Sport

Boxe, l'Italia combatte per Tokyo. Clemente Russo: "Speriamo il mio avversario non abbia il coronavirus"

Da sabato via alle qualificazioni olimpiche a Londra. Programma per ora confermato nonostante l'emergenza mondiale
1 minuti di lettura
LONDRA - La boxe non si ferma, e sul ring di Londra, a meno di stop dell'ultima ora, si combatte nonostante l'emergenza coronavirus per guadagnare un posto verso Tokyo.  "Incrocerò i guantoni con i miei avversari per conquistare un posto alle Olimpiadi, e so che la mia felicità personale ha un pò di egoismo: ma anche io, da questo punto di vista, posso solo sperare che il mio avversario non abbia il coronavirus", dice Clemente Russo, l'uomo più rappresentativo della pattuglia di 13 pugili azzurri in gara. Venerdì si sono svolti i sorteggi, difficile quello di Russo: per lui uno degli avversari più difficili, il pugile di casa Frazer Clarke, campione del Commonwealth che dopo aver mancato per due volte la qualificazione ai Giochi ora appare determinato ad ottenerla per poi vincere l'oro in Giappone. 

"Egoisticamente devo ammettere di essere contento di combattere perché sono quattro anni che mi preparo per inseguire il sogno olimpico -spiega Russo-. Distrazioni per la pandemia? Non direi, noi atleti siamo abituati a focalizzarci solo sull'obiettivo". Anche per questo, per finalizzare al meglio la preparazione la squadra italiana è arrivata a Londra con largo anticipo. "Siamo arrivati il 3 marzo proprio per allenarci in un contesto più tranquillo. Finora è andato tutto per il meglio. D'altronde anche quando sono andato un pò in giro per la città non ho visto nulla di allarmante. Qui la vita scorre come se nulla fosse, sarà per via del minor numero di casi..".

Nessuna misura precauzionale, dunque, ma solo un po' di buon senso. "Quando si sente ripetere così spesso l'invito a non stringere la mano, diventa un gesto spontaneo non farlo. Nessuno ci ha detto o consigliato nulla, ma è diventata un'abitudine naturale. Così come mantenere una certa distanza dagli estranei, anche quando si cammina. Esami anti-coronavirus? Non ne abbiamo fatti, nessuno di noi ha manifestato alcun tipo di sintomatologia: stiamo tutti bene". Inevitabile, però, un pensiero alla famiglia, rimasta in Italia. "Mia moglie e le mie bambine sono segregate in casa, ma sono tranquillo perché mia moglie è una grande donna che sa badare a loro. So però che è una situazione faticosa, e mi dispiace non esserci per dare una mano. Ma spero di centrare la qualificazione: sarebbe un regalo per me, ma anche per l'Italia che ne ha bisogno".
I commenti dei lettori