Sport

Nuoto, quando il collegiale diventa una "prigione"

Gabriele Detti in isolamento a Livigno 
A Livigno 17 positivi al virus, tra atleti e tecnici. E il raduno diventa una specie di incubo che forse poteva essere evitato
2 minuti di lettura
S'erano riuniti per un collegiale, saliti fin su per le montagne per nuotare in pace. Sono finiti a vedersi con le videochiamate e fare indigestione di serie tv. Questa è, in estrema sintesi, la giornata di una ventina nuotatori convocati a Livigno per prepararsi in altura verso la stagione che li condurrà a Tokyo (2020, o 2021. Chiamatela come vi pare). 
Il tutto mentre a Roma il capo della Fin, Paolo Barelli, protesta in nome e per conto dei circoli sportivi contro la chiusura decisa dal governo. E intanto 17 dei suoi atleti top finiscono nelle reti del Covid, senza che la Fin sia stata capace di prevenire. La lista è lunga: i primi positivi al virus sono risultati Simone Sabbioni, Alice Mizzau e il tecnico Luca Corsetti. Poi è toccato a Gabriele Detti e Simona Quadarella, Federico Burdisso, Martina Caramignoli, Marco De Tullio, Stefano Di Cola, Sara Gailli, Edoardo Giorgetti, Matteo Lamberti, Alessio Proietti Colonna. Mercoledì non hanno superato il test Mattia Zuin, il tecnico Simone Palombi e il fisioterapista Stefano Amirante. Infine Stefano Morini, il coach di Detti. Si sono salvati solo Johannes Calloni, i tecnici Christian Minotti e Germano Proietti, ed il preparatore atletico Marco Lancissi. 
Da Roma hanno fatto tornare di corsa il direttore tecnico, Cesare Butini, già a Livigno la prima settimana. Oggi le scene sono queste: c'è chi si parla attraverso i balconi, chi va al supermercato, chi si arrangia come può. Il giorno-chiave sarà il terzo tampone di martedì prossimo. Perché al 21° giorno di quarantena senza sintomi, anche chi risultasse ancora positivo potrebbe lasciare comunque l'isolamento. E le conseguenze? Dal punto di vista strettamente sportivo questo stop annulla i primi due mesi di allenamenti e gli Assoluti invernali di dicembre, che qualificano per l'Olimpiade, sono una chimera. "Se ci sarà bisogno creeremo la Bolla azzurra" ha detto ieri il dt Butini. Forse c'era bisogno, forse andava creata prima. Forse avrebbe dovuto, il presidente della Federnuoto Barelli, informarsi meglio prima di tuonare contro il governo e Spadafora, essere sicuro di quello che accadeva in casa sua. Perché, parole sempre del dt Butini, "prima la bolla era impossibile, l'hotel non era a uso esclusivo del gruppo dei nuotatori". Complimenti. Quindi prendersela con il povero Lorenzo Marugo (uno dei dottori), come hanno fatto i vertici della federazione, ha solo il sapore di trovare un capro espiatorio di fronte alla brutta figura, sostanziale e mediatica. Ovvio che il Covid non si può prevedere, ma è trasparente come le condizioni di base, quelle organizzative, non abbiano avuto un protocollo perfetto, se alla fine i contagiati sono 17. In proporzione si può considerare la piscina di Budapest, dove è in corso l'International swimming league, una Bolla perfetta.
A Livigno c'è chi la presa con l'ironia, come il livornese Detti che ha postato sui social: "quarantine mood: qui ancora tutto bene, step by step". O come la Quadarella, che l'ha presa con romana rassegnazione: "Doveva andare così". Ma, in questo isolamento c'è anche chi cerca un messaggio, vuole capire la lezione: una sorta di legge del contrappasso, o di Murphy? Si scelga come si vuole. Resta viva la domanda chiave, cruciale: alla fine, in quali condizioni di sicurezza sanitaria si allenano gli atleti della Federazione di Paolo Barelli (rieletto peraltro nelle scorse settimane al sesto mandato)?
I commenti dei lettori