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Magnesi esulta a campione del mondo (foto Roberto Palma) 

Boxe, Magnesi riporta un mondiale in Italia

Il superpiuma conquista a Fondi il titolo Ibo battendo Kinigamazi: dal 2016 nessun pugile italiano ci era riuscito, e dal 2009 non si combatteva per una cintura iridata sui nostri ring

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Undici anni e sette mesi. Quattro anni e cinque mesi. Periodi in cui lo scorrere del tempo sembrava non avere mai fine. Li ha cristallizzati con un terrificante gancio destro Michael Magnesi, che alla quinta ripresa ha spento la luce a Patrick Kinigamazi riconquistando per l’Italia un titolo di campione del mondo, quello dei superpiuma nella versione Ibo. Non una delle quattro sigle più pregiate, corretto dirlo, ma lo stesso Magnesi in sede di avvicinamento del match aveva portato interessanti argomenti a contrario, parlando di una cintura in passato detenuta da Mike Tyson e nel presente da un campione in voga come Anthony Joshua.

L'ultimo mondiale nel 2009

In Italia non si disputava un match valido per il titolo mondiale dal maggio del 2009: pareggio a Roma tra Giacobbe Fragomeni e Krzysztof Wlodarczyk. Tanto di cappello quindi all’organizzatore Davide Buccioni con la sua BBT. E un italiano non scendeva dal ring con la corona iridata da quando Giovanni De Carolis (a bordo ring in veste di commentatore televisivo) nel luglio del 2016 aveva difeso il titolo Wba dei supermedi in Germania resistendo sul pari all’assalto del tedesco Tyron Zeuge. Insomma, una boccata d’ossigeno per un movimento pugilistico italiano che comunque inizia a rivedere la luce in fondo al tunnel.
Magnesi ha appena sferrato il gancio destro decisivo: l'avversario accusa visibilmente (foto Roberto Palma) 

Unica concessione allo show: la maschera da lupo

Pugni nel deserto. Potrebbe essere il titolo della serata, dettato dall’assenza del pubblico al Palasport di Fondi per l’emergenza Covid. Un ambiente riscaldato solo dai colpi dei contendenti e dai consigli degli addetti ai lavori, situazione atipica per i pugili ma della quale Magnesi non ha risentito. Non una sorpresa, trattandosi di antidivo che non ama fare spettacolo fuori dal ring (unica concessione l'ingresso con la maschera del lupo) e parlare della sua vita privata. Il ring, il ring e ancora il ring. Vuole essere giudicato per quello che fa sul quadrato e non per altri dettagli.
Il momento della resa (foto Roberto Palma) 

L'avversario fuggito dal Ruanda

E il giudizio della notte finora più importante della sua carriera è da dieci è lode. Patrick Kinigamazi non è era un cliente facile. Lo diceva la sua storia, sul ring e fuori: 37 anni i cui primi 15 passati in Ruanda, cacciato dalla sua terra dall’orrore del genocidio. Si è ricostruito la vita in Svizzera, è arrivato alla sfida di vertice. Non ce l’ha fatta perché ha trovato un avversario più giovane e forte di lui. Match monotematico ma non per questo meno spettacolare. Magnesi lo ha interpretato alla sua maniera. Ritmo ossessivo e colpi corti. Il suo avversario ha cercato di replicare con la stessa moneta, ma la velocità di esecuzione ha fatto la differenza. Già nel terzo round kinigamazi ha assaggiato il tappeto su un destro corto. Il preludio di ciò che sarebbe successo due round più tardi. Lo svizzero del Ruanda si é rialzato, ma l'arbitro ha saggiamente posto fine al match.

Gli altri match

Belli anche i sottoclou. Citiamo la convincente prestazione di Damiano Falcinelli, che ha dominato il brasiliano Idiozan Matos imponendosi sotto il profilo della potenza: due conteggi nel secondo round e l'epilogo nel terzo, con l'arbitro che ha decretato il kot. Per il pugile della BBT si prospetta ora la sfida al titolo italiano. Ha destato ottima impressione il supergallo albanese-romano Muhamet Qamili, che al secondo match da pro ha battuto in sei riprese Alex Ferramosca. Incontro equlibrato ed a fasi alterne, il più bello della serata.
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