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L'apertura di Valente (M5S): "Ora è necessario riaprire gli stadi"

Simone Valente 
L'ex sottosegretario, responsabile allo sport dei 5Stelle sulla riforma dello sport: "Mischiate le carte rispetto al cuore della legge, così c'è disorientamento e un eccesso di delega da parte di Spadafora. Sport e Salute è stata svuotata delle sue competenze, troppo potere al Coni"
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Un ruolo centrale nella ripresa del campionato italiano, mediando tra federcalcio e governo. Simone Valente, ex sottosegretario del primo governo Conte e responsabile allo sport del Movimento 5 Stelle, oggi è impegnato in un'altra partita: il testo di riforma dello sport del quale si sta occupando il ministro Spadafora. Un testo che per molti versi ha stravolto i termini della riforma avviata quasi due anni fa proprio da Valente insieme all'ex sottosegretario leghista Giorgetti.
Valente, è soddisfatto della ripresa del campionato?
"Sì, ma ora dobbiamo pensare a una riapertura degli stadi, mantenendo sempre il distanziamento sociale. E' più che mai necessario. Anche con capienza ridotta o molto ridotta, e grande attenzione ai flussi di entrata e di uscita. Molti club hanno già avanzato proposte: si potrebbe già sperimentare in stadi più piccoli, con capienze più piccoli, magari in serie inferiori: il calcio non trasmette tutte le sue emozioni senza il pubblico".
Eppure il ministro Spadafora era parso molto contrario, si è spiegato il motivo? Anche mettendo in apparente contrasto la ripresa del calcio con l'attività delle palestre. Perché secondo lei?
"Penso che ci sia stata molta prudenza. Però come ho detto, alla fine abbiamo fatto la scelta migliore, interpretando in quel momento il pensiero di tantissime società e presidenti, delle Leghe, della Federcalcio e di averlo portato nelle sedi giuste. A Spadafora ma anche, anzi soprattutto, al Premier Conte".
A proposito di Spadafora: domani lo incontrerà per discutere della riforma dello sport. Obiezioni al testo?
"Sport e Salute doveva essere il centro, il cuore dello sport di base. Ma si sono mischiate molto le carte. Non c'è più ordine, c'è disorientamento. Sono quasi due anni che è stato fatto il primo atto di riforma, è il momento di chiuderla. Questa è una legge delega: il parlamento si è già espresso chiaramente, ora va attuata. E non va sforato il perimetro con questioni che divergono o che non sono previste. Domani al ministro proporrò delle modifiche al testo da portare in approvazione".

Quali, in particolare?
"Doveva definire i criteri di distribuzione dei fondi agli organismi sportivi, alle federazione agli Enti di Promozione, alle Discipline Sportive Associate  e occuparsi dello sport di base. Nella bozza che ci è stata inviata invece, Sport e Salute viene molto svuotata delle sue competenze, in favore da una parte del dipartimento sport del governo, dall'altra del Coni. Infatti al Coni vengono date competenze che in realtà non c'entrano con quello che prevedeva la delega, come l'organizzazione e il potenziamento dello sport, il riconoscimento della personalità giuridica e il registro Coni, ossia il registro di federazioni e tesserati dello sport. E' stato immaginatro un assetto parecchio diverso rispetto allo spirito della riforma".
Tra l'altro nei fatti avrà anche una gestione marginale dei fondi per lo sport.
"Sì, i criteri di distribuzione dei soldi allo sport dovevano essere in capo a Sport e Salute, oggi invece sono prerogativa del dipartimento. Ma l'autorità di governo deve stabilire gli obiettivi che si vogliono raggiungere, poi i criteri era Sport e Salute che doveva definirli. Il secondo punto critico riguarda la rimoludazione dei fondi destinati a Coni e a federazioni sportive. Nella bozza infatti si prevede che il governo, peraltro con uno strumento discutibile come un proprio decreto ministeriale, possa rimodulare ogni volta i fondi destinati allo sport italiano. Qui si rischia di essere in balia del governo o dipartimento di turno che rimodula a proprio piacere i fondi. La riforma prevedeva fondi certi e la rimodulazione solo in fase di prima attuazione".
Ritiene che ci sia stato un eccesso di delega?
"Sicuramente sì. Se si pensa al dipartimento e alle competenze maggiori che vengono date al Coni, quando si doveva occupare solo di preparazione olimpica, sicuramente si è andati fuori dal perimetro. L'ordine - Coni da una parte, Sport e Salute dall'altra - serviva per far avere punti di riferimento chiari agli organismi sportivi. Se moltiplichiamo le competenze, si ha difficoltà a capire quale sia il punto di riferimento e questo incide sull'attività di molte associazioni sportive e molti giovani".
Nel testo ha fatto già discutere il limite dei mandati, che impedirebbe a molti presidenti delle fedreazioni sportive di ricandidarsi.
"Io sono in disaccordo con la strategia adottata dal ministro. Per una questione di metodo e di tempistiche: sarebbe stato diverso annunciare mesi fa questa modifica sui mandati e non così a ridosso del rinnovo degli organi federali. Così si rischia che la Legge delega entri in vigore addirittura dopo che alcuni vertici federali sono stati rieletti. Dando vita a una pioggia di ricorsi. Inoltre, trovo scontato che il limite dei mandati non debba essere cumulabile tra presidente e componente di organi federali. Problema che può accentuarsi negli organi territoriali, perché serve tempo per creare una nuova classe dirigente. La battaglia sacrosanta che prevede un ricambio generazionale, rischia così di assorbire tutto il dibattito, facendo perdere l'attenzione dalle cose davvero importanti".

E il limite dei mandati del Coni?
"A differenza dei rinnovi federali le elezioni del Coni sono l'anno prossimo".
Quindi se ne può parlare?
"Trovo molto corretto al fine di non accentrare il potere su una sola persona ed evitare i conflitti di interesse, prevedere che chi fa parte di un ente di diritto privato di controllo pubblico non possa far parte di un ente pubblico come appunto il Coni. E' un'incompatibilità prevista tra l'altro nella bozza del decreto".
Il tema dell'incompatibilità riguarda anche i vertici di federazioni che abbiano incarichi pubblici, magari addirittura in parlamento.
"Sì, se sono legislatore e devo andare a decidere sui finanziamenti ad alcuni organismi federali, e sto sia da una parte che dall'altra può essere molto inopportuno".
A proposito di federazioni: il basket fatica a fissare un protocollo per la ripresa del campionato, che dovrebbe ripartire il 27 settembre. Crede sarebbe stato diverso se avesse seguito l'esempio del calcio ad aprile anziché dare per finito il campionato molto prima di capire l'evoluzione dei contagi?
"Non entro nella scelta, era difficile capire le proiezioni dei contagi del virus ad aprile. Il basket sta certamente passando un momento difficile, come Lega e i singoli club, come anche nei settori giovanili e nello sviluppo del movimento cestistico. Serve un aiuto concreto, l'introduzione di un credito d'imposta per le società, per ridurre i costi. Ma va soprattutto ripensata totalmente la base della pallacanestro: peraltro è uno sport che mi sta a cuore, vengo da quel mondo lì".
E il credito d'imposta è una misura sufficiente a salvare un movimento in stallo?
"L'approccio assistenziale comprensibile a inizio pandemia deve essere sostituito con un approccio più strumentale. Le società devono essere certe che ogni anno ci sia uno sgravio fiscale, un aiuto in loro favore e soprattutto in favore degli imprenditori, che hanno già tantissime difficoltà a operare nel loro settore, ma che potrebbero essere incentivati a investire nello sport e quindi nel territorio, perché se un imprenditore investe nello sport, fa sviluppare un movimento che può fare solo bene a tutto il mondo sportivo. Ma qui oltre al credito d'imposta è centrale il tema delle infrastrutture. Oltre gli stadi, c'è il tema dei palazzetti, vero freno allo sviluppo della pallacanestro, ma vale anche della pallavolo. E di tanti altri sport. Il tema dei palazzetti è centrale".
Esiste un censimento degli impianti? Per capire dove investire, dove realizzarne.
"E' stato avviato da anni. Ma più importante è capire quali sono le realtà dove ci sono comuni disposti a trovare accordi col privato per riqualificare i palazzetti: magari con concessioni più prolungate a fronte di investimenti importanti dei privati. In questo si deve inserire lo Stato che deve destinare risorse a fondo perduto a questo fine".
In Italia si parla da anni di costruire nuovi stadi per far ripartire l'economia del mondo sportivo.
"Sono stato contattato da Palazzo Chigi per fornire la mia opinione e mi sono attivato. Partendo dalla Legge Melandri, è da lì che bisogna partire per capire che se si parla di società sportive professionistiche non è più attuale, perché non bisogna pensare solo alla pratica sportiva, ma a tutti gli asset su cui può investire una società: lo stadio è uno di questi asset, strategico perché se non hai stadi o palazzetti all'avanguardia è impossibile essere alla pari con altri competitor internazionali. Ma serve piena collaborazione tra amministrazioni comunali e la società privata che vuole investire".
Questo nella teoria. Nella pratica da dove si comincia?
"Abbiamo esempi di stadi realizzati da cui prendere esperienza per capire dove migliorare, snellire. Tenendo fermo il punto della cementificazione fine a se stessa. Se io Stato ti chiedo di non cementificare, di non aumentare le cubature non destinate ad attività sportiva, è ovvio che si devono trovare altri escamotage per la sostenibilità dei costi, come ad esempio concessioni più lunghe o agevolazioni sui contributi diretti, abbettendo le spese di urbanizzazione a carico del privato".
Un esempio è lo stadio della Roma, con l'iter bloccato da anni.
"Accolgo favorevolmente l'apertura del Campidoglio. Posso dire che la vicenda deve arrivare al termine perché è un investimento importante per la comunità e per la città".
Lei citava la legge Melandri: avete idea di intervenire anche sulla questione dei diritti tv?
"Seguo la questione della Lega Calcio, sia in materia di strategia, dove trovo molto importante il maggior senso di unità con la Federcalcio, sia in materia di diritti tv. Seguirò con attenzione l'iter per l'assegnazione in autunno, e sono convinto che la politica debba essere un interlocutore interessato al dialogo. Ma aspettiamo l'iter e i passaggi in corso".
Metterete mano alla ormai superata legge Melandri?
"Non abbiamo elaborato proposte specifiche. Per i diritti tv non sono previsti interventi per quanto riguarda il testo di riforma dello sport, non c'è un margine nella delega".
Quali sono i temi che più le stanno a cuore, di quel testo?
"Sicuramente sul lavoro sportivo credo si sia fatto un enorme passo avanti. Poi c'è il tema della sostenibilità economica, quindi degli incentivi fiscali alle società, e il riconoscimento del laureato in scienze motorie come figura centrale".
C'è stato tumulto nella maggioranza di governo però sull'introduzione dei laureati in scienze motorie nell'educazione primaria.
"Con la ministra dell'istruzione Azzolina c'è piena collaborazione, ma dobbiamo separare i discorsi. Il tema della scuola ha un testo di legge in discussione al Senato. Mentre nel dibattito c'era un tema totalmente assente, ossia il chinesiologo".
Prego?
"Chinesiologo, ossia il laureato in scienze motorie. E' il principale professionista che si occupa dell'esercizio fisico e delle attività fisiche preventive e adattate. Deve essere previsto un impiego nelle strutture sanitarie, perché in equipe con altre figure può dare un grande contributo. Qui serve una sinergia piena tra il ministero della Salute e dello Sport con investimenti forti in questa figura. E' una figura come lo psicologo, il chiropratico, l'osteopata, a cui ci siamo abituati: la richiesta ci viene da tante strutture sanitarie che hanno un bisogno assoluto di questa figura".
Un elemento invece ancora mancante nel testo?
"Non si è affrontato il tema della conflittualità e la sovrapposizione tra gli Enti di promozione sportiva e le federazioni sportive: se non risolvi questo problema non risolvi il problema dello sport di base. L'ente deve fare promozione, avvicinando anche i giovani che non hanno abilità particolari. La federazione invece cresce i nostri giovani nell'ottica dell'alto livello, per arrivare fino all'olimpismo. Sono asset completamente diversi".
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