ROMA - "I Giochi di Tokyo? Il Cio non può decidere subito, per rispetto degli atleti". Juan Antonio Samaranch, figlio dell'ex presidente del Comitato olimpico internazionale e vice di Thomas Bach nell'attuale direttivo dell'ente che presto o tardi dovrà pronunciarsi sull'Olimpiade giapponese, predica prudenza e invita gli sportivi a continuare ad allenarsi, pur nelle difficoltà e con tutte le restrizioni del momento. Intervistato da Abc, dalla sua casa di Madrid, il dirigente spagnolo rimarca "l'imprevedibilità del momento che stiamo attraversando, una crisi che nessuno di noi immaginava di dover mai vivere nella propria vita".
Anche per questo, dice Samaranch, "affrontiamo la questione dell'impatto del coronavirus sull'Olimpiade passo dopo passo, senza farci prendere da frenesie e voglia di chiudere la faccenda in due parole, subito". "Penso" prosegue il 60enne vicepresidente del Cio "che sarebbe irresponsabile decidere ora e, ancora di più, farlo con informazioni che forse non avranno nulla a che fare con la realtà che ci sarà tra qualche mese. Pertanto, dobbiamo continuare a lavorare in modo che tutto sia pronto. Allo stesso tempo, è necessario essere in contatto con le federazioni internazionali e i comitati olimpici nazionali al fine di proteggere gli atleti e adattare le date dei tornei di qualificazione alla nuova situazione. Non viviamo fuori dal mondo e non siamo impazziti. Chiediamo solo di avere pazienza, a tutti. E di vedere come si evolverà la situazione".
Da più parti, nel mondo dello sport, si levano voci contrarie alla disputa dei Giochi di Tokyo e sempre più insistenti sono le richieste di un'assunzione immediata di responsabilità. "Ma la decisione non verrà presa da noi, saranno le autorità sanitarie, che ci diranno se i Giochi possono essere un evento sicuro, e non sappiamo quando lo faranno" analizza Samaranch, che riflette anche sulle voci discordanti provenienti dall'interno del Cio: "Non siamo un corpo monolitico, siamo composti da oltre 100 membri ed è normale che ognuno abbia una propria opinione". Altra opinione diffusa è quella di, almeno, disputare l'Olimpiade senza pubblico: "Stiamo lavorando a un'Olimpiade a rischio zero. La presenza o la mancanza di pubblico è un altro livello della questione, non siamo ancora a quel punto. Siamo fermi al piano iniziale. Rispettare gli atleti vuol dire anche, dunque, attendere: "Sì, ci sono molti atleti che si stanno preparando per questo appuntamento da anni, che stanno facendo molto e che hanno molte ore di allenamento e sacrifici dietro di loro. Combatteremo affinché possano meravigliare il mondo dal 24 luglio. Se sarà possibile, perché più importante di questo è la salute e la sicurezza di tutta la famiglia olimpica, con gli atleti sempre come centro di tutto".
Anche per questo, dice Samaranch, "affrontiamo la questione dell'impatto del coronavirus sull'Olimpiade passo dopo passo, senza farci prendere da frenesie e voglia di chiudere la faccenda in due parole, subito". "Penso" prosegue il 60enne vicepresidente del Cio "che sarebbe irresponsabile decidere ora e, ancora di più, farlo con informazioni che forse non avranno nulla a che fare con la realtà che ci sarà tra qualche mese. Pertanto, dobbiamo continuare a lavorare in modo che tutto sia pronto. Allo stesso tempo, è necessario essere in contatto con le federazioni internazionali e i comitati olimpici nazionali al fine di proteggere gli atleti e adattare le date dei tornei di qualificazione alla nuova situazione. Non viviamo fuori dal mondo e non siamo impazziti. Chiediamo solo di avere pazienza, a tutti. E di vedere come si evolverà la situazione".
Da più parti, nel mondo dello sport, si levano voci contrarie alla disputa dei Giochi di Tokyo e sempre più insistenti sono le richieste di un'assunzione immediata di responsabilità. "Ma la decisione non verrà presa da noi, saranno le autorità sanitarie, che ci diranno se i Giochi possono essere un evento sicuro, e non sappiamo quando lo faranno" analizza Samaranch, che riflette anche sulle voci discordanti provenienti dall'interno del Cio: "Non siamo un corpo monolitico, siamo composti da oltre 100 membri ed è normale che ognuno abbia una propria opinione". Altra opinione diffusa è quella di, almeno, disputare l'Olimpiade senza pubblico: "Stiamo lavorando a un'Olimpiade a rischio zero. La presenza o la mancanza di pubblico è un altro livello della questione, non siamo ancora a quel punto. Siamo fermi al piano iniziale. Rispettare gli atleti vuol dire anche, dunque, attendere: "Sì, ci sono molti atleti che si stanno preparando per questo appuntamento da anni, che stanno facendo molto e che hanno molte ore di allenamento e sacrifici dietro di loro. Combatteremo affinché possano meravigliare il mondo dal 24 luglio. Se sarà possibile, perché più importante di questo è la salute e la sicurezza di tutta la famiglia olimpica, con gli atleti sempre come centro di tutto".