di due amiche diventate all'improvviso rivali, quando la predestinata (Arianna) prese malissimo la sconfitta contro la outsider (Elisa) a Londra, vivendo come un dramma anche i mesi che precedettero le Olimpiadi di Rio, preparandosi praticamente da sola per protestare contro la scelta del maestro Tomassini di allenare Elisa. La squadra conta più dei vostri rapporti, fa la voce grossa Cipressa, nel tentativo di evitare che il gruppo si sfasci. E a Tokyo le tensioni pesino più delle medaglie.