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Atletica, per Tortu ruggine da lockdown: è secondo dietro Safo-Antwi

Filippo Tortu (ansa)
Il primatista italiano, dopo essersi imposto in batteria con il tempo di 10''28, a Rieti in finale cede al britannico-ghanese correndo in 10''31. Tamberi nell'alto salta 2,27. Bene Larissa Iapichino, che a Vittorio Veneto salta 6.57 confermando notevoli miglioramenti tecnici
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RIETI - Lo sprint non ammette lockdown, per ricominciare c’è bisogno di tempo, l’avvicinamento alla condizione top sarà lungo. E Filippo Tortu lo sa. A Rieti, nella Fastweb Cup, due volte sui blocchi, per la batteria e per la finale, il primatista italiano ha corso 10”28 nella prima e 10”31 nella seconda. Con due partenze buone ma prudenti, dato quasi scontato, a voler soprattutto scrollarsi di dosso la ruggine del tempo passato, il tempo recente, quello che nessuno avrebbe voluto vivere. Nella finale è stato anche preceduto dal britannico-ghanese Safo-Antwi (10”29). Non si correva molto. Il clima era stato inclemente sino alle 16: pioveva a dirotto e ad un certo punto, con la pista ancora bagnata, la temperatura era scesa sotto i 17 gradi. Poi il termometro è salito e verso le 19 si è rivisto il sole. Ma l’ideale per esprimere velocità è un altro, decisamente, meno umidità soprattutto. Detto q…
RIETI - Lo sprint non ammette lockdown, per ricominciare c’è bisogno di tempo, l’avvicinamento alla condizione top sarà lungo. E Filippo Tortu lo sa. A Rieti, nella Fastweb Cup, due volte sui blocchi, per la batteria e per la finale, il primatista italiano ha corso 10”28 nella prima e 10”31 nella seconda. Con due partenze buone ma prudenti, dato quasi scontato, a voler soprattutto scrollarsi di dosso la ruggine del tempo passato, il tempo recente, quello che nessuno avrebbe voluto vivere. Nella finale è stato anche preceduto dal britannico-ghanese Safo-Antwi (10”29). Non si correva molto. Il clima era stato inclemente sino alle 16: pioveva a dirotto e ad un certo punto, con la pista ancora bagnata, la temperatura era scesa sotto i 17 gradi. Poi il termometro è salito e verso le 19 si è rivisto il sole. Ma l’ideale per esprimere velocità è un altro, decisamente, meno umidità soprattutto. Detto questo Tortu non è parso brillantissimo. Ma si poteva chiederlo? La gara è la gara. Tortu non correva un 100 dalla finale di Doha. E quando manca, la gara si sente anche più di quando c’è.

Stesso discorso per lo sparo. Per quanta simulazione si possa fare in allenamento, lo sparo dello starter è lo sparo dello starter. E qualcosa si perde sempre, se manca un po’ di consuetudine (inevitabile se la prima gara arriva il 4 di luglio). Tortu sembra aver ben recepito l'accelerazione più “infilata” ma non ha ancora strutturato la capacità di sfruttarla appieno. E forse in batteria ha consumato un po’ troppo (anche se da fuori poteva sembrare che avesse “gestito”), forse non ha aspettato abbastanza a rialzarsi nella finale, quando negli ultimi metri è parso leggermente vuoto. Ma va bene così. In fondo Filippo non è uno da 9”80, o quantomeno non ancora. Però quando si parla di lui ci si aspetta sempre che vada sotto i 10”, che si muova a colpi di primati personali. In sostanza: correre due volte i 100 a distanza di un’ora e mezza uno dall’altro, dopo tanto tempo, non è semplice.

Il miglior “crono” della manifestazione è sicuramente la doppia prestazione di Davide Re, primatista italiano dei 400, che si allena proprio a Rieti agli ordini di Chiara Milardi (un cognome leggendario per l’atletica della città laziale), che si è voluto ripresentare all’aperto nelle due gare veloci, 100 e 200, per affinare la propria di velocità, in ottica 400. Ed è stato notevole: 10”47 nei 100 e soprattutto 20”69 nei 200, entrambi suoi personali. Ottimo e confortante test per capire quanto sia possibile, in futuro, auspicabilmente presto, smussare il suo record di 44”77. Gianmarco Tamberi nel salto in alto si ferma 2,27, fornendo comunque un'ottima impressione e sfiorando i 2,31. Ma eccellente anche il “doppio” 12”93 di Luminosa Bogliolo nei 100 hs, in batteria e in finale. Il ritorno di Andrew Howe nel lungo si è chiuso con un discreto 7,66. 

Decisamente migliore, a Vittorio Veneto, il ritorno in pedana di Larissa Iapichino, che ha saltato 6,57 dimostrando ulteriori miglioramenti tecnici in fase di volo (splendida la chiusura), e nella velocità in entrata, al momento dello stacco dall’asse di battuta. Il suo risultato è il 6° del ranking mondiale (anche se tale valutazione scade se contiamo che si è gareggiato pochissimo): ma resta una misura importantissima, ad appena 7 centimetri dal suo personale. Tortu tornerà in pista nei 100 a Savona il prossimo 16 luglio.